Pd e grillini si "esplorano". Parola chiave: corresponsabilità

12 marzo 2013 ore 14:03, Lucia Bigozzi
Pd e grillini si 'esplorano'. Parola chiave: corresponsabilità
Tavolo istituzionale: a confronto i tre moschettieri di Bersani e gli emissari grillini.  Il risultato del primo faccia a faccia sta in una parola-chiave: corresponsabilità. La prudenza è d'obbligo di questi tempi, ma è un fatto che non sia ancora muro contro muro tra le due forze politiche. Dai grillini ai pidiellini: in serata summit con la delegazione di via dell'Umiltà, mentre contatti sono in corso anche con gli esponenti di Scelta Civica. Infine, giovedì il vertice con la Lega.
CAFFE' BOLLENTE. Caffè con tentativo di sbrogliare la doppia matassa: presidenti di Camera e Senato, commissioni parlamentari. Zanda, Calipari e Zoggia cominciano dai cinquestelle, per poi allargare a Pdl, Scelta Civica e Sel. Ma nel primo faccia a faccia con Roberta Lombardi, il senatore Marco Scibona e un terzo parlamentare per ora non rivelato, sarà difficile svicolare dal tema finanziamento pubblico ai partiti. Sul capo di Bersani pesa la spada di Grillo e pure quella di Renzi che la pensano allo stesso modo. LA STRETTOIA DI BERSANI. Il segretario “si è cacciato in un cul de sac”, commenta amaro un esponente piddino. Perché c’è un doppio fronte da fronteggiare: da un lato Grillo e il suo “Bersani firma qui”; dall’altro Renzi che conferma la linea delle primarie e, per paradosso, si trasforma in ‘pontiere’ non incaricato nella complessa trattativa a cinquestelle. Gli ambasciatori ufficiali ci proveranno nel pomeriggio ma già mettono le mani avanti: “incarico di natura ricognitiva, utile solo a conoscere la posizione degli altri gruppi rispetto alle nomine”, dice Zanda. SOLDI AI PARTITI. A Largo del Nazareno l’aut aut di Grillo viene letto come l’ennesimo tentativo di minare l’unità del partito. E la controlettura che molti parlamentari offrono è che la crociata del comico-politico è “tutta fuffa” perché “per accedere ai finanziamenti e dunque per decidere di rifiutarli ci vuole l’atto costitutivo del partito e lo statuto (come prevede l’articolo 5 della legge 96 del 2012 sulla riduzione dei contributi ai partiti) che vanno trasmessi alle presidenze di Palazzo Madama e Montecitorio. Cosa che i Cinquestelle non hanno e dunque di che stiamo parlando?”. Si minimizza per parare il colpo a effetto di fronte all’opinione pubblica che di soldi ai partiti non vuole più sentir parlare. Il punto, però, è un altro: la stessa sollecitazione al Pd arriva dall’interno e si canalizza nelle parole di Renzi che sul tema ci ha fatto buona parte della sua campagna per le primarie. Oggi ripresenta il conto alla segreteria Pd e lo fa da una posizione di maggiore forza dopo ‘il non abbiamo vinto ma siamo arrivati primi’ di bersaniana memoria. TRATTATIVA COL PDL. La disponibilità al dialogo non significa accordo su scala proporzionale per le nomine istituzionali e di commissione. Così il Pdl che medita la linea aventiniana, come suggeriscono i falchi. L’orientamento che sta emergendo è: trattiamo su un accordo complessivo che, necessariamente, dovrà passare anche dall’elezione del presidente della Repubblica. I tre moschettieri di Bersani hanno già preso contatti anche con le altre forze politiche ma per i faccia a faccia ufficiali bisognerà aspettare la nomina dei rispettivi capigruppo. COLOMBE PD E COLOMBE PDL. Se si sta ai desiderata – trasversali – dei sostenitori di un governo istituzionale o del presidente o di unità nazionale, l’ideale sarebbe avere come interlocutori politici disposti a ragionare nell’interesse del paese, più che secondo le convenienze politiche. Dalle parti del Pd sarebbe ben apprezzata l’ipotesi di un ticket Lupi (Camera) - Quagliariello (Senato): entrambi moderati, classificati tra le colombe berlusconiane, renderebbero l’approccio più pragmatico e meno ideologico. Anche se i rumors di Palazzo danno in pole l'ex ministro Renato Brunetta alla guida dei deputati Pdl. Tra il dire e il fare…c’è di mezzo non solo Silvio, ma soprattutto Beppe.
autore / Lucia Bigozzi
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