Anselmi (pres. Ansa): «Grillo? Fa bene anche quando non ci parla, ma se continua...»

12 marzo 2013 ore 14:01, Francesca Siciliano
Anselmi (pres. Ansa): «Grillo? Fa bene anche quando non ci parla, ma se continua...»
E' diplomatico. Non cade nella banalità, non incensa Grillo né lo “uccide”. Giulio Anselmi, presidente dell'Ansa e della Federazione nazionale stampa italiana, intervistato da IntelligoNews va dritto al punto: «L'atteggiamento di Grillo nei confronti della stampa? Non mi sembra antidemocratico». Nonostante gli insulti? Grillo non vuole la stampa nazionale. Ma la stampa vuole Grillo? «La stampa vuole tutto quello che succede perché lo deve raccontare. Se poi un soggetto è più o meno simpatico, quello dipende dalla linea editoriale del giornale. Ma l'informazione, nel suo complesso, deve stare attenta a tutto, e Grillo e il suo movimento sono il fenomeno politico più rilevante e più condizionante della vita politica e sociale di oggi. È ovvio che vada osservato». Ma è giusto dargli così tanta importanza visti anche gli insulti che rivolge alla categoria? «Questo è un eterno dilemma. Ce lo chiediamo oggi per quelle notizie considerate scandalistiche, e ce lo ponemmo allora sul piano politico, per quel che ha riguardato la Lega. Partito che agli albori sembrava volesse cambiare il Paese, aveva un atteggiamento critico nei confronti dei media. I quali comunque se ne interessarono approfonditamente. Anche in quel caso si parlò di attenzione eccessiva. Il discorso della troppa attenzione mediatica è come quello della domanda e dell'offerta: è il mercato che la determina, in base al livello di interesse». E il mettersi a correre dietro Grillo e i grillini? «Questo mi sembra eccessivo». Ma è giusto per un giornalista “offendersi” se un grillino non vuole rilasciare dichiarazioni? «Non è mica obbligatorio rispondere alle domande. Sappiamo bene, e senza ipocrisia, che una grande quantità di leader politici hanno rifiutato interviste o presenze nei talk-show di giornalisti poco simpatici nei confronti del proprio schieramento, preferendo interlocutori più comodi. Su questo tema distinguerei: per un leader democratico, che ha un ruolo rilevante, è logico dover parlare di sé e dare le informazioni che vengono richieste ai cittadini e al Paese. Per una forma di rispetto: non tanto per i giornalisti, quanto per l'opinione pubblica, che ha diritto all'informazione. Non informare, in questo senso, corrisponde a un atteggiamento critico nei confronti della democrazia». C'è democrazia nel MoVimento 5 Stelle? «Il fatto che ci sia qualcuno che parli per tutti è una forma di democrazia guidata. Ma non possiamo negare che in una fase iniziale di apprendimento della politica e del lavoro istituzionale (da parte dei neoeletti che probabilmente hanno altre qualità nei rispettivi ambiti, ma sono digiuni sul questo “nuovo” terreno) è giusto che siano in pochi a veicolare l'informazione. Proprio per evitare la confusione. Cosa già successa in passato in altri partiti e movimenti: non mi sembra giusto considerare questa di Grillo una assoluta particolarità». Allergia nei confronti della stampa: quanto è dettata dalla paura dell'inesperienza della propria classe dirigente, quanto è un marchio distintivo di  non-comunicazione? «È una tattica, questo è indubbio. È un classico, è la strategia del “mi si nota di più se ci sono o se non ci sono?”. Lui ritiene di non voler usare la tv, preferendo web e piazze, per comparire solo quando lo ritiene opportuno e utile ai suoi fini». E questo non va considerato antidemocratico, soprattutto per chi non usa il web? «Sinceramente non mi sento di dire che sia necessariamente antidemocratico, almeno per il momento. È chiaro che se passato il momento iniziale continuerà a non voler interagire con i media utilizzando il criterio dominante di non consentire ai deputati eletti di esprimersi sarebbe fastidioso. Non può esserci per sempre un capo che parla per tutti». Nel lungo periodo il personaggio Grillo sarà rilevante al pari di Berlusconi? Ci troveremo a inseguire la sua cuoca, il suo autista... «Chi può dirlo. Dipenderà molto dalla sua capacità di avere rapporti con l'opinione pubblica. Se in maniera diretta o mediata, questo lo deciderà lui. Sicuramente Grillo corre un rischio: trasmettendo ai cittadini l'idea di sembrare interessato esclusivamente all'andamento e al successo del movimento, piuttosto che all'interesse del Paese (continuando a rifiutare qualsiasi governo o qualsiasi forma di gestione del paese, ritenendo più vantaggioso andare avanti con la politica del “tanto peggio-tanto meglio”), genererà diffidenza agli occhi dei cittadini e dell'opinione pubblica». Minaccia di colpire duramente l'informazione; festeggiò per i 70 quotidiani a rischio chiusura. Il contraccolpo sui giornali, all'attivo delle suo proposte, sarebbe forte? «Lui ha una strategia che articola attraverso moltissime tattiche. E la parola chiave sta nel differenziarsi, soprattutto nel rapporto con i media, spesso troppo asfissianti verso la politica. Il suo stile è quello di preoccupare, di essere minaccioso: è consapevole che in questo momento tutta l'informazione, cartacea e televisiva, attraversa un momento di difficoltà. E lui gli stringe la garrota attorno al collo per condizionarli il più possibile: atteggiamento, questo, tipico della politica. A mio avviso i giornali devono essere aiutati ad attraversare questa fase critica del passaggio graduale della carta ad internet». Come? «I finanziamenti all'editoria dovrebbero essere precisi, ma di breve durata: se i giornali vivessero per sempre, o comunque per un lungo periodo, a carico dei cittadini non sarebbe né sensato né giusto». Prezzolati, pretoriani dell'informazione, servi di partito: questi sono solo alcuni degli insulti di Grillo ai giornalisti. In più aggiunge: «sbranano pubblicamente ogni simpatizzante del M5S». Il giornalismo è davvero così riduttivo? «Questi sono insulti contestualizzati in una polemica e in una politica molto aggressiva, che si aggiunge e fomenta l'opinione pubblica, già non particolarmente favorevole a giornali e giornalisti. C'è un attacco generalizzato, fuori misura e privo di senso, questo è vero. Ma sappiamo bene che editori, giornali e giornalisti hanno le loro responsabilità. Se il grillismo sarà l'occasione per fare autocritica non fine a sé stessa, ma a vantaggio di un continuo migliorarsi... ben venga!».      
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