Donati (Pd): “C’è chi vuole afflosciare le primarie per giochi di potere. Premiership Letta-Renzi: sbagliato aprire ora il dossier"

12 novembre 2013 ore 16:25, Lucia Bigozzi
Donati (Pd): “C’è chi vuole afflosciare le primarie per giochi di potere. Premiership Letta-Renzi: sbagliato aprire ora il dossier'
"Un errore cambiare le regole in corsa. C’è chi vuole depotenziare le primarie ma non sarà così”. Il Pd “deve aprirsi, includere e non escludere: il progetto di Renzi cammina nel solco dell’Ulivo di Prodi e del partito di Veltroni. Indietro non si torna”. Marco Donati, parlamentare renziano ammette che nella guerra delle tessere e del congresso ci sia chi remi contro un confronto aperto e voglia penalizzare la corsa del sindaco-rottamatore dato in vantaggio su Cuperlo. Nell’intervista a Intelligonews mette a confronto due visioni di partito e indica dove sta il vecchio e dove il nuovo. E sulla premiership di Letta...
Onorevole Donati, Prodi non rinnova la tessera e non partecipa alle primarie. Chi era il destinatario del messaggio del Prof? «Ritengo che Prodi sia perfettamente consapevole delle motivazioni per le quali una parte dei parlamentari dem – i famosi 101 – non lo hanno votato per l'elezione al Quirinale. Ne sono consapevoli anche gli esponenti del partito a lui vicino come la sua portavoce Sandra Zampa che ha vissuto momenti assurdi in parlamento. Per questo, credo che Prodi abbia voluto lasciare un messaggio a coloro che ritiene responsabili di quel passaggio. Oggi, legittimamente, preferisce tenersi fuori dall’ agone politico ma la sua scelta rappresenta una perdita incredibile per il partito». Sandro Gozi nell’intervista a Intelligonews ha confermato che i prodiani eletti in parlamento stanno con Renzi perché in lui c’è la continuità con il Pd del 2007. E’ così? «La cifra dell’Ulivo era inclusione. Quell’ esperienza è stata di fatto l’embrione del Pd e ha segnato la stagione della ricerca dell’unità tra i riformismi della sinistra. In quel percorso stava anche la visione di partito di Veltroni e chi ha dato fiducia a quel modello, oggi si ritrova nel partito che Renzi vuole rinnovare e rilanciare seppure con le dovute differenze rispetto al passato dovute alla repentina trasformazione della società e del contesto nazionale e internazionale di questi ultimi anni. Il partito a vocazione maggioritaria, aperto e plurale è il Pd di Renzi». Sospeso il tesseramento. Per i renziani è una penalizzazione? «Il punto è un altro: i meccanismi di gestione del congresso. Noi abbiamo sempre sostenuto che avremmo dovuto votare subito per le primarie e successivamente svolgere i congressi locali. Considero un errore incredibile anche il fatto di aver voluto stabilire una sorta di divieto di correlazione tra i segretari provinciali e le mozioni nazionali, penalizzando di fatto un confronto, legittimo, tra due modelli diversi di partito». Ce li descriva. «Da un lato c’è l’idea e la volontà di fare del Pd un partito aperto, a vocazione maggioritaria, ben piantato in bipolarismo forte che ovviamente necessita di miglioramenti, e in un contesto di riforme istituzionali finalizzate a garantire governabilità agli esecutivi riformisti in cui il centrosinistra detti l’agenda. Dall’ altro c’è la tendenza al gioco delle alleanze, alla rivendicazione di un partito identitario e come tale meno aperto all’esterno. Il non aver consentito nei congressi provinciali un confronto aperto su questo è a mio avviso un grande errore perché sembra quasi un tentativo di mostrare i muscoli e stabilire con una sorta di prova di forza chi è più bravo tra i sostenitori di Cuperlo e quelli di Renzi. C’è chi vorrebbe afflosciare le primarie per logiche di equilibri interni». È verosimile che i cuperliani possano guadagnare il ‘controllo’ del congresso e dunque depotenziare la possibile