I conti americani e quelli di Padoan non tornano: ecco perché

13 gennaio 2015 ore 10:34, intelligo
feddi Luca Lippi Ci inseriamo nel ginepraio delle notizie a effetto per fare un po’ di analisi e parlare anche di cose concrete, che nel caso specifico del periodo storico attuale, è quello di evidenziare ciò che non torna. Il mercato americano che dalla fine dello scorso anno sta pubblicizzando dati improvvisamente prodigiosi sta realisticamente dichiarando il vero? La risposta è “no” per due motivi, il primo perchè in economia ci sono tempi tecnici ragionevolmente non repentini perché si formino inversioni di tendenza, e il secondo motivo perché i dati non corrisponderebbero alla realtà. Ogni venerdì per esempio, i media e le istituzioni americane augurano un buon fine settimana al loro popolo sciorinando meraviglie sul mercato del lavoro, con la complicità di analisti ed economisti. A noi italiani piace essere tradizionalisti e amiamo seguire l’ortodossia dell’osservazione analitica dei dati senza anteporre la cura dell’umore dell’uditorio, e rileviamo quanto segue: in America accade che i salari medi sono scesi di 5 centesimi l’ora. In pratica il costo orario rispetto allo stesso periodo dello scorso anno è sceso dello 0.2% a 24,57 USD l’ora su un monte ore settimanale invariato a 34,6 ore. La fotografia reale della situazione occupazionale è a oggi la seguente: 8,7 milioni di americani sono senza lavoro chiudendo al 62,7% di occupati il 2014. E’ il minimo dal 1978, e il dato è preoccupante perché nonostante la valanga di liquidità messa sul mercato dalla FED, il dato è ben di sotto il 66% registrato dall’inizio del periodo recessivo. Ovviamente è necessario aspettare le conseguenze reali di una crescita forzata (e in apparenza inutile) perché la FED sta ancora sostenendo la crescita con continua immissione di liquidità (seppure in rallentamento), sta di fatto che al momento i risultati sono deludenti nonostante le sbornie dei commentatori. La conclusione è che la crescita dei salari e l’inflazione sono una pura illusione e la FED non potrà mai rialzare i tassi finché il Dollaro rimane così forte ed il petrolio continua a calare. Seguiteremo ad approfondire l’analisi, ma a un occhio esperto appare del tutto escluso che entro la fine del 2015 possa verificarsi anche solo l’ipotesi dell’aumento dei tassi, basta guardare il mercato obbligazionario statunitense per averne conferma. A questo punto, non riusciamo a comprendere come il ministro Padoan paventi l’uscita dalla recessione dell’Italia entro l’anno quando la BCE dovrà sostenere il QE statunitense (è nelle regole del gioco) perché se non esce dalla recessione l’America, non succede niente da nessun’altra parte. La logica impone che prima arrivino nuovi posti di lavoro e poi seguirà l’aumento dei salari, in una situazione economica come quella attuale, se non si aumentano i salari provocando una maggiore spinta di consumi, sarà complicato che si creino nuovi posti di lavoro. Seguiamo con imparzialità l’evoluzione, nel frattempo attenti alle false euforie.
autore / intelligo
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