Mazziotti (Sc): “Nè con Letta nè con Renzi ma con chi applicherà l'agenda Monti. No a Sel in maggioranza"

13 febbraio 2014 ore 14:30, Lucia Bigozzi
Mazziotti (Sc): “Nè con Letta nè con Renzi ma con chi applicherà l'agenda Monti. No a Sel in maggioranza'
“Il Pd ha una vocazione: l’autolesionismo”. “Tra Letta e Renzi è il Pd che deve decidere e non su una questione personale ma su un programma di riforme per il paese”. Ad Andrea Mazziotti, parlamentare di Sc, non interessa il dualismo che sta dilaniando il partito diventato come Crono che mangia i suoi figli e a Intelligonews rilancia la priorità “Ci interessa un programma di riforme e un premier che abbia la credibilità per portarle a compimento”. Riforme che i montiani chiedono da giugno, inascoltati, per colpa di…
Onorevole Mazziotti, il Pd come Crono che mangia i suoi figli? «Sicuramente il Pd ha una vocazione autolesionista. Le polemiche dentro i partiti ci sono sempre state, nella Dc succedeva di tutto ma c’era una maggiore coesione nel cercare di arrivare al risultato finale. Oggi come ieri, le divisioni all’interno del Pd sono state una delle ragioni fondamentali dell’instabilità del governo, anche se il motivo principale è stato la posizione di Fi prima col tormentone sull’Imu poi con l’uscita dalla maggioranza dove in realtà è sempre stata un po’ per finta. Sicuramente dal 9 dicembre, quando è stato eletto Renzi segretario è mancata la chiarezza». A cosa si riferisce in particolare? «Noi abbiamo sempre detto sia a Letta che a Renzi mettetevi in una stanza e risolvete i vostri problemi. Il segretario del Pd non può fare la semi-opposizione al governo come ha fatto a livello di dichiarazioni anche se poi il Pd le cose in parlamento le ha votate. Dal un lato, Renzi non può restare in questa condizione: il problema vero sta nella soluzione del rapporto tra Renzi e il governo, un governo sicuramente deludente sul piano delle riforme; dall’altro Letta si è svegliato un po’ tardi». Scelta Civica ha chiesto un patto di coalizione fin dal giugno scorso, ma sono passati otto mesi nel silenzio di Palazzo Chigi. Di chi è la colpa? «Noi abbiamo chiesto una cosa normale: quando più soggetti si mettono insieme per un fine comune che è il paese, le cose da fare vanno discusse e concordate prima e non giorno per giorno, altrimenti diventa un Vietnam come era diventato il governo specie nella fase in cui c’era Fi». Ma di chi è la colpa? «Del Pd e di Letta. Il premier perché – a mio avviso – ha cercato di andare avanti senza prendere posizioni forti su alcuni argomenti che sapeva essere controversi. Poi quando è arrivato Renzi si è atteso di capire quali erano le sue proposte sul piano delle riforme con l’avvio di un percorso rispetto al quale non aveva senso fare un patto di coalizione che non ne tenesse conto. Va detto però che nell’ultima fase, Letta ha avuto meno responsabilità perché gli è stato detto da più parti di rinviare il patto di coalizione a dopo il varo della legge elettorale. Infine è uscito il tema della candidatura di Renzi e Letta credo abbia pensato per motivi strategici che questo gli avrebbe impedito il patto di coalizione e lo ha presentato di corsa ieri». Sc sta con Letta o con Renzi? «Sarebbe facile dire che Sc sta con chi si impegna a fare le riforme che vogliamo realizzare noi. Il problema è che questa situazione purtroppo si è personalizzata nell’antitesi tra premier e segretario Pd. Dalla Direzione di oggi noi ci aspettiamo che il Pd discuta sul programma e non sulle persone perché se può avere senso per la vita di un partito, non lo ha per la coalizione. Noi non siamo tifosi né dell’uno né dell’altro: certo le posizioni riformiste più vicine a noi finora le ha espresse Renzi, noi sosteniamo che per buona parte le ha riprese dall’agenda Monti e da questo punto di vista abbiamo sempre visto Renzi come una possibile risorsa, ma non è che c’è avversione a Letta se il premier fa quello che va fatto per il paese. Il documento Impegno Italia contiene tutti i capitoli delle riforme ma su alcuni ad esempio giustizia e burocrazia non spiega bene come; su altri invece è più specifico ma per portarlo avanti Letta deve avere credibilità». L’ha persa la credibilità? «Un pò ne ha persa perché per colpa del Pd ma anche di altri partiti, a livello di governo non ha dimostrato un grande spirito innovatore, specie in campo economico, con interventi un po’ all’antica: si è preferito il finanziamento alla liberalizzazione, gli incentivi a nuove regole di mercato, cioè scelte che non erano le nostre. Ma anche il Pd non è stato da meno, l’ultimo esempio ieri…». Di che si tratta? «Al Senato abbiamo presentato un emendamento per vietare alle società pubbliche di dare soldi alle fondazioni politiche ma il Pd lo ha bocciato. Queste non sono scelte in senso riformista. Di chi è la colpa? Del governo e del Pd. La differenza tra Letta e Renzi è che il segretario del Pd ha dato segnali di attivismo e di riformismo portando velocemente la legge elettorale in parlamento; Letta invece è stato un po’ lento. Detto questo, è il Pd che deve decidere, noi valuteremo sulla base dei programmi». Secondo gli spifferi di Intelligonews se Renzi sarà premier dovrà coprirsi a sinistra con Sel ma starebbe dialogando anche con un gruppo di grillini “ribelli”. Come conciliare il vostro riformismo con le posizioni di Vendola? Non è una maggioranza troppo eterogenea e quindi già fragile? «Non so se sia pensabile un’alleanza con Sel, Ncd e Noi, non la vedo come una cosa percorribile se il partito di Vendola non abiura le sue posizioni sull’economia. Non è possibile fare un programma di riforme come quello che vogliamo noi e adattarsi alle posizioni di Sel almeno come espresse finora, c’è un’incompatibilità di fondo. Anche un innovatore come Renzi dovrebbe essere molto innovatore per trovare un programma di riforme che vada bene a noi e a Sel». Renzi sale a Palazzo Chigi senza passare dalle urne, un’accelerazione che lo brucerà? «E’ una scelta molto rischiosa ma Renzi i rischi se li è sempre assunti. Se il programma di governo avrà un’impronta riformista spero si vada avanti e che gli interessi del paese prevalgano su quelli di avere un’investitura popolare. Mi auguro che Renzi faccia cose concrete, anche perché le elezioni sarebbero un disastro alla vigilia del semestre europeo. Sì, si assume un grosso rischio ma se c’è una qualità che gli è sempre stata riconosciuta è quella di non aver paura di prendere decisioni forti e coraggiose».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...