Marcon (Sel): «La mia battaglia contro la portaerei Cavour: 2 miliardi per marketing militare?»

12 novembre 2013 ore 14:26, intelligo
Marcon (Sel): «La mia battaglia contro la portaerei Cavour: 2 miliardi per marketing militare?»
di Andrea De Angelis «Il Trattato Onu sulle armi prevede espressamente il divieto di venderne a Paesi che violano i diritti umani: c'è dunque una contraddizione rispetto alle leggi, ma anche un vulnus di carattere etico sul ruolo che l'Italia è chiamata ad avere». Così Giulio Marcon, deputato di Sel, commenta la imminente partenza della portaerei Cavour su IntelligoNews, sulla quale il suo partito ha appena presentato un'interrogazione parlamentare. Marcon non ha dubbi sullo scopo della missione: «Una portaerei costata due miliardi e mezzo di euro, che dovrebbe servire per missioni umanitarie, è pronta ad essere utilizzata per una operazione di marketing lunga cinque mesi: un indicatore chiaro di quanto questa portaerei sia utile alle nostre Forze Armate...». Per l'esponente di Sel è in gioco il ruolo dell'Italia sulla scena internazionale: «Siccome le armi sono usate nelle guerre, dovremmo eliminare il più possibile questo tipo di produzioni evitando di fare marketing sulla pelle delle popolazioni... anche per non esporre l'Italia a un ruolo contrario alla Costituzione». La portaerei Cavour partirà domani per quella che è stata definita nella vostra interrogazione una crociera di cinque mesi volta ad esportare il made in Italy nel Golfo Arabico e in Africa. Parliamo di Paesi che vanno dal Qatar al Kuwait, dal Sudafrica al Marocco, con Sel che ne ha chiesto l'annullamento. Ci spiega il motivo? «Una portaerei, che dovrebbe servire per missioni umanitarie, pronta ad essere utilizzata per una operazione di marketing lunga cinque mesi, è già un indicatore di quanto questa portaerei sia utile alle nostre Forze Armate... Ricordo che per realizzare la portaerei Cavour, oggi utilizzata per crociere commerciali, sono stati spesi due miliardi e mezzo di euro. Vi è poi una questione di merito: l'opera di promozione riguarderà prevalentemente i prodotti della nostra industria militare. Forse bisognerebbe investire invece nella riconversione di questa industria, vista la situazione di crisi così grave, anziché alimentarla... Si usino questi 20 milioni necessari alla crociera per ristrutturare, ad esempio, le scuole o per interventi mirati sul territorio».
Marcon (Sel): «La mia battaglia contro la portaerei Cavour: 2 miliardi per marketing militare?»
Marcon (Sel): «La mia battaglia contro la portaerei Cavour: 2 miliardi per marketing militare?»
Anche perché questo è il Paese dello scandalo della Terra dei Fuochi, dei tassi record di disoccupazione, insomma un'Italia alla quale non mancano di certo emergenze sulle quali investire risorse. Come spiegare ai cittadini la spesa di 20 milioni?
«La cifra di 20 milioni andrà verificata, per noi probabilmente è anche più alta, di certo sono soldi che potrebbero servire per ben altre operazioni, questo è chiaro a tutti». Due terzi dei costi, quindi circa 14 milioni, saranno in realtà pagati dagli sponsor... «Questa commistione tra attività di carattere pubblico e aziende private desta qualche sospetto. Molte delle scelte fatte in questi anni rispetto agli investimenti dell'industria militare sono infatti inquinate da interessi di carattere privatistico. Essendo scelte che, come noto, attengono alla politica pubblica, e in particolare al sistema della Difesa, vorremmo che l'interesse privato restasse fuori». Oltre all'aspetto economico, c'è anche un risvolto etico, perché i prodotti militari verranno portati anche in Paesi dove sono in atto dei conflitti. Altro che operazioni di pace: stiamo andando a vendere le armi a chi è già in guerra? «Questo è l'altro aspetto: noi andiamo a fare operazioni di marketing in Paesi che violano i diritti umani, dimenticando le leggi che pongono su questo paletti specifici. Ricordo inoltre che è stato appena ratificato il Trattato Onu sulle armi che prevede espressamente il divieto di venderne a questi Paesi. C'è dunque contraddizione rispetto alle leggi, ma anche un vulnus di carattere etico sul ruolo che il nostro Paese è chiamato ad avere: alimentare nuove guerre o evitare che le guerre ci siano? Siccome le armi sono usate nelle guerre, dovremmo eliminare il più possibile questo tipo di produzioni evitando di fare marketing sulla pelle delle popolazioni». Che risultato sperate di ottenere con l'interrogazione? Oltre a chiedere il Governo se ha dato l'assenso su una simile operazione, avete altri obiettivi? «La speranza è che la missione non parta, anche se ormai siamo agli sgoccioli visto che l'inizio è previsto per domani (13 novembre, ndr), dunque la speranza è ridotta al lumicino. L'auspicio è che con questa denuncia non si ripetano più missioni di questo tipo, anche per non esporre l'Italia a un ruolo che secondo noi è contrario alla Costituzione».  
autore / intelligo
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