Olivero (Scelta Civica): «Larghe intese con i politici di buona volontà. Meglio con Renzi»

12 marzo 2013 ore 13:51, Alessandra Mori
Olivero (Scelta Civica): «Larghe intese con i politici di buona volontà. Meglio con Renzi»
«Un accordo tra politici di buona volontà, al di là dei partiti. Coscienti di quanto sia difficile, ma convinti che sia l’unica strada per tentare di cambiare le regole. Andare ad elezioni oggi è impensabile, è il tempo di governare insieme con programmi riformisti». Andrea Olivero, neoeletto senatore nella lista con Monti per l’Italia, piemontese, cattolico laico di peso, già presidente nazionale delle Acli, ne è convinto. Tra i papabili a capogruppo dei senatori di Scelta Civica.
«È il tempo di capirsi e governare con programmi riformisti», spiega. Stallo istituzionale in corso, schieramenti ingessati e allora perché non provare con le larghe intese, al timone gli uomini migliori per salvare il Paese, fa intendere Olivero. Pontiere illustre Mario Monti, che sta sondando da giorni il terreno. E Renzi è stato tra i primi ad essere ascoltato. Perciò tutto lo scenario è aperto, con un Pd riformista. Nel momento cruciale Scelta Civica potrebbe diventare l’ago della bilancia, spostandosi verso il Pd renziano? «Questo dipende molto da quello che il Pd andrà scegliendo nelle prossime settimane. Perché credo in realtà che la nostra scelta sia e debba rimanere rigorosamente riformista. Nella misura in cui il Pd fosse intenzionato davvero ad andare su questa linea rappresentata da Matteo Renzi, ma anche verso uno spostamento del partito sulle posizioni riformiste che il sindaco di Firenze aveva presentato durante le primarie, è chiaro che ci sarebbe una maggiore vicinanza con noi e una possibilità di collaborazione molto più forte». Quindi lei auspica che ci sia uno spostamento da Bersani a Renzi… «Spero ci sia una scelta riformista da parte del Pd e devo dir la verità mi dispiace che non avvenga un analogo passaggio nel Pd». Perché? «Vede, quello di cui avremmo necessità in questa fase è proprio un emergere dei riformisti all’interno delle diverse coalizioni. Solo in questo modo si potrebbe superare quella impasse così lampante ed evitare che l’elettorato si divida in più forze nel cosiddetto bipolarismo, fallito clamorosamente. Occorre ritrovare la possibilità di governare insieme non sulla base delle grandi alleanze precostituite, ma su programmi riformisti portati avanti da persone che ci credono pur provenendo da culture politiche diverse. Siamo ampiamente nel post ideologico, gli elettori ce lo hanno detto con forza, i cittadini che votavano la sinistra hanno scelto Grillo, altri hanno agito liberamente». Dialogo allora. Lei ne è fautore? «Sì, è questo quel che bisogna cercare di fare emergere». E dunque larghe intese? «Larghe intese non tanto tra le forze politiche esistenti quanto tra coloro all’interno di queste che oggi si rendono conto che occorre maggiore responsabilità e della necessità di uscire allo scoperto assumendosi il rischio del cambiare il Paese». Larghe intese non tra partiti esistenti e allora tra chi? «Dico questo perché in realtà sappiamo perfettamente che il Pdl di Berlusconi non uscirà dagli schemi del politichese». Insisto. Come attuarle, di nuovo tra tecnici? «Certamente con un tasso tecnico alto ma tra politici che hanno il coraggio di cambiare. Questo parlamento è stato rinnovato in amplissima parte e oggi va fatto un appello a tutti i deputati e senatori perché si sentano vincolati, come detta la Costituzione, a servire il Paese, non a garantire solo il loro futuro politico». Quindi non un governo del presidente… «Il governo che verrà dovrà certo seguire ancora una volta le indicazioni del presidente, cardine prezioso anche in questa occasione. Ma non potrà limitarsi ad essere tale poiché ha la necessità di avere le maggioranze in parlamento». Voi di Scelta Civica state presentando un appello ai politici di buona volontà? «Noi lo abbiamo fatto fin dall’inizio della campagna elettorale, oggi lo ribadiremo con forza. Crediamo che andare ad elezioni senza attuare un tentativo per governare e senza cambiare le regole sia tradire il mandato affidato agli italiani. E allora spazio a larghe intese tra politici di buona volontà, al di là dei partiti. Coscienti di quanto sia difficile, ma unica strada per il rinnovamento». Al di là delle parole, quali le mosse della diplomazia per attivare il piano? «Stiamo dialogando con tutti coloro con cui abbiamo già consolidato rapporti. Non stiamo facendo trattative e accordi segreti. Ripetiamo che occorre abbassare i toni da ogni lato, non riprendere la campagna elettorale come qualcuno sta già facendo, ma provare a vedere se su alcune grandi questioni si possa trovare l’intesa». Chi sono gli interlocutori che Scelta Civica ritiene validi? «Basta vedere gli ultimi incontri che il presidente Monti ha avuto per capire che il tentativo di un confronto serio con tutti è in corso». Tra gli incontri svolti c’è quello con Renzi. «Certamente Renzi. Ma Monti ha incontrato anche Bersani, avrebbe ricevuto lo stesso Berlusconi se non fosse subentrato il problema di salute del Cavaliere». Monti pontiere illustre tra le diverse anime... «Cerca di trovare tra le diverse forze politiche un’ipotesi di ragionamento utile. Non è necessario avere un governo a tutti i costi e non è che qualsiasi formazione può andar bene, però è indispensabile rendersi conto che almeno ora le regole vanno cambiate. Ed è un punto determinante per noi». Lei chi ha sentito in questi giorni? «Nessuna figura di vertice, ma diversi parlamentari con i quali ho avuto relazioni negli anni passati. Non sto qui a dir nomi per non mettere in difficoltà nessuno». Qual è un punto di contatto tra la formazione montiana e lo schema renziano? «La forte svolta riformista che Renzi aveva presentato durante le primarie e punti di unione programmatici evidenti. Non è un caso che il senatore Ichino, che ha scritto il programma economico di Renzi, sia oggi senatore di Scelta Civica».
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