Pd sulle montagne rosse tra il terremoto in Campidoglio e le scosse in Parlamento

13 dicembre 2014 ore 11:02, Lucia Bigozzi
Pd sulle montagne rosse tra il terremoto in Campidoglio e le scosse in Parlamento
Tra il terremoto in Campidoglio e le scosse in Parlamento, al Pd servirebbe un “centro di gravità permanente” (Battiato docet). Settimana complicata per i dem – renziani e non – alle prese da un lato coi contraccolpi politici dell’affaire “Mafia Capitale” e dall’altro col “fuoco amico” su legge elettorale e riforma del Senato.
MONTAGNE ROSSE. La settimana si apre con il prefetto di Roma Pecoraro che riceve dal ministro Alfano l’ok per l’accesso agli atti del Comune. Tradotto: accertamento e verifica dei provvedimenti amministrativi, cui seguirà la pronuncia sull’esistenza – o meno – delle condizioni per sciogliere il consiglio comunale. Tre mesi di tempo, anche se proprio ieri – come riferiscono alle agenzie di stampa i parlamentari grillini che lo hanno incontrato – il prefetto vorrebbe accelerare le tappe e chiudere tutto in 45-60 giorni. Intanto il Pd romano commissariato prova a risollevarsi dalla batosta, ma è in Parlamento che va in scena l’ennesima sfida della minoranza dem a Renzi. Due emendamenti passano in Commissione Affari Costituzionali (sostenuti dal voto di un forzista-malpancista) e cancellano la nomina presidenziale dei senatori a vita: governo battuto due volte. Renzi cerca di non drammatizzare ma i malpancisti del suo partito potrebbero riprovarci con la legge elettorale visto che c’è un emendamento ad hoc che chiede di ripristinare a tempo e come clausola il Mattarellum (che non piace a Berlusconi). Non solo: il botta e risposta tra il renzianissimo Graziano Del Rio e Massimo D’Alema segnalano temperature incandescenti dalle parti del Nazareno. E Gianni Cuperlo rincara la dose dicendo a Renzi di essere pronto a dimettersi “per restituirgli quello che lui ritiene di sua proprietà”. A Intelligonews, la senatrice dem Laura Puppato parla ai “suoi” con un messaggio “a chi blocca il cammino delle riforme”, mentre il filosofo Massimo Cacciari si concentra sulle regole che non funzionano. Chiara Geloni interviene sulla querelle Delrio-D’Alema con un passaggio su Bettini e Marino. Se il senatore dem Francesco Russo riconosce a Renzi il merito di “non aver girato la testa dall’altra parte”, chi va avanti a testa bassa – stile ariete – è soprattutto il Movimento 5 Stelle. GRILLO, SALVINI E BERLUSCONI CON L’ELMETTO. Tutti chiedono il passo indietro di Ignazio Marino che, invece, vuole andare avanti. Giovedì ha portato documenti in Procura, il giorno prima ha deciso la rotazione dei dirigenti e annunciato che il Comune si costituirà parte civile nel processo a "Mafia Capitale", rivendicando la distanza siderale dalle maglie dell’inchiesta nella quale sono finiti alcuni esponenti del Pd romano. A Intelligonews, Carlo Sibilia parlamentare a 5Stelle spiega che scioglimento o no del consiglio comunale, il sindaco dovrebbe dimettersi e magari ricandidarsi ma attraverso uno “screening” sui candidati di tutti i partiti. Matteo Salvini non ha dubbi: elezioni subito e sindaco leghista. Gli fa eco il capogruppo a Montecitorio Massimiliano Fedriga per il quale Renzi avrebbe dovuto fare con Marino quello che fece con il sindaco di Venezia quando scoppiò il caso Mose. E se CasaPound organizza un sit-in sotto il Campidoglio per chiedere le dimissioni del sindaco come argomenta Simone Di Stefano a Intelligonews, Riccardo Magi, consigliere comunale dei Radicali spiega come e quanto Buzzi fosse di ‘casa’ in Consiglio comunale, mentre il leader de La Destra Francesco Storace punta l’indice contro i “due pesi e le due misure”. Dalle file di Scelta Civica, il parlamentare Mariano Rabino dà un consiglio al “sindaco-marziano”: azzerare la Giunta e costruirne una nuova con personalità di altissimo livello. Infine, per il segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero il caso Roma è emblematico del fatto che “piu’ si privatizza, più c’è qualche imprenditore che paga mazzette per ottenere appalti”. Nel dibattito sulle norme anti-corruzione Giorgio Airaudo, parlamentare di Sel, critica il Pd per “aver rinviato il provvedimento sul conflitto di interessi che doveva andare di pari passo con le norme anti-corruzione”. Non mancano riferimenti “plastici” nel ‘minestrone’ delle polemiche politiche. Il leghista Nicola Molteni non ci gira troppo intorno e a Grillo dice che “la Lega non l’ha mai avuto duro come oggi”. Corsi e ricorsi della storia…
autore / Lucia Bigozzi
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