Tares, tra caos e dubbi di incostituzionalità

13 aprile 2013 ore 10:31, Vincenzo Bassi
Tares, tra caos e dubbi di incostituzionalità
Che cosa è la Tares? Diciamo subito che anche gli studiosi di diritto tributario sono confusi. Infatti, da una parte, è sicuramente una tassa perché, come tutte le tasse, anche la Tares serve a remunerare un servizio pubblico; dall’altra, è un’imposta, perché oltre a remunerare un servizio pubblico, la Tares dovrebbe garantire allo Stato i mezzi per finanziare gli enti locali. Da questa confusione, sorgono dubbi non solo di opportunità fiscale ma anche di legittimità costituzionale, e per diverse ragioni.
Innanzitutto, la Tares - è giusto ricordalo - è calcolata sommando due voci: le componenti essenziali del servizio di gestione rifiuti e, in aggiunta, una maggiorazione pari a 0.30 euro per ogni metro quadro dell’immobile oggetto di tassazione. Proprio in relazione a tale maggiorazione, come per l’Imu, anche per la Tares, la base imponibile dipende dalla ampiezza dell’immobile. Altro aspetto di iniquità riguarda il fatto che, in linea di principio, la Tares aumenta con l’aumentare del numero dei figli. Ma non solo, forti dubbi sorgono più genericamente in merito alla stessa scelta del legislatore di individuare questo specifico strumento tributario. In altre parole, ha senso che (i) il servizio di gestione rifiuti sia finanziato solo da una tassa e che (i) il finanziamento dei servizi degli enti pubblici, cosiddetti indivisibili (manutenzione delle strade, illuminazione e così via) sia finanziato da un tributo collegato alla semplice detenzione di un immobile? La ragione di questi dubbi è legata al fatto che sia i servizi necessari indispensabili per tutti i cittadini sia i servizi generali cosiddetti indivisibili sono più equamente finanziati dalle imposte personali, perché a differenza dagli altri tributi, più facilmente possono essere calcolati sulla effettiva e reale capacità contributiva dei cittadini. Al contrario, la Tares colpisce tutti in modo uguale (fatta eccezione dei senzatetto), visto che la tassazione scatta in forza della detenzione e non della proprietà di un immobile. E quindi ricchi e poveri possono in teoria essere tassati allo stesso modo, e ciò che è più grave, le famiglie con figli - come visto - sono danneggiate. È come se la sanità fosse finanziata sulla base dell’ampiezza della casa. Il paragone è un po’ forte ma tiene, se solo si pensa che allo stesso modo della sanità, anche il servizio di gestione dei rifiuti è necessario e indispensabile per tutti. Anche alla luce di questi fatti, è innegabile che non solo i tributi statali non sono diminuiti, ma, rispetto al passato, sono aumentati quelli locali. E proprio la fiscalità locale, pensata originariamente come conseguenza del federalismo e, quindi, come uno strumento utile a diminuire gli sprechi e migliorare i servizi, oggi, anziché rendere il sistema fiscale più razionale ed equo, è una delle cause del suo imbarbarimento. Certo, è chiaro che il nostro governo è stato costretto a impostare una politica fiscale e di bilancio rigorosa per rispettare i parametri europei; tuttavia è proprio per questo che ora, per ridare una speranza a tutto un paese, occorre iniziare, subito, a fare pressioni per modificare le modalità di formazione degli attuali parametri finanziari, che sono la vera causa di tante iniquità.
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