Fondazione An: Alemanno vs Gasparri, ma tutti contro la Balena Bianca. Domani sfida definitiva

13 dicembre 2013 ore 11:01, Americo Mascarucci
Fondazione An: Alemanno vs Gasparri, ma tutti contro la Balena Bianca. Domani sfida definitiva
Saranno due le mozioni che si fronteggeranno sabato 14 dicembre nell'assemblea dei soci della Fondazione An (sempre che non venga rinviata all'ultimo minuto), nata per tutelare e conservare il patrimonio del partito in seguito alla confluenza nel Popolo della Libertà.
Da una parte Gianni Alemanno, Roberto Menia ed altri chiederanno di scongelare il simbolo partorito nel congresso di Fiuggi del gennaio 1995, per rimetterlo in campo già alle prossime elezioni europee; dall'altro l'ultra berlusconiano Maurizio Gasparri si opporrà al suo utilizzo per scopi elettorali e chiederà che i soldi disponibili nelle casse della Fondazione, vengano investiti nell'organizzazione di eventi rivolti ad omaggiare la memoria dei caduti della destra italiana durante gli anni di piombo. Roberto Menia intervistato da Il Tempo ha ammesso senza troppi giri di parole: "A noi interessa riavere il simbolo, gli altri si tengano pure la cassa con i soldi". Ma scongelare il simbolo, per i berlusconiani puri alla Gasparri e Matteoli o per i diversamente berlusconiani modello Augello, significherebbe dare la possibilità a Storace, Alemanno, Menia, Poli Bortone e soci di mettere in piedi una lista concorrente alle elezioni europee capace di attrarre il consenso di quell'elettorato di destra che sogna di riavere un partito di riferimento. E seppure un’eventuale operazione An non sarebbe in grado di raccogliere le percentuali che il partito raggiungeva nei momenti d'oro, potrebbe comunque sottrarre potenziali elettori, tanto alla rinata Forza Italia che al Nuovo centrodestra di Alfano, che non possono permettersi il lusso di ritrovarsi con troppi competitori alla propria destra. Gasparri-matteoliI Fratelli d'Italia della Meloni e La Russa tutto sommato, non sarebbero dispiaciuti di rimettere insieme i cocci della diaspora aennina, ma non vogliono resuscitare An. Per loro oggi diventerebbe difficile un ritorno alle origini, dal momento che il movimento creato alle ultime elezioni si è allargato a realtà politiche che con la storia e la tradizione di An non hanno avuto mai molto a che spartire, tipo l’ex Udc Luciano Ciocchetti o il liberale Guido Crosetto. Quindi alla fine anche Meloni e company non hanno interesse a che il simbolo possa in qualche modo tornare in pista. Ma nel momento in cui Berlusconi ha di fatto smontato il Pdl resuscitando Forza Italia che senso ha impedire la riproposizione del simbolo di An? Gasparri è proprio così convinto che l’elettorato di destra arda dal desiderio di morire berlusconiano come ha scelto di fare lui? Ed Augello, Scopelliti e gli ex An transitati nel Nuovo centrodestra di Alfano sono proprio così sicuri che i vecchi elettori di An possano riconoscersi in un partito che ogni giorno di più assomiglia ad una succursale di Comunione e Liberazione, dove presto arriverà  il buon Mario Mauro a dare man forte ai vari Formigoni e Lupi? Ironia della sorte a rivendicare a gran voce il ritorno del simbolo di An è uno come Francesco Storace che dal partito se n’era andato, in polemica con Gianfranco Fini, molto prima che l’idea del soggetto unico del centrodestra balenasse nella mente del Cavaliere. E difatti Storace è l’unico leader dell’ex An a non avere diritto di rappresentanza all’interno della Fondazione. Proprio lui, che di Fini è stato il più acerrimo degli avversari, oggi sta tentando di riannodare i fili della destra insieme ai superstiti di Futuro e Libertà e all’ex ministro Poli Bortone. E, paradossalmente, ad ostacolarli ci sono quegli ex colonnelli cresciuti alla corte di Fini, ossequiosi e riverenti con il capo finché ha fatto loro comodo, per abbandonarlo nel momento in cui l’ex leader di An si è contrapposto a Berlusconi adducendo le stesse identiche motivazioni che oggi hanno spinto Alfano, Formigoni, Lupi e company a ribellarsi. Con la differenza che Fini, piaccia o no, la testa l’ha alzata quando Berlusconi era all’apice della potenza ed avendo tutto da perdere come poi è avvenuto; Alfano e company hanno lasciato una barca in avaria e con un capitano azzoppato da inchieste e condanne giudiziarie. Certo, meglio tardi che mai, ma perché questo passo non lo hanno compiuto prima delle elezioni mettendosi in gioco anziché sfruttare ancora una volta la popolarità del Cavaliere? Che Berlusconi fosse ostaggio di Verdini e la Santanchè non era a tutti chiaro da coltre un anno? Così come Casini e Mauro si sono tenuti ben stretti alla zattera di Mario Monti per tornare in Parlamento e al Governo, salvo poi voltare le spalle a chi è stato così generoso con loro per riprendersi lo spazio al centro che i montiani rischiano di occupare con maggiore credibilità. Ma che ci volete fare, la scuola è la stessa di tutti, è la scuola della vecchia Balena Bianca. Quella sì che non muore proprio mai!
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