Adinolfi: “Letta ha cento giorni per restare in piedi… temo di più le dimissioni di Napolitano”

12 settembre 2013 ore 13:44, Lucia Bigozzi
Adinolfi: “Letta ha cento giorni per restare in piedi… temo di più le dimissioni di Napolitano”
“E’ caccia aperta ai senatori ballerini”. “Al voto vince chi scommette sui 29 milioni di over 35”.  “La strettoia di Letta sono cento giorni e 158 senatori pronti a sostenerlo. Se riesce a mangiare il panettone può governare fino al 2015”.
Mario Adinolfi, ex deputato Pd, giornalista e analista politico controcorrente, alza il velo sulle ore concitate nel Palazzo e sul lavorìo dei partiti e dei singoli parlamentari al piano B-maggioranza alternativa. A Intelligonews svela il dietro le quinte della politica in decadenza e individua un orizzonte nuovo tra il Berlusconi non candidabile e il Pd aggregato attorno a Renzi. Adinolfi, nel Palazzo c’è un clima da ultimi giorni di Pompei. Un’accelerazione verso lo showdwon? «Devono decidere se aprire la crisi o no. Nodo determinante per i destini politici dei partiti e i destini individuali dei parlamentari. In queste ore ci sono lavori in corso per recuperare parlamentari eventualmente disponibili a sostenere un governo che prescinda dalla presenza di Berlusconi come socio di maggioranza». Ma i numeri ci sono, specie al Senato? «Il punto è verificare quanti sono i senatori a lavorare su questo terreno. E’ un lavoro che significa anche misurazione degli equilibri interni – falchi, colombe, pitonesse – per capire qual è la linea che deve prevalere. Se quelli che dicono rompiamo tutto e andiamo al voto o di coloro che dicono, attenzione se rompiamo tutti poi non sappiamo a cosa andiamo incontro. Poi c’è la dimensione individuale proiettata alla salvaguardia delle singole posizioni dei parlamentari. Si stima che siano una ventina i senatori ‘ballerini’. Tuttavia il problema è più vasto e riguarda la linea politica da adottare. Non è una questione da poco …» Spieghi perché. «C’è un’area compatta dentro il Pdl definiamola ‘filo-Napolitano’ che non vuole elezione anticipate e preme su Berlusconi per spiegargli che da un ritorno anticipato alle urne lui non ha nulla da guadagnare». La ‘convenienza’ politica e soprattutto elettorale per Berlusconi è fare una campagna elettorale di rottura giocata sui magistrati politicizzati e il Pd giustizialista. Non trova? «Se Berlusconi decide di aprire la crisi ma poi non ottiene le elezioni subito, non ha alcuna convenienza. Anzi, avrà un governo ostile, starà all’opposizione, senza neanche la possibilità di rifarsi elettoralmente. E a quel punto la crepa nel Pdl potrebbe allargarsi». Dunque Letta è destinato a durare? E in questo caso qual è la finestra temporale più verosimile per le elezioni? «Se Letta o la cosiddetta maggioranza-Napolitano riescono a mangiare il panettone, può arrivare al traguardo naturale del 2015 in modo abbastanza easy perché a quel punto non c’è difficoltà a spiegare al paese che c’è il semestre europeo di presidenza italiana dentro il quale non è possibile aprire un turno elettorale. Mettiamola così: per farcela, Letta deve trovare 158 senatori pronti a sostenerlo e durare cento giorni. Ma sono convinto che sarà molto difficile». Colpa delle larghe intese? «La condizione politica attuale è innaturale. Quando Letta dice che l’instabilità politica ci costa un miliardo e mezzo dice una cosa vera ma è insita nello schema di maggioranza che lo sostiene. Io, invece, sono molto preoccupato di un’unica cosa che sarebbe devastante per il Paese». Cosa? «Le dimissioni di Napolitano, un male per l’Italia più di quelle di Letta. L’idea di un parlamento balcanizzato che deve eleggere il presidente della Repubblica mi preoccupa molto». Ma se si andasse al voto subito con questa legge elettorale, lo scenario sarebbe lo stesso di oggi e la via obbligata sarebbe di nuovo un governo di larghe intese, a meno ovviamente dell’exploit di un partito che stravince. «Non ne sono convinto. Le due grandi novità davanti a noi sono un Berlusconi non candidabile e un Pd aggregato attorno a Renzi: in caso di voto anticipato, penso che questo quadro sia in grado di determinare equilibri diversi e anche un’ipotesi di Pd al governo: è sufficiente che la spunti in tre regioni a Camera e Senato». Decadenza: c’è quella di Berlusconi da senatore, ma c’è anche quella dei partiti: il Pdl orfano di un candidato premier forte e la classe dirigente del Pd destinata a scomparire con Renzi segretario. Cosa ne pensa? «Condivido. E’ la decadenza di una intera classe dirigente che ha governato per un ventennio, vale per il Pdl e per il Pd. Il problema vero è che dobbiamo fare in modo che non diventi la decadenza del Paese. Questa classe dirigente non ha dato enorme prova di sé; non si candideranno Berlusconi o Dell’Utri ma neanche la Bindi e la Finocchiaro, se sono veri gli assunti di Renzi. Ne sentiremo la mancanza? Io credo di no. Credo che una nuova classe dirigente messa alla prova sarà inevitabilmente meglio della destra e della sinistra degli ultimi vent’anni che ha governato portando il paese sul ciglio del burrone. E’ sempre difficile in politica dividere tra buoni e cattivi, ma il prodotto, il risultato che abbiamo davanti parla da solo». Renzi è il “buono”? «Non è il buono ma è il campione di una nuova generazione. L’unica scommessa valida per il futuro del Paese è sui 29 milioni di italiani nati dopo il ’70 e che finora non hanno contato niente».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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