Argentin (Pd): “Bilancio Napolitano ottimo, meno quello Ue di Renzi. Ormai non c’è foglia che Matteo non voglia"

13 gennaio 2015 ore 13:14, Andrea Barcariol
argentin“Napolitano è stato la garanzia di questi nove anni anche perché noi abbiamo tirato un po’ la corda”. “Bilancio Ue di Renzi? Non vedo grandi risultati”. Intercettata da Intelligonews a Montecitorio, Ileana Argentin, parlamentare dem, commenta così alla vigilia delle dimissioni del presidente della Repubblica e nel giorno in cui a Strasburgo il premier chiude la presidenza italiana del semestre europeo. Sulla partita per la successione al Colle, da cuperliana ritiene possibile l’accordo tra partiti su un nome condiviso anche se sui famosi 101… Domani dovrebbe essere il giorno delle dimissioni di Napolitano. Che bilancio traccia dei suoi nove anni al Quirinale? «Sono stati nove anni importanti, Napolitano si è messo a disposizione del Paese interamente. Credo che noi deputati abbiamo una grande responsabilità; abbiamo tirato un po’ la corda ma effettivamente Giorgio Napolitano è stato la garanzia per questi nove anni e non credo che ci sia nulla da dire. Poi è chiaro: tanto potere, tanti oneri e tanti onori. E’ pur vero che siamo stati anche noi a riconoscergli i nostri limiti e a dargli la possibilità di lavorare un pochino, se vogliamo, anche sopra le righe ». Considerati i dissidenti interni ai vari partiti, secondo lei sarà difficile trovare un accordo attorno al nome di un candidato condiviso? «No. Guardi io sono cuperliana e le dico francamente che non c’è foglia che Renzi non voglia. In questo momento è veramente faticoso prendere qualsiasi posizione; tuttavia non c’è da dimenticare che i 101 franchi tiratori erano proprio i renziani. Ma io credo questa volta non ci saranno problemi». Renzi oggi ha chiuso la presidenza italiana del semestre europeo rivendicando di aver fatto molto in questi mesi. E’ così?  «Secondo me, assolutamente no. Renzi ha dovuto forse cominciare un grande lavoro perché prima c’era ben poco e gli va riconosciuto. Ma detto questo, non mi pare ci siano stati grandi risultati. L’Italia continua a restare il fanalino di coda dell’Europa». Dopo la strage di Parigi, l’attenzione internazionale è concentrata sulla sicurezza. In Italia sono stati individuati oltre 500 obiettivi sensibili. Il nostro Paese è pronto a fronteggiare il rischio di possibili attentati? «Assolutamente no. Noi giochiamo un po’ come al Risiko ma c’è da aver paura perché in questo momento con il nostro premier stiamo esposti: Renzi è un politico che si mette in prima fila. Da un lato c’è l’immagine importante che sta dando del Paese ma non possiamo non considerare tutti i limiti di un’azione che, ad esempio, sul fronte del lavoro non si è mostrata efficace. Tornando al tema della sicurezza, aggiungo che noi in Italia non siamo abituati alla minaccia del terrorismo internazionale, anche perché le Br erano una cosa ben diversa. Abbiamo nell’immaginario collettivo un’idea di difesa, vediamo cosa succede». Ma secondo lei c’è un rischio concreto per l’Italia? «Speriamo di no». 
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