Crosetto (FdI): “Non mi straccio le vesti per correre contro Chiamparino. Rimpasto: governo morto”

13 gennaio 2014 ore 17:28, Lucia Bigozzi
Crosetto (FdI): “Non mi straccio le vesti per correre contro Chiamparino. Rimpasto: governo morto”
“Marò: una vergogna, Letta alzi la voce con Nato e Onu”. Caso Piemonte: “Non mi straccio le vesti per correre contro Chiamparino dopo ‘rimborsopoli’. La sfida non mi farebbe paura ma il presupposto è unire il centrodestra, altrimenti è un suicidio. Ma penso non si voterà a maggio”. Guido Crosetto, coordinatore nazionale di Fratelli d’Italia è nella rosa dei papabili alla poltrona di Cota se il Consiglio di Stato dovesse confermare l’annullamento delle regionali disposto dal Tar. A Intelligonews non si nasconde dietro un dito ma usa una sana dose di realismo. Duro sul rimpasto di governo: “Il giorno dopo il valzer dei ministri, faranno ancora meno: è un governo che nessuno vuole e tutti sono costretti a tenere in piedi”.
Crosetto si fa il suo nome come potenziale candidato alla presidenza della Regione Piemonte se il Consiglio di Stato dovesse confermare la sentenza del Tar. Cosa c’è di vero? «Intanto non ci saranno elezioni. Mi sembra una discussione un po’ surreale. Cota ha ragione quando dice che il Tar si è espresso tenendo conto del caso della lista Pensionati per Cota ma dimenticando quello analogo della lista a sostegno della Bresso. Al di là dell’assurdità di arrivare a un pronunciamento del genere dopo quattro anno, si ragiona su metà della verità e diventa difficile che il Consiglio di Stato possa dare ragione ai giudici del tribunale amministrativo regionale: quindi per adesso le elezioni non ci sono». Ma se lo scenario cambiasse? «Il centrodestra dovrà trovare l’unione sul candidato alternativo al Chiamparino. Sono convinto che il metodo migliore resti quello delle primarie ma se poi le forze dello schieramento concorderanno su un nome forte io non mi straccio le vesti per farmi candidare presidente dopo “rimborsopoli” e contro Chiamparino». Lei è piemontese e abituato a battagliare. Davvero, qualora vi fossero le condizioni, rinuncerebbe alla competizione con Chiamparino? «E’ una sfida che non mi farebbe paura ma il presupposto è solo uno: unire il centrodestra, altrimenti è inutile. Un candidato a dispetto degli alleati e di tutti i partiti sarebbe un suicidio per chiunque». Nei retroscena giornalistici si parla di un accordo di massima tra Berlusconi e Maroni con la Lega che rinuncerebbe a ricandidare Cota o un altro big del Carroccio. Che ne pensa? «Non so se quanto scritto sui giornali corrisponda al vero. Se la Lega avesse un candidato forte in grado di battere Chiamparino, io non mi faccio un pregiudizio di partito, anche se la mia paura è che se vi saranno elezioni europee e regionali in Piemonte, il centrodestra rischia di arrivare diviso». Perché? «Perché a tutti interesserà più il risultato in Europa che non quello piemontese. Pur di non regalare voti al compagno di schieramento ci saranno veti incrociati che renderanno difficile qualunque candidatura perché per alcuni partiti – tranne Forza Italia – il problema è superare alle europee la soglia di sbarramento. Tutti avrebbero paura di regalare qualcosa agli altri; posizione stupida sia perché gli elettori sono in grado di discernere da soli, sia perché le regionali del Piemonte meritano più rispetto». Ma lei che idea si è fatto della sentenza del Tar? «Evidenzio l’assurdità di un altro elemento: le liste vengono accettate dal Tribunale; quindi abbiamo un Tribunale che le accetta e dopo quattro anni un Tribunale le annulla. Credo occorra intervenire sulla norma relativa alla raccolta delle liste: piuttosto si anticipi di due mesi i termini per la presentazione delle liste per dare al Tribunale tempo a sufficienza per le dovute verifiche». C’è chi non ha mancato di mettere in luce la contestualità