Cota, l'ultimo leghista berlusconiano

13 gennaio 2014 ore 13:14, Americo Mascarucci

Cota, l'ultimo leghista berlusconiano
Roberto Cota, il governatore del Piemonte, l’ultimo leghista berlusconiano ancora in servizio permanente effettivo, sembrerebbe avere ormai i giorni contati.

Il Tar ha infatti annullato le elezioni regionali del 2010, in seguito al ricorso presentato dalla sconfitta Marcedes Bresso del Pd che ha denunciato come il responso delle urne fosse stato falsato dalla presenza di una lista illegittima a sostegno del governatore, supportata da firme false; circostanza questa appurata da un’inchiesta della magistratura. A detta del Tar dunque è necessario tornare subito al voto, visto che senza i consensi raccolti dalla lista incriminata, la vittoria di Cota sarebbe nulla.

Il presidente dal canto suo ha già annunciato la presentazione di un ricorso al Consiglio di Stato avverso la sentenza del Tar. Con Cota rischia di andare in frantumi l’ultimo “reperto” di leghismo in salsa berlusconiana, un prodotto doc dell’asse di ferro che per anni ha unito l’uomo di Arcore ad Umberto Bossi; un asse che mostrò tutta la sua forza alle elezioni politiche del 2008, quelle in cui il centro destra si presentò senza lo storico alleato centrista, l’Udc di Pierferdinando Casini. Un patto quello fra Berlusconi e il Senatùr, del quale Cota è stato a lungo una pedina strategica.

Nei due anni in cui ha ricoperto l’incarico di capogruppo della Lega Nord alla Camera, nel periodo fra il 2008 ed il 2010, fu spesso criticato all’interno del partito perché considerato più berlusconiano dei berlusconiani puri. Le critiche arrivavano non da seconde file, ma da pezzi da novanta del leghismo nordico, da Roberto Maroni a Luca Zaia passando per Flavio Tosi, convinti che l’alleanza con il Pdl non potesse e non dovesse significare la completa sudditanza a Berlusconi e la difesa ad oltranza di ogni sua posizione, specialmente in campo giudiziario. Ma il patto di ferro doveva ancora dare i suoi frutti, li avrebbe dati alle regionali del 2010, quando le tre più importanti regioni del Nord, Lombardia, Piemonte e Veneto, furono chiamate contemporaneamente al voto.

Cota, l'ultimo leghista berlusconiano
In Piemonte Cota non ebbe rivali, perché qualche malumore in zona Pdl fu prontamente sedato dall’intervento del Cavaliere, che invece dovette faticare e molto in Veneto per convincere il recalcitrante Giancarlo Galan a rinunciare ad un terzo mandato in favore di Zaia. L’asse di ferro si ruppe con l’intervento della magistratura che andò a “ficcare il naso” negli affari della Lega portando alla luce il malcostume praticato dal cerchio magico di Bossi. Umberto da Giussano perse così il controllo del partito che passò in mano a Maroni, il quale rinegoziò completamente i termini e le condizioni dell’accordo con il Pdl, con il chiaro obiettivo di uscire dall’orbita e dalla sudditanza al berlusconismo.

Cota è così rimasto l’unico governatore leghista legato a Bossi e a quell’asse di ferro oggi ridotto a mera alleanza di convenienza. Maroni e Zaia, infatti, pur governando in coalizione con gli ex Pdl, ormai da mesi hanno superato il momento storico dell’alleanza strategica con Berlusconi, nella consapevolezza che il centro destra per governare al Nord non possa prescindere dalla Lega, accettando le sue condizioni, come avvenuto alle ultime elezioni politiche.

Cota è dunque una sorta di “sopravvissuto”, il simbolo di una stagione politica ormai superata. Non a caso il neo segretario della Lega Matteo Salvini ha commentato in maniera molto ambigua la decisione del Tar. Da un lato è sceso in piazza ed ha manifestato la ferma volontà di difendere il voto degli elettori piemontesi mantenendo Cota al potere, dall’altro ha però preannunciato che quando si andrà alle urne, la candidatura del governatore sarà messa in discussione. Della serie: Cota fuori dalle balle. L’inchiesta della magistratura sugli sprechi della Regione Piemonte che ha finito per coinvolgere il presidente, sarebbe la classica foglia di fico utile per giustificare un cambio alla guida, ma il vero motivo di una quasi scontata esclusione di Cota dalla prossima corsa, è tutta politica e legata a quel desiderio di archiviare l’ultimo scampolo di leghismo berlusconiano.

 
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