La corsa al Colle come i ‘dieci piccoli indiani’?

13 aprile 2013 ore 10:29, intelligo
La corsa al Colle come i ‘dieci piccoli indiani’?
di Andrea Marcigliano. La corsa al Quirinale come i Dieci Piccoli Indiani di Agatha Christie? 
La corsa al Colle ricorda, ogni giorno di più, il più classico dei gialli inglesi scritto dalla più celebre, ed inquietante, autrice di thriller d’ogni tempo, l’indimenticabile Agatha Christie. In sostanza un gioco al massacro, una decimazione, in cui, uno alla volta, i nostri “piccoli indiani” con, più o meno motivate velleità quirinalizie, vengono fatti fuori nei modi più vari e fantasiosi. Delitti, certo, metaforici, quelli cui stiamo assistendo, o meglio assassini di immagini pubbliche ed ambizioni... ma non per questo la trama appare meno intricata, e sanguinosa, di quelle delineate un tempo dall’ottima Lady Agatha... Nelle ultime ore, il misterioso pugnale dell’Assassino ha colpito prima Massimo D’Alema - sotto forma, ormai usuale, dell’ennesima indagine giudiziaria che invade il campo politico - poi Romano Prodi, con, però, una variante narrativa più... beh, diciamo fantasiosa, anzi, meglio ancora, esotica, visto che ci trasporta verso terre lontane. Verso l’Asia Centrale ed i suoi “misteri”. A colpire, però, non è stato un sicario thug balzato fuori da un racconto di Salgari, né qualche misterioso cinese come nelle vecchie detective story di Charlie Chan; bensì il più diffuso, e popolare, fra i magazine tedeschi, Der Spiegel. Testata, per altro, notoriamente vicina alla Cdu di Angela Merkel, ed ancor più notoriamente famosa per i suoi costanti umori anti-italiani. Famose le sue copertine su “Spaghetti, mandolino & Mafia” o i suoi periodici inviti ai turisti teutonici a disertare il Bel Paese, in quanto terra inaffidabile e pericolosa. Ora, nell’ultimo numero, Der Spiegel ha tirato fuori dal cilindro un’inchiesta ove si accusa Romano Prodi di essere sul “libro paga” del Presidente del Kazakhstan Nursultan Nazarbayev, insieme, ad alcuni altri esponenti della “sinistra” europea, come l’ex premier britannico Tony Blair, l’ex cancelliere di Vienna Gusenbauer ed il suo collega tedesco Schröder, il già presidente della Polonia Aleksander Kwasniewski ecc.... Insomma in un’illustre brigata, collettivamente accusata dal cronista teutonico di “intelligenza” con quello che viene sommariamente definito il “dittatore kazako”. Notizia, ovviamente, subito rimbombata in Italia, in questo caso sulle pagine di “Libero”, dove evidentemente non è parso vero di poter utilizzare la stilettata del settimanale germanico per rendere più ardua la già non facile ascesa al Colle di Prodi. Ora, nessuna simpatia, da parte nostra per Romano Prodi, come d’altro canto per Massimo D’Alema. Anzi, ad essere sinceri, fino ad ora per nessuno dei “dieci piccoli indiani” (e più) che si stanno scannando per il Quirinale. Ci limitiamo ad osservare il dipanarsi delle trame con un certo distacco. Tuttavia non possiamo non fare due notazioni. In primo luogo, ci appare in linea di principio poco gradevole che a determinare la scelta del futuro Presidente della Repubblica Italiana possano essere degli agenti esterni. E questo sia che si tratti di interventi a gamba tesa attribuiti - a ragione o a torto - a qualche procura, sia (ed ancor più) che provengano dall’estero. Da quella Germania, soprattutto, che ha la pessima abitudine calvinista di fare la morale agli altri, e di non guardare a se stessa. Peggio ancora: di utilizzare un ostentato moralismo per coprire i propri, lucrosi, affari. Prendiamo il caso suscitato intorno a Prodi. Premesso che non vi sarebbe nulla da eccepire se, dopo aver deposto le sue cariche pubbliche italiane ed europee, il prof. Bolognese fosse stato, in talune occasioni, consulente per il Presidente Nazarbayev - che, per altro non è un “dittatore comunista”, bensì l’uomo che ha guidato il Kazakhstan fuori dalla crisi del periodo post-sovietico, verso forme di governo democratico, come riconosciuto dall’Ocse di cui proprio Nazarbayev ha, non più tardi di due anni fa, rivestito la Presidenza. La domanda che ci si dovrebbe fare, prima di dare risonanza a tali notizie, è, semplicemente: a chi giova? Ovvero, perché lo Spiegel ha tanto enfatizzato una non notizia? Non sarà, per caso, che, colpendo Prodi si vuole, in questo caso, colpire la politica dell’Eni e di Finmeccanica che in Kazakhstan hanno, notoriamente, ottimi contratti? Contratti che, certo, fanno molta gola ad aziende e gruppi tedeschi non nuovi ad approfittare delle crisi politiche italiane per sottrarre alle nostre importanti fette di mercato. Crisi politiche cui certi media germanici danno sempre un aiutino, trovando immediata, e poco avveduta, collaborazione sui nostri. E’ accaduto ieri con Berlusconi; oggi potrebbe ripetersi con il suo antico rivale...
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