I fatti della settimana: il Cav. appeso alla Cassazione. Scelta Civica apre la fase 2

13 luglio 2013 ore 10:15, Lucia Bigozzi
I fatti della settimana: il Cav. appeso alla Cassazione. Scelta Civica apre la fase 2
Il 30 luglio è diventato il d-day delle larghe intese. La Cassazione si pronuncerà sul Cav. versante diritti-tv Mediaset ma gli effetti saranno anzitutto politici, perché l’esito condizionerà inevitabilmente la stabilità del governissimo e la durata della legislatura. E un anticipo di quello che potrebbe essere, si è già visto nella settimana appena conclusa.
La notizia, ufficiosa, preceduta da un articolo del Corsera da molti considerato ‘sospetto’, ha scatenato l’ira dei berlusconiani, modificato l’agenda dei lavori parlamentari e riacceso (se mai si era spenta) la bagarre nel Pd. Il Pdl tentato dall’Aventino, in un primo tempo ha chiesto lo stop dei lavori d’Aula e di commissione per tre giorni, salvo poi fare dietrofront e accontentarsi di mezza giornata. Ma è il voto a quel sì che nel Pd ha avuto un effetto devastante perché ventiquattrore dopo, sul tavolo di Epifani si sono accumulate le lettere di protesta di senatori e deputati: settanta dem da Palazzo Madama rivendicano quel voto ma criticano il leader pro tempore del Nazareno per non averla difesa a sufficienza e soprattutto per non averla saputa comunicare agli elettori. C’è poi la lettera dei renziani, indignati perché l’ordine di scuderia è arrivato come un fulmine a ciel sereno e nessuno ne sapeva niente. Niente assemblea del gruppo parlamentare, insomma. Ma è pur vero che nemmeno loro, presenti nell’ufficio di presidenza, l’hanno chiesta. Tutti concordi sul fatto che per il partito del dopo-Bersani è l’ennesimo ‘prezzo’ politico delle larghe intese e in particolare del governo condiviso con Berlusconi. E’ su questo che si innestano i nuovi malumori, si compongono e scompongono le alleanze: come quella ‘neonata’, tra i fedelissimi del sindaco-rottamatore e i deputati ‘rampanti’ coalizzati attorno alla capofila Alessandra Moretti (documento dei 49) che per non rischiare l’etichetta correntizia si fanno chiamare “i non allineati”. Convergenze su un comune obiettivo: spalancare porte e finestre nelle stanze dei bottoni, facendo avanzare una nuova classe dirigente. Il Pdl, invece, è in assemblea permanente: prima alla Camera e al Senato, poi nel vertice a Palazzo Grazioli. Ore e ore di discussione in quelli che ormai sono diventati “sfogatoi” dove si è riproposto – anche plasticamente – il vecchio schema falchi-colombe, coi primi pronti a staccare la spina e i secondi a tenere salda la barra delle larghe intese. C’è una new entry: il tiro al piccione (coniato da Renzi contro i ‘bracconieri’ del Pd che vorrebbero impallinarlo) ben si addice alle ‘colombe’ governative, finite nel mirino dei falchi cattivi per troppa osservanza al tandem Letta-Alfano. Il Cav. placa gli animi, dice che il governo deve andare avanti e sceglie la via attendista. Per ora. Annuncia che a settembre salirà sul predellino della nuova Forza Italia, abbandonando in corsia di emergenza il Pdl. Tutti pronti a saltarci sopra, anche senza sapere qual è la direzione. SCELTA CIVICA APRE LA FASE 2. E’ la prima convention nazionale. Segna un passaggio importante per i montiani: da movimento nato attorno all’agenda del professore-premier a partito strutturato nel territorio e con una classe dirigente in pista. Oggi a Roma (Teatro Eliseo) Mario Monti tirerà le somme di sei mesi in politica da leader politico e tre nel governo delle larghe intese, ma traccerà anche la rotta di un partito lontano dal bipolarismo muscolare degli ultimi vent’anni, dal forte tratto pragmatico, improntato alla concretezza delle cose da fare. E’ il tratto distintivo di una forza politica che nella strana maggioranza si è ritagliata un ruolo chiave: il ruolo di cerniera tra il sostegno al governo Letta e gli equilibri coi principali azionisti della maggioranza. Se Pdl e Pd stentano a uscire dall’impasse delle divisioni interne, Scelta Civica vuole incidere sull’agenda per il paese, concentrandosi sui dossier da realizzare, a cominciare da quelli economici. Non solo: i montiani hanno di fatto inaugurato un nuovo modo di far politica, più vicino ai problemi concreti della gente e più concentrato a trovare risposte, soluzioni. Niente toni urlati, rivendicazioni, aut aut: testa bassa e lavorare è il motto dei montiani che oltretutto possono contare su una rappresentanza parlamentare che viene dal mondo delle professioni e dunque ben calata nella vita reale. Montiani, dunque, sempre più decisi a imporre il proprio passo nella stagione delle larghe intese. E poco inclini ai dissapori interni, che pure non mancano. Il rebus è il rapporto con l’Udc: strade autonome, condivisione su temi specifici è la rotta di navigazione tra Monti e Casini, anche se all’orizzonte le convergenze appaiono sempre meno scontate. Un tema che probabilmente attraverserà i lavori della convention ma senza condizionarli dal momento che il motto di Scelta Civica (testa bassa e lavorare) ha un unico copyright: Mario Monti. E le recriminazioni da prima Repubblica nessuno ha il tempo (e la voglia) di starle a sentire. Il futuro è il dopo-Letta e Scelta Civica oggi deciderà come.
autore / Lucia Bigozzi
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