Mina di acciaio (Riva) su 1400 operai e sui conti (pubblici) del governo

13 settembre 2013 ore 16:21, intelligo
di Giuseppe Tetto
Mina di acciaio (Riva) su 1400 operai e sui conti (pubblici) del governo
La decisione del gruppo Riva Acciaio di chiudere sette suoi stabilimenti, mettendo “in libertà” (come recita il comunicato) 1.400 operai, ha provocato un vero e proprio scossone nel mondo politico. È di oggi, infatti, la decisione del ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, dopo un confronto con i sindacati, di tenere lunedì prossimo un faccia a faccia con il presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante, per fare il punto sulla grave decisione presa dall’Holding siderurgica in seguito al sequestro di 916 milioni di euro, effettuato nei giorni scorsi dalla Guardia di Finanza di Taranto su ordine del gip di Taranto, Patrizia Todisco. Non si sono fatte attendere le proteste delle parti sociali. Parla di “atto inaccettabile”, infatti, Maurizio Landini, leader della Fiom, secondo il quale, la scelta del Gruppo scarica sui dipendenti responsabilità non loro: «Così la situazione non è più gestibile, quindi – ha sottolineato il sindacalista – chiediamo al Governo di dare il via al commissariamento di tutte le società controllate dal Gruppo come previsto dal decreto Ilva ». Ma sul commissariamento Zanonato chiosa: «Si tratta di un'ipotesi che non sono in grado di prendere in considerazione» in questo momento. E sui lavoratori ribadisce: «Gli interessi da tutelare sono diversi - ha spiegato – ma il primo è quello dei lavoratori che non possono perdere il posto» considerato anche «che lavorano in aziende produttive che generano ricchezza. Solo inseguito si devono tutelare le decisioni della magistratura e proteggere il sistema industriale». Intanto sono pronte le chiusure degli stabilimenti di Verona, Caronno Pertusella (Varese), Lesegno (Cuneo), Malegno, Sellero e Cerveno in provincia di Brescia, Annone Brianza (Lecco), in quanto, come spiega il gruppo Riva in una nota, «non rientrano nel perimetro gestionale dell’Ilva».  Una mossa, questa, che il segretario del Pd, Guglielmo Epifani stigmatizza come grave e inaccettabile perché «finisce per far ricadere gli effetti sui lavoratori, spero intervenga il governo per richiamare l’azienda a comportamenti più attenti e arginare questa situazione». Interviene anche il presidente della Confindustria, Giorgio Squinzi che pone l’attenzione sulle condizioni “drammatiche” che stanno, adesso, vivendo 1.400 famiglie: «Credo che ci voglia un pò di buonsenso per discutere e trovare delle soluzioni in maniera equilibrata». E ancora: «È un problema molto serio - ha detto a margine di Atreju - su quale dobbiamo ragionare, perché dobbiamo assolutamente uscire da questa situazione». Un appello, quello del presidente degli industriali, che arriva dopo i segnali di ripresa economica stimati per il nostro Paese, a fronte di due anni trascorsi in fondo al tunnel della recessione. Una crescita che ora spetta al Governo Letta curare e portare avanti, dimostrando di avere “stabilità” anche su questo ennesimo dramma tutto italiano.
autore / intelligo
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