vittoria di Renzi? «Credo di no. A prescindere dai casi isolati di numeri eccessivi di tessere che ovviamente vanno sanzionati severamente, penso che gli iscritti andranno a votare alle primarie secondo la loro coscienza, esprimendo un voto personale prima ancora che di appartenenza a un partito. Certamente la platea degli iscritti sarà inferiore a quella degli elettori ma le primarie che rappresentano uno strumento partecipativo formidabile restano un’occasione straordinaria per scegliere il segretario. Non nascondo che episodi quali i casi di tesseramento non corretto e le regole cambiate in corso, possono in qualche modo incidere sulla partecipazione e se c’è qualcuno che aveva questo interesse in parte c’è riuscito. Tuttavia non credo che la forza delle primarie venga meno. Sono convinto che l’appuntamento dell’8 dicembre debba rappresentare una festa della democrazia, non certo una resa dei conti». Epifani, di fatto, ha candidato Letta a Palazzo Chigi: è uno stop a Renzi sulla futura premiership? «Al di là delle opinioni, tutte legittime, il dato oggettivo è che oggi non si può mettere in relazione il congresso e la futura premiership. Letta governa, è un autorevole esponente del Pd e ha una maggioranza parlamentare , compreso il suo partito, che lo sostiene. Epifani ha espresso la sua opinione che credo vada nella direzione di rafforzare il ruolo del presidente del Consiglio. Tuttavia, le due cose rispetto a Renzi non sono in relazione in questa fase specifica. Forse l’aver voluto specificare come ha fatto Epifani a congresso aperto a mio avviso non era proprio così necessario ma se ha ritenuto di farlo avrà avuto le sue ragioni». I detrattori di Renzi rilevano una contraddizione: il sindaco-rottamatore solo un anno fa voleva rottamare gli stessi che oggi lo sostengono alle primarie. Cosa risponde? «Penso che non si possa impedire a dirigenti o iscritti di sostenere Renzi attraverso primarie aperte. Aggiungo: non è Renzi a doversi giustificare, bensì i dirigenti che un anno fa la pensavano diversamente e oggi condividono il programma e la visione di Matteo. Mi sarei preoccupato se a sostenere Renzi fossero stati personaggi equivoci o espulsi dal partito. Evidentemente se oggi determinati dirigenti hanno cambiato opinione, significa che in questo anno il messaggio di Renzi sul rinnovamento del Pd è passato e che la loro scelta iniziale forse non era così giusta». Legge di stabilità: via la trise, arriva il tuc dice il Pdl. C’è da aspettarsi il valzer delle tasse in parlamento? «Legge stabilità contiene assunti importanti: no a nuove tasse e impegno a limitare la spesa corrente e a non fare nuovo debito. Scelte importanti compiute da Letta in una fase delicatissima per il paese. Certamente, occorre un po’ più di coraggio sui tagli alla spesa e alcune scelte potevano essere più incisive come sul cuneo fiscale e il costo del lavoro, ma anche sugli aiuti alle imprese per rimettere in moto la crescita. La legge adesso sarà all’esame del parlamento e ci saranno le condizioni per migliorarla nell’ interesse degli italiani. Quanto agli annunci del Pd come quello sul Tuc, staremo a vedere: ogni giorno c’è un annuncio e una smentita». L’esito del consiglio nazionale del Pdl dove si preannuncia la ratifica della rottura tra alfaniani-governativi e lealisti la berlusconiani può condizionare la stabilità delle larghe intese e in che modo? «Finchè non si riesce a capire chi e quanti sono i sostenitori di Alfano e quelli di Berlusconi è difficile fare previsioni sugli effetti negli equilibri della maggioranza parlamentare. In questi giorni abbiamo assistito a capovolgimenti di fronte e penso che da qui a sabato molte cose potrebbero ancora accadere».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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