tra la sentenza del Tar e la disponibilità a candidarsi di Chiamparino con la “benedizione” di Renzi. Pura casualità? «L’ho evidenziato io per primo ed è peggio perché il giorno prima Renzi lancia la candidatura di Chiamparino, il giorno dopo il Tar annulla le elezioni e nello stesso giorno viene archiviata solo la posizione di Chiamparino tra i 33 indagati per la vicenda dei Murazzi a Torino. Dalla magistratura ormai mi aspetto di tutto, indipendentemente dalla volontà di Chiamparino…». Governo, basta un rimpasto per fare l’Agenda 2014? «Questo governo non ha un programma e non ha fatto nulla. Il giorno dopo il rimpasto non accadrà niente, anzi la maggioranza produrrà ancora meno. Io mi auguro che l’esecutivo se ne vada a casa e un rimpasto in stile Prima Repubblica mi sembra surreale, anche perché a rimpastare sarebbe lo stesso Letta». Cosa si aspetta dal contratto di governo del quale, peraltro, finora non c’è traccia? «E’ un governo che nessuno vuole e tutti sono costretti a tenere in piedi. E’ come quando si sogna che muore qualcuno e – si dice – gli si allunga la vita: il governo ha vita lunga perché tutti sognano che muoia. E’ un esecutivo sostenuto dalle sole entità che hanno avuto vantaggi reali: banche, assicurazioni, finanza internazionale, ovvero i poteri forti. Un esempio: dopodomani a Roma manifesteranno i carrozzieri perché uno dei tanti regali fatti da Letta alle banche e alle assicurazioni prevede che se hai un incidente non puoi andare dal tuo carrozziere di fiducia ma da quello che indica l’assicurazione. Per non parlare della privatizzazione di Bankitalia…». Caso Marò, il governo sembra impantanato nell’ennesimo diktat dell’India. Ora spunta perfino la pena di morte per i due fucilieri. Cosa c’è da aspettarsi? «Quando è scoppiata la gara a chi dichiarava di più sui Marò mi sono indignato: gente che non ha mai saputo nulla dava soluzioni… Dico che è una vergogna perché il governo ha affrontato male questa storia: bisognava fin dall’inizio, non ora, andare alll’Onu, in Europa e pretendere che anche gli organismi internazionali dei quali facciamo parte supportino l’azione del nostro paese per riportare a casa i Marò. Se non bastiamo da soli, l’India la bisogna smuoverla attraverso il mondo. Nessun governo a livello internazionale ha mai tollerato una cosa del genere, ma del resto il nostro è il governo che tollera i tifosi laziali – magari qualcuno che ha violato la legge c’è stato ma c’era anche chi è stato preso perché camminava sul marciapiede sbagliato – prigionieri in Polonia; è un governo che tollera che in Congo i nostri connazionali vengano trattati come pedofili e non come famiglie serie. Un governo che non ha la dignità del Paese e alcun peso internazionale». Come se ne esce? «O se ne esce all’americana, cioè andandosi a riprendere i nostri uomini ma è una battuta, oppure si rivendica il proprio peso politico. Ma siccome questo paese, grazie anche ai governi precedenti, deve ritrovare il proprio posto negli organismi internazionali, mi domando cosa facciano Letta e Bonino: il primo deve sopravvivere politicamente, la secondo non so… magari sta preparando la legge sulla liberalizzazione delle canne». Sì, ma in concreto lei cosa farebbe per riportare a casa Girone e Latorre? «Io domani ritirerei i nostri soldati dall’Afghanistan se la Nato non ci supporta. All’Onu direi: non partecipiamo più alle missioni internazionali. Ora la priorità assoluta è riportare a casa i due Marò. Punto e basta». Non si aspetta proprio nulla dal governo? «Nulla, come ciò che non ha fatto in questi mesi, anche perché questa vicenda non è prioritaria per un esecutivo che deve sopravvivere e un premier che risponde ai propri dante causa…Lo dico con rammarico perché non pensavo Letta fosse così».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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