Forconi, Fiom e studenti: la settimana della piazza e degli s-piazzati

14 dicembre 2013 ore 12:28, Lucia Bigozzi

Forconi, Fiom e studenti: la settimana della piazza e degli s-piazzati
La piazza che s-piazza. Spiazza il Palazzo, spiazza le ideologie, i luoghi comuni, spiazza le piazze acquisite, le leadership per tradizione o “eredità” demagogica, i clichè. Si fa piazza a sé, ma è una Piazza Grande: è la piazza della protesta che nasce dal dolore, dal disagio, dalla sofferenza. Dalla paura che la speranza non sia più speranza ma duro vivere e nient’altro. Fatica quotidiana. Futuro e presente che non ci sono o se ci sono hanno il sapore, amaro, di lacrime e sangue. Una settimana così, di piazza in piazza. “9 dicembre 2013”: coordinamento dei movimenti.

Da Palermo con gli autotrasportatori, dal Veneto con i “liberi imprenditori federalisti europei” (Life) e le mille sigle e non sigle dell’indignazione. Da Imperia e Savona, passando per Firenze, Napoli, Modena, Bari e tante altre piazze maggiori e minori, Intelligonews ha raccontato presidi, raccolto testimonianze, dato voce alla sofferenza che si ribella all’insofferenza. Un viaggio nella realtà quotidiana, lontano dagli stucchi e dalle sale ovattate dei palazzi del potere. Rumore vs silenzio.

“FORCONI”. E’ la parola-chiave delle piazze della protesta, ma la definizione, sprezzante perfino violenta nell’immagine che tiene in sé, non rende il senso, la portata della scossa elettrica che sta attraversando l’Italia. Uno choc: prevedibile eppure non previsto, sottovalutato, minimizzato da una politica immobile, imbambolata e autoreferente, chiuso nel recinto di un’altra parola ricorrente: estremismo. Certo, nelle piazze s-piazzate c’è di tutto e di più: chi strumentalizza per interessi di bottega o di partito: Grillo e Berlusconi tentano di metterci il cappello sopra. Alfano e Letta ne sono distanti. Per ora.

C’è chi pensa di cambiare il mondo mettendolo a ferro e fuoco e campa a suon di bombe carta e cappuccio in testa. La “nuova” piazza non li vuole e li condanna gli estremisti (di tutti i colori e provenienze), ma è costretta ad ammettere di essere impotente nella gestione e nel controllo, come dice a Servizio Pubblico, Mariano Ferro leader siciliano di un pezzo di protesta, quella degli autotrasportatori. E in questo limbo di rappresentanza che tuttavia la piazza rifugge a prescindere – “né sindacati, né politici: tutti a casa” – il rischio di infiltrazioni sovversive e di pezzi della criminalità organizzata che vivono speculando sulle miserie della gente è evidente, confessato.

E così la rabbia spesso diventa prevaricazione: c’è chi si autonomina “capo-popolo”, sale su un palco, e impone ai commercianti di abbassare le serrande – “chiuso per protesta” - o alle persone di tornarsene a casa col carrello della spesa vuoto. Non è così che funziona, ma purtroppo è anche questo che la cronaca della settimana racconta, fotografa. C’è perfino il paradosso dell’irresistibile “profumo di popolarità” che inebria un altro dei leader auto-proclamati, Loris Calvani ripreso dalle telecamere nei comizi di piazza o ‘beccato’ dai flash seduto in una lussuosa Jaguar. “Mi ha dato un passaggio un amico” dirà per farsi scudo dalle critiche. Ma la Rete, si sa, non perdona e Intelligonews ne ha dato conto: da #forconi a #forcojoni…

TORINO. La capitale della “piazza s-piazzata”. Città non spiazzata dalle proteste perché negli anni bui della crisi ne diventa simbolo ed emblema: una città industriale che patisce un’inesorabile de-industrializzazione tradotta in licenziamenti, cassa integrazione, disoccupazione. Piazza Castello è diventata “la piazza” impoverita. Attraversata in sette giorni da manifestazioni, presidi, cortei, tafferugli, tensione, scontri, petardi, assedi, denunce, fermi e arresti.

ROMA. La piazza, le piazze e il Palazzo. Davanti a Montecitorio da anni, ormai, c’è un presidio permanente dove si alternano disperazioni, rivendicazioni, richieste di ascolto, invettive, istanze, tutte legate da un solo motto: disagio. Per strada sfila il corteo della Fiom che prova a riprendersi la leadership “scippata” con Maurizio Landini che porta la vertenza delle tute blu a Palazzo Chigi e col governo che i “Forconi” vorrebbero in-forcare raggiunge il primo traguardo di un accordo, lento e faticoso. Alla Sapienza sfila il corteo degli studenti: in trecento provano ad ‘assediare’ il Rettorato. Nei colpi inferti al portone chiuso per motivi di sicurezza proprio mentre nell’Aula Magna ci sono tre ministri a convegno, c’è forse l’immagine più forte e incredibile di una protesta che sconfina nella provocazione e nella violenza. Anonymus va all’assalto, ma è una maschera senza volto o con un volto che ci si nasconde dentro. No, non funziona così, questa non è democrazia ma caos, anarchia. Tirare un sasso, spaccare una vetrina è un gioco facile. Più difficile elaborare la protesta in proposta, saperla accompagnare nella fatica di una mediazione, nel coraggio e nella determinazione di un confronto serrato anche aspro ma costruttivo, mai distruttivo. E sempre nel rispetto delle regole d’ingaggio della democrazia.

FIL ROUGE. E’ la “solitudine” e la “disperazione” spiega nell’intervista a Intelligonews Giorgio Airaudo (Sel), oggi “prestato” al parlamento ma con un passato (recente) da sindacalista di lungo corso nella Fiom. Lui le piazze le conosce bene ma conosce altrettanto bene il valore della “rappresentanza” e della mediazione perché “con la politica bisogna fare i conti” per trasformare le istanze dei lavoratori in provvedimenti, leggi, norme.

In tutte queste piazze ognuno ci legge la piazza che vuole: quella del movimento operaio della rivoluzione industriale e della modernità, degli studenti arrabbiati, dei diritti violati, delle femministe in auto-gestione permanente, degli studenti dei collettivi, dei comitati, della Minoranza Silenziosa degli anni ’70 che si ribellò alla “casta”, come spiega Altero Matteoli (Fi) a Intelligonews.

Eppure la Piazza Grande della protesta – assicurano i leader più o meno riconosciuti e perlopiù auto-proclamati - non si fermerà. E’ già in cammino verso Roma.

autore / Lucia Bigozzi
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