Formigoni: «Se rumors confermati, falchi hanno già deciso scissione»

12 novembre 2013 ore 16:34, intelligo
Formigoni: «Se rumors confermati, falchi hanno già deciso scissione»
di Claudia Farallo «Gira voce che ci sarà soltanto la relazione di Berlusconi, non ci sarà nessun dibattito e verrà posta ai voti soltanto la mozione preparata dai falchi». Roberto Formigoni, senatore Pdl, rivela a IntelligoNews dei rumors sul Consiglio nazionale che, se confermati, farebbero saltare in aria ogni possibile trattativa interna al Pdl: «Non voglio che si ripeta quello che successe il 1° ottobre, quando all’incontro dei gruppi parlamentari di Camera e Senato parlò Berlusconi, dopo di che Cicchitto chiese la parola e non gli fu data. Se il Consiglio nazionale dovesse essere questo, allora sarebbero loro a volere la scissione». Sull’editoriale di Belpietro: «Mi arrenderò soltanto la serata di sabato». E sulla legge elettorale: «Il bipolarismo certamente è tra i punti fermi. Sul voto di preferenza, personalmente ritengo che debba essere obbligatorio. Nel mio partito ci sono altri che hanno un parere un po’ più sfumato». Sembra prendere sempre più corpo fra gli innovatori l’ipotesi di non andare al Consiglio nazionale. Lo conferma? «Sono sempre dell’idea che al Consiglio nazionale convenga andare. Noi non vogliamo la spaccatura, semmai temo che siano gli altri a volerla. Ma attenzione: purtroppo nell’Ordine del giorno del Consiglio nazionale non c’è scritto il punto “dibattito” e, anzi, gira voce che ci sarà soltanto la relazione di Berlusconi, non ci sarà nessun dibattito e verrà posta ai voti soltanto la mozione preparata dai falchi. È chiaro che, se queste notizie vengono confermate, non siamo noi che non vogliamo andare al Consiglio nazionale, ma sono loro che hanno deciso, da subito, di fare la scissione e di organizzarsi una cosa totalmente a loro misura».  Crede che ci siano speranze di ricucire lo strappo? «Non so se ci sono, ma dobbiamo utilizzare tutti gli spazi a disposizione, perché non vogliamo la rottura. L’ho già detto in altre occasioni: abbiamo lanciato l’offensiva del ragionamento. Abbiamo delle ragioni molto forti a sostegno della nostra posizione e vogliamo che tutto il partito le possa ascoltare, comprendere e, mi auguro, condividere. Comunque mi auguro che, nel partito, ci si confronti su idee e su ipotesi e poi, liberamente, si voti. Queste idee non riguardano soltanto la questione del governo, ma anche la struttura del futuro partito. Vogliamo che sia democratico, che riconosca la leadership di Berlusconi ma che, al di sotto, tutti gli incarichi siano decisi dal territorio, sulla base di un confronto fra gli iscritti e, quindi, non siano decisi dall’alto. Sono questioni importantissime. Vogliamo che su queste ci si confronti e che poi vinca il migliore». Facciamo un passo in avanti. In caso di scissione scatterebbe la questione del nome e del simbolo del partito… «Non ne voglio neanche discutere di queste cose, perché io fino a sabato sono e sarò impegnato a lavorare non per la scissione ma per l’unità. Un dibattito forte, in un partito che dimostra di essere maturo e di sapersi confrontare con ipotesi diverse e tutte legittime. Perché io non mi straccio le vesti di fronte alle posizioni espresse dai falchi e dalle pitonesse. Sono posizioni politiche legittime. Bene, le voglio discutere. Io ho un’altra idea e voglio avere la possibilità di presentarla, sostenerla e difenderla. Dopo di che, la platea degli 820 consiglieri nazionali voterà. Quindi fino a sabato non sono disposto a parlare d’altro». Quindi non condivide l’opinione di Belpietro, che oggi inziava con ‘Mi arrendo’ un editoriale dal titolo ‘Il centrodestra corre diviso verso un’inevitabile sconfitta’. «A differenza di Belpietro, visto che sono un