Bruzzone: «Baby prostituzione? Politica ha trasmesso quest'immagine. Bene Paolini via dalle scatole»

12 novembre 2013 ore 14:04, intelligo
Bruzzone: «Baby prostituzione? Politica ha trasmesso quest'immagine. Bene Paolini via dalle scatole»
«Lancio proposta shock: non solo Paolini, mostrateceli tutti» di Claudia Farallo «Non è che sia molto difficile capire che c’è stata un’intera classe politica che ci ha restituito questo tipo di immagine sociale, in cui alla fine era tutto tollerato, anche i festini con le minorenni, all’interno di un sistema in cui di fatto si spartiscono soldi e interessi dei più biechi. Il risultato quale pensavate che potesse essere?». Non ha dubbi Roberta Bruzzone, esperta in scienze forensi e nota criminologa intervistata da IntelligoNews, sulle cause della baby prostituzione. E lancia la proposta shock: «Mi piacerebbe che tutti gli abusatori venissero indicati, magari, in un sito pubblico e facilmente accessibile, per nome, cognome e faccia, in modo tale da poter identificare quelli che sono davvero dei mostri». E su Paolini ironizza: «Probabilmente per un po’ ce lo siamo levato dalle scatole». Questa notte Paolini è stato arrestato con l’accusa di induzione e sfruttamento della prostituzione minorile... «Probabilmente per un po’ ce lo siamo levato dalle scatole. Del resto, uno che dà significato alla sua vita disturbando il lavoro altrui non mi desta particolari simpatie, né tantomeno atteggiamenti di solidarietà. È chiaro che se le accuse si dimostreranno corrette, come non abbiamo motivo di dubitare, lo attende un triste e lungo destino giudiziario». Questa notizia ha riportato alta l’attenzione sul fenomeno dell’abuso minorile. «Sta scoperchiando un vaso di pandora che noi addetti ai lavori conosciamo già da molti anni. Non ci stupisce né il tipo di cose che stanno emergendo, né l’ampiezza del fenomeno. Finalmente se ne parla. C’è stata un’evoluzione nel fenomeno negli ultimi anni? «Sicuramente la rete ha agevolato molto gli adescatori, i soggetti interessati a entrare in contatto con minori. Attraverso la rete, infatti, riescono a farlo molto spesso in maniera indisturbata. Sono degli ottimi manipolatori, ed è molto più facile di quanto si pensi ottenere la disponibilità, anche sessuale, di un minore». Siamo abituati a concepire l’abuso sul minore come ‘mero’ abuso, mentre spesso ci troviamo di fronte a vera e propria prostituzione. «Sì, purtroppo c’è un ritorno economico che si spinge ben oltre la ricarica del cellulare. Mi sento, a questo punto, di farmi portavoce di una proposta sicuramente scioccante, che indubbiamente politicamente non è di quelle più morigerate. Credo sia giusto riservare anche agli altri lo stesso destino di Paolini, il cui nome e la cui faccia sono stati chiaramente mostrati in relazione a questa tipologia di reati. Mi piacerebbe che tutti gli abusatori venissero indicati, magari, in un sito pubblico e facilmente accessibile, per nome, cognome e faccia, in modo tale da poter identificare quelli che sono davvero dei mostri. Purtroppo, molto spesso, dei mostri della porta accanto». Come possiamo interpretare il fatto che spesso questi minori non vengono da famiglie bisognose, ma benestanti? «Purtroppo è la testimonianza di questo sistema improntato alla mercificazione di qualsiasi cosa pur di ottenere l’oggetto di moda, l’ultima griffe o l’ultima evoluzione tecnologica. Non è un problema che riguarda le fasce meno abbienti: ormai è una corsa a possedere quello che si ritiene necessario per avere un certo tipo di status sociale. E molto spesso anche i genitori di famiglie con un buon reddito economico non danno ai figli un libero accesso a questo tipo di oggetti o spese folli. Insomma, non è più un problema di bisogni, concreti e materiali, ma di sete di status symbol per vivere all’interno di una società sempre più competitiva, in cui se non hai tutto all’ultima moda non esisti. È completamente improntata a quello che puoi mostrare, non a quello che sei». Quali sono le cause e quali le soluzioni al problema? «Se uno si fa un viaggio negli ultimi 25-30 anni di storia italiana, non è che cade dal pero. Mi sembra evidente che stiamo assistendo all’ultima evoluzione maligna di un sistema che ha portato in maniera piuttosto evidente in quella direzione. Quando distruggi quello che non è commercializzabile e pieghi qualunque valore alla disponibilità di denaro, emerge il furbo, quello che è finito in televisione o comunque guadagna soldi facili. È come dire: puoi fare tutto, l’importante è che non lo sappia nessuno e che tu possa trarre il massimo vantaggio. La soluzione sarebbe, banalmente, riscoprire alcuni valori fondanti, come quello del rispetto in primis per se stesso e poi naturalmente per gli altri. Una cosa che, mi sembra di capire, sia passata di moda da molti anni». Potrebbe servire una normativa più specifica? «Già oggi le sanzioni per questa tipologia di reati sono molto severe, non abbiamo da questo punto di vista una lacuna normativa. Non credo che sia un problema di inasprire le pene o di prevederne alcune specifiche. Si tratta di tornare a far ritenere aberrante questo tipo di comportamento. Questo è un problema un po’ più difficile, la cui soluzione non è semplicemente quella di punire». Quindi non solo verso gli adulti ma anche verso i minori? «Assolutamente sì. Se il minore respira un clima relazionale e modelli che non funzionano, non è che poi si può pensare che vada a fare altro: seguirà quelli che ritiene siano modelli efficaci di vita. E il parametro principale sono i soldi e un uso abbastanza spregiudicato del proprio corpo, soprattutto femminile. Non è che sia molto difficile capire che c’è stata un’intera classe politica che ci ha restituito questo tipo di immagine sociale, in cui alla fine era tutto tollerato, anche i festini con le minorenni, all’interno di un sistema in cui di fatto si spartiscono soldi e interessi dei più biechi. Il risultato quale pensavate che potesse essere?»
autore / intelligo
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