La dinastia dei “Min” e il “Mito” di Francesca (Pascale)

12 luglio 2014 ore 4:28, Lucia Bigozzi
La dinastia dei “Min” e il “Mito” di Francesca (Pascale)
Min come Minzolini, Min come Mineo. Cambiano i nomi, gli scranni senatoriali, ma il risultato è lo stesso: no al Senato dei consiglieri regionali. Una bella grana per il Cav che con Renzi ha rinsaldato il patto del Nazareno e strappato un sì di massima sul presidenzialismo; una bella grana per Renzi che di riunione in riunione sta cercando l’olio giusto per non far inceppare la macchina delle riforme, sulle quali si gioca la faccia (politica).
Min (copyright Renzi) come “mine” bipartisan? In Commissione l’accordo c’è e il testo Boschi esce con una larga maggioranza, nonostante i paletti della Lega, ma il gioco vero si giocherà dalla prossima settimana in Aula dove contano, al di là dei patti e delle indicazioni dei partiti che pure sono importanti, i voti dei singoli senatori. La fronda forzista sale a 22 senatori e mercoledì il Richelieu-Verdini ha avuto il suo bel da fare per curare i maldipancia interni, quelli di chi non vuole “morire renziano”. Come andrà a finire lo sapremo solo vivendo (per parafrasare il mitico Battisti), certo è che la colonnina del termometro parlamentare resta fissa sul rosso. Il dilemma dei malpancisti è: votare no significherebbe sconfessare il leader del partito e la parola data al premier, confermata in ogni modo e in ogni dove, compreso alla cena di found raising organizzata dalla fedelissima Maria Rosaria Rossi, senatrice e tesoriere unico del partito. Berlusconi sa che il patto non può essere messo a rischio dai “Min” di turno e si appresta ad attraversare una settimana particolarmente impegnativa, non priva di preoccupazioni considerata l’imminente sentenza sul processo Ruby. Condividere da protagonista il pacchetto-riforme con il premier è la chiave per restare al centro del campo politico seppur dall’opposizione e “condizionare” la linea di un Renzi sempre più forte di consensi e di senatori-migranti da un gruppo parlamentare all’altro (vedi caso Sel). Eppoi c’è lei, Francesca Pascale. Compagna del ‘capo’ ma esponente politica che in queste ultime settimane ha mostrato un attivismo particolarmente intenso sul fronte dei diritti gay. Come annunciato e promesso, a Napoli ha partecipato con Cecchi Paone a un dibattito dell’Arcigay e sottoscritto la tessera dell’associazione: un atto formale che sancisce l’apertura peraltro non nuova di Berlusconi sulle unioni civili (come già accaduto ai temi dei Didore). Mossa che nel partito ha destato nuovi maldipancia specie dalle parti di Gasparri e Malan che temono l’effetto boomerang, in particolare tra l’elettorato cattolico. Nelle conversazioni con Intelligonews hanno criticato l’idea di un’apertura tout court intravedendo il rischio di un primo passo verso le nozze gay e le adozioni, nonostante le reiterate rassicurazioni di Berlusconi. Come andrà a finire? E’ presto per dirlo e del resto il tema non pare sia in testa alle priorità di un partito impegnato nell’avvio di una fase nuova e che vuol porsi come primo federatore di un centrodestra ri-unito. In questo senso non è passata inosservata la firma di Giovanni Toti, consigliere politico di Berlusconi ed europarlamentare, sul documento di FdI per le primarie di coalizione. Un primo passo. Certo è che di carne al fuoco ce n’è tanta e il rischio che l’arrosto finisca in fumo è verosimile. Spetterà ancora una volta a Berlusconi, rinsaldare le file un po’ sfilacciate del suo partito e tornare a suonare la carica.
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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