Charlie Hebdo, Bruzzone: "Terrorismo molecolare un'epidemia. Il lavoro di intelligence, gli errori e l'elemento psichiatrico"

13 gennaio 2015 ore 12:02, Marta Moriconi
bruzzoneDopo Charlie Hebdo cosa abbiamo di fronte? "Un terrorismo molecolare difficilissimo da monitorare" per la criminologa Roberta Bruzzone intervistata da IntelligoNews. A lei, che è anche psicologa forense, abbiamo chiesto di tracciare un "profilo" degli attentatori su cui attecchisce un certo tipo di proselitismo e di capire quanto e come la nostra Intelligence sia in grado di intervenire. Dopo Charlie Hebdo la richiesta di una Polizia Estera Comune è diventata un tema di attualità. Quanto e come potrebbe essere risolutiva? "Questo tipo di reazioni più o meno si verificano puntualmente quando accadono fatti della gravità di quelli che sono accaduti a Parigi. Una Polizia di frontiera europea, che risponda a un'unica agenzia, non è certo un progetto di oggi, si tenta di farlo da molti anni ma con scarsi risultati. Va verificata la reale volontà quindi. Bisogna vedere poi, come gestire un servizio di questo tipo transnazionale: indubbiamente comporterebbe un serie di cambiamenti normativi importanti sotto il profilo nazionale. Sarebbe comunque un progetto utile e interessante calcolando l'epidemia a cui stiamo assistendo: siamo di fronte a un terrorismo molecolare, difficilissimo da monitorare. Occorre potenziare soprattutto i servizi di intelligence: quelli ad oggi hanno mostrato particolare criticità". Margelletti, intervistato da IntelligoNews, ha focalizzato il problema sul coordinamento dei Servizi più che sugli strumenti e sugli uomini. E' d'accordo? "Concordo. I mezzi sono importanti certo e la politica di austerity che ha riguardato le Forze di Polizia sta dando i suoi frutti. Non è che possiamo stupirci oggi di fronte a questi scenari: è chiaro che non siamo prontissimi. Tutto questo è frutto di scelte scellerate fatte negli ultimi 10-15 anni, né più né meno. Ben vengano proposte ma ci vuole la volontà di portarle avanti". Che tipo di minacce sono quelle dei jihadisti? Marcia-repubblicana-a-Parigi"Oggi i cittadini hanno paura giustamente, perché questo tipo di minacce colpisce ovunque e in qualunque momento. Non c'è modo di tutelarsi sotto questo profilo. Anche perché si basa su un indottrinamento di natura psicologica. E poi chiunque può "armare" questo tipo di minaccia, sono scenari di difficile gestione". Questo terrorismo è spesso frutto di un lavaggio del cervello  infatti... "Appunto. Sentire che nelle liste dei terroristi internazionali si uniscono a quanti si ispirano al fanatismo religioso, persone di ogni etnia ceto sociale e molto giovani come persone lontanissime sotto il profilo culturale da quel tipo di matrice, significa davvero che questo tipo di proselitismo sta attecchendo in maniera preoccupante". Per intervenire al meglio, è necessario oltre al monitoraggio degli obiettivi sensibili, potenziare lo strumento delle intercettazioni?  "Questo è un tema delicato. Quando parliamo di monitoraggio telefonico trascendere è un attimo. Quanto siamo disposti ad abdicare al nostro diritto di essere liberi per una presunta sicurezza? Perché questo è il problema. Rischiamo di perderle entrambe, sia la libertà che la sicurezza. Questi discorsi vanno affrontati con tutte le cautele possibili ed immaginabili. Rischiamo poi di trovarci dentro un enorme Grande Fratello totalmente privo di coordinamento che alla fine non solo è inutile ma dannoso". Una differenza tra i terroristi di ieri e quelli di oggi, quelli delle Br per esempio e quelli fondamentalisti islamici? "E' cambiato profondamente il tipo di strategia e il tipo di target, oltre che gli obiettivi perché ormai chiunque è un obiettivo. Charlie Hebdo - parliamoci chiaro - è un giornale discutibile e, con tutto il rispetto per quanto successo, sicuramente non troppo conosciuto. Ma oggi è diventato un simbolo nazionale. Non è che fosse un obiettivo sensibile, non è l'unico giornale al mondo che tratta temi di questo tipo in quel modo. Nella vecchia scuola del terrorismo questo tipo di obiettivo non sarebbe mai stato considerato. Invece ora c'è quest'aspetto legato alla propaganda, i contenuti pseudo-filosofici e pseudo religiosi diventano addirittura oggetto di un attacco che rende chiunque potenzialmente interessato a questo tipo di avvenimenti. Penso a quello che è avvenuto al supermercato kosher. Chiunque e nel quotidiano, quindi, può essere interessato da questo nuovo fenomeno. Monitorare in maniera efficace questo tipo di scenari diventa realmente molto ma molto difficile. E poi questo genere di terrorismo attecchisce laddove ci sono problematiche psicologiche di matrice psichiatrica probabilmente...". L'elemento psichiatrico non può essere una giustificazione, giusto? "Non può esserlo ma si capisce bene che quel tipo di propaganda su chi attecchisce? Su gente che ha problemi importanti. Parliamo di gente che è al di fuori di certi contesti ricordatevelo, e che non è cresciuta all'interno di certi ambienti che potrebbero chiarire e far capire certe scelte, siamo di fronte a persone che volontariamente si offrono di diventare martiri, beh è evidente la questione". Bruzzone, rispetto a quello che ha letto e visto, quali errori non dovrebbero essere più commessi dalle intelligence? "Non sottovalutare la pericolosità dei singoli che erano già monitorati e noti alla polizia. E che comunque fanno parte di un certo modo di vivere e di interpretare l'islam nella maniera più violenta. La parte che precede questo tipo di atti è una fase in cui il soggetto si mostra radicalmente attaccato a certi valori e comincia a professare qualunque tipo di atto in nome e per conto di Allah. C'è una fase preparatoria, aurorale, chiamiamola così che può essere intercettata".
caricamento in corso...
caricamento in corso...