protagonista e Belpietro un osservatore, voglio avere la coscienza a posto e quindi voglio sfruttare fino in fondo, fino all’ultimo minuto, tutti gli spazi di confronto autentici, dove ci sono. Mi arrenderò soltanto la serata di sabato. Mi auguro, però, che venga detto oggi con chiarezza che al Consiglio nazionale si dibatte e poi si mettono ai voti le mozioni che sono state presentate. Non voglio che si ripeta quello che successe il 1° ottobre, quando all’incontro dei gruppi parlamentari di Camera e Senato parlò Berlusconi, dopo di che Cicchitto chiese la parola e non gli fu data. Se il Consiglio nazionale dovesse essere questo, allora sarebbero loro a volere la scissione, addirittura contraddicendo la storia dei nostri Consigli nazionali e delle nostre direzioni, in cui si è sempre discusso». Il Pdl ha presentato un emendamento alla Legge di stabilità che ha fatto molto discutere, su Tuc e vendita delle concessioni balneari. Lo ritiene efficace? «Come Popolo delle libertà abbiamo presentato circa 800 emendamenti. Gli obiettivi, come abbiamo sempre detto, sono due: primo, abbassare la pressione fiscale soprattutto sulle famiglie e, secondo, dare più risorse al lavoro. Quindi gli emendamenti vanno visti nel loro complesso. Quelli che mi ha detto sono emendamenti importanti, che abbiamo condiviso. Ma non è che ci impicchiamo all’uno o all’altro». Ha colpito molto la questione della vendita delle spiagge, o meglio delle concessioni balneari. «Hanno chiarito che non è la vendita delle spiagge. Sono concessioni che già hanno la durata di 40, 50 o 99 anni e per alcune di queste si potrebbe pensare a una concessione definitiva. Non è la vendita di spiagge e del demanio, ma di alcuni terreni adiacenti alle spiagge». Potrebbe essere una soluzione efficace? «In questo momento in cui, giustamente, si tratta di trovare risorse perché la manovra deve essere a saldo zero, abbiamo fatto diverse proposte. Ne cito due. Primo, la rivalutazione delle quote di partecipazione in Bankitalia, per cui possono saltar fuori anche 10 miliardi di euro, quindi molto di più che non le concessioni balneari. Secondo, portare a termine gli accordi con la Svizzera per il rientro di capitali in Italia, che potrebbe valere diversi miliardi di euro. Inoltre la Legge di stabilità prevede la vendita del patrimonio pubblico per 500 milioni all’anno, per cui possiamo arrivare a 10-12 miliardi all’anno. Questi sono tre modi per reperire risorse, da spendere poi per abbassare la pressione fiscale e favorire il lavoro. I terreni di cui abbiamo parlato sono una delle forme per reperire risorse». Di Maio ha lanciato una provocazione sulla legge elettorale: "Si cuciranno anche stavolta il vestito su misura. Stanno solo aspettando di capire in quanti sono" e sostiene che non sia ancora chiara la scelta del bipolarismo o quella sulle preferenze. «Per carità (ride). Di Maio ritiene di fare opposizione sparando una volta al giorno contro la maggioranza. La legge elettorale sarà discussa al Parlamento, ma è chiaro che la maggioranza ha il dovere di fare una proposta. Noi vogliamo superare il Porcellum a favore di una legge che garantisca il meglio possibile la governabilità. La maggioranza si sta confrontando al suo interno su una legge di questo tipo e, quando avremo raggiunto un accordo, lo proporremo al Parlamento e sentiremo anche il parere degli altri». Ci sono dei punti fermi, come bipolarismo e preferenze? «Il bipolarismo certamente è tra i punti fermi. Sul voto di preferenza, personalmente ritengo che debba essere obbligatorio. Per me la preferenza è il modo migliore per dare la possibilità al cittadino di scegliere. Nel mio partito ci sono altri che hanno un parere un po’ più sfumato. Si sta lavorando».
autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...