Gozi (Pd): «No tatticismi, al congresso Renzi si candidi. Epifani? Azzeri il compromesso Ppi-Ds e getti le basi per una sinistra moderna»

13 maggio 2013 ore 17:55, Marta Moriconi
Gozi (Pd): «No tatticismi, al congresso Renzi si candidi. Epifani? Azzeri il compromesso Ppi-Ds e getti le basi per una sinistra moderna»
«Assieme a Renzi dobbiamo costruire un’alleanza tra chi lo ha sostenuto alle primarie e gli ex ulivisti, l'area veltroniana, le varie reti, Insieme per il Pd, Prossima Italia, OccupyPd»   «Renzi dovrebbe rinunciare ai tatticismi adesso e impegnarsi in prima persona o operando per un’altra candidatura. Altrimenti non c’è futuro per noi, ma nemmeno per lui». Ne è convinto Sandro Gozi, parlamentare Pd, da sempre critico con quel “compromesso storico” tra bersaniani-dalemiani e il nucleo dei popolari che ha ‘ucciso’ il Pd delle origini. Quanto all’ipotesi Epifani-bis a ottobre, Franceschini docet ma «con questo segretario si può aprire una via culturale e politica nuova su cui possiamo lavorare. Ci sono le premesse, diciamo così, per costruire una sinistra moderna, liberale, sociale, transnazionale, europea in Italia, che è sempre stata avversata prima dal Pci e poi dagli ex Ds». Epifani sostenuto da Bersani-Franceschini-Letta. Cosa gli è piaciuto dell’ex segretario della Cgil? «Il Pd era ormai compromesso, malato o in coma c’è ben poca differenza. E il problema coinvolgeva sia la rappresentanza parlamentare del Pd che il governo. C’era la necessità di trovare una soluzione che desse garanzie di esperienza e imparzialità (essere fuori dagli scontri di corrente). Il nuovo segretario doveva essere un interlocutore credibile e riconoscibile. Questi sono i due motivi che hanno spinto Bersani e Letta a puntare su Epifani». Ma Epifani solo traghettatore o, come ha detto di credere anche lei, si starebbe preparando al congresso? Franceschini docet? «Non sarebbe una sorpresa perché è già successo. Però, oggi, mi sembra più utile dire altro. Epifani deve fare un lavoro importantissimo su due punti fondamentali: il primo è che deve organizzare al meglio il congresso (regole, coinvolgimento delle anime di partito…). E in questo senso è importante che il congresso superi  il mini-compromesso storico tra ex Ds e ex Popolari che è all’origine del fallimento del Pd. E il fatto che Epifani sia un liberal-socialista, perché è un socialista ma con impostazione liberale sui temi sociali, indica che finalmente, seppure partendo da una persona di esperienza,  si ammette che il vero Pd non è un compromesso tra bersaniani-dalemiani e il nucleo dei popolari! E’ un aspetto che nessuno ha rilevato: la storia di Epifani indica che c’è anche una terza via nel Pd: sia i liberal-socialisti che la sinistra liberale erano  stati totalmente messi ai margini. Con questo segretario si può aprire una via culturale e politica nuova su cui possiamo lavorare. Io intravedo un nuovo spirito ulivista. Per questo è necessario creare una nuova cultura politica. E il Pd deve farlo superando il compromesso storico bonsai di cui parlavo prima(e lo chiamo così riferendomi alla Quercia). Con un bonsai non si poteva aspirare a guidare un Paese. In questo modo invece, chi non fa parte della ditta in senso stretto, può ritrovarsi». Riuscirà a fermare il correntismo l’ex segretario della Cgil? «Epifani è consapevole che questo correntismo, ossia l’autoreferenzialità di potere, è mortale per il Pd e lo ha già ucciso una volta. Guglielmo, non è il prodotto di schiere di potere bieche. La sua segreteria sarà giudicata su questo. Deve condurre una lotta forte e determinata contro l’arroganza delle correnti. La degenerazione del correntismo porta a finalizzare tutto alla spartizione di poltrone e privilegi. Lo abbiamo visto sui sottosegretari e sui presidenti di commissione dove c’è stato il buio profondo. Il pluralismo politico però ci deve essere ed è positivo». C’è un dato che forse è stato poco analizzato. Dove sono finiti gli ex Ds? Il baricentro di governo al centro, il segretario un liberal-socialista… «Mah.  Alcuni hanno voluto vedere in questo governo una sorta di nuova Dc: una Dc2.0. E allora hanno pensato: dato che questo governo è in mano ai democristiani del 21esimo secolo, dobbiamo affidare il partito a gente più di sinistra. E abbiamo visto ex Ds, Cuperlo e ex dalemiani rivendicare questa logica che però è perdente. E’ sempre quella del compromesso storico bonsai». Quindi? «Così non si fa un buon servizio né a noi, né a Enrico Letta, né ai nostri elettori di oggi e di domani che non si interessano di queste cose. Credo che, invece, sia meglio concentrarsi sulle idee di sinistra, ma una sinistra del 2013 che guarda al 2023 e non al 1970. Abbiamo visto l’occupazione militare di alcune presidenze di commissione dove gente senza alcuna competenza è stata messa lì, per fare un esempio, perchè rispondeva all’area ex Ds dalemiana pugliese. E’ evidente che questa è un’occupazione di potere assolutamente dannosa per le istituzioni». Intravede una svolta con Epifani segretario? «Ci sono le premesse, diciamo così, per costruire una sinistra moderna, liberale, sociale, transnazionale, europea in Italia, che è sempre stata avversata prima dal Pci e poi da ex Ds. Ma non da Veltroni e dai veltroniani per esempio». Renzi-Letta. Accoppiata vincente anche nel futuro del Pd? «Non credo che i buoni o cattivi rapporti personali possano determinare i successi o gli insuccessi politici. Credo che Renzi dovrebbe impegnarsi in prima persona nel congresso che verrà. Assieme a Renzi dobbiamo costruire un’alleanza tra chi lo ha sostenuto alle primarie e gli ex ulivisti, l'area veltroniana, le varie reti, Insieme per il Pd, Prossima Italia, OccupyPd. Tutto quello che si sta muovendo a sinistra, insomma, nello sforzo di creare un nuovo partito democratico. Altrimenti, se non si candidasse, Matteo dovrebbe essere parte attiva nel processo di ricostruzione di un’alleanza di questo genere». E sull’asse con Letta? «E evidente che Renzi è qualcuno che ha  fortissime capacità comunicative mentre Enrico Letta è un uomo di governo, con una lunga esperienza pur essendo giovane. A mio avviso nel nuovo Pd sapremo valorizzare risorse come le loro. Se Renzi vuole giocare un ruolo in futuro a livello nazionale, dovrebbe rinunciare ai tatticismi adesso e impegnarsi in prima persona o operando per un’altra candidatura. Altrimenti non c’è futuro per noi, ma nemmeno per lui».
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