Governo "Lenzi", Mussolini (Fi): “Matteo aprirà a qualche scontento di Grillo e a qualcuno di Sel. Noi potremmo entrare..."

14 febbraio 2014 ore 15:00, Lucia Bigozzi
Governo 'Lenzi', Mussolini (Fi): “Matteo aprirà a qualche scontento di Grillo e a qualcuno di Sel. Noi potremmo entrare...'
“Con Renzi dobbiamo fare le riforme, ma io oserei di più… valuterei l’opzione governo e maggioranza. Mi piacerebbe vedere la faccia di Alfano…”. Lo scenario in movimento del Renzi-One, Alessandra Mussolini, senatrice di Fi lo legge fuori dagli schemi e dai riti della politica di Palazzo. A Intelligonews esplicita l’auspicio di un Berlusconi che con Renzi ci lavora da dentro e non solo dall’opposizione. E spiega perché…
Oggi abbiamo un governo “Lenzi” nel senso che non è più di Letta e sarà di Renzi. Dove sta la differenza? «Una differenza c’è: Letta ha avuto un atteggiamento in fondo pavido perché ha privilegiato i rapporti esterni stando molto all’estero e meno sul fronte interno. Renzi mi sembra una persona schietta, quando le cose non vanno lo dice apertamente, anche perché io sono un po’ stanca di tutte le persone che dicono va tutto bene andiamo avanti, facendo finta di non vedere i problemi reali del paese; un atteggiamento del genere significa tradire gli elettori». Renzi la convince? «Io parlo a titolo personale e dico che se si riesce con una spinta innovativa e rivoluzionaria a fare qualcosa, a dare il segno che si muove qualcosa, penso che la gente potrebbe superare anche il fatto di un governo e un premier non eletti nelle urne anche perché non sappiamo ancora con quale legge elettorale eventualmente andare al voto. Certamente Renzi rischia e credo che Fi debba mantenere la propria coerenza facilitando ogni atto a favore delle riforme frutto del patto Berlusconi-Renzi: sistema di voto, revisione del Titolo V della Costituzione e modifica del Senato. Insomma, non si deve vanificare l’accordo che è stato sancito indipendentemente dal non appoggio al governo». Quindi lei dice: lavoriamo con Renzi sulle riforme, ma potrebbe profilarsi qualcosa di più rispetto al ruolo di opposizione assunto nella seconda metà del governo Letta? «Auspico che il mio partito possa stabilire un rapporto stabile e produttivo. In tutte le dichiarazioni c’è il non entrare al governo ma…». Sarebbe anche il caso secondo lei? La ritiene un’opzione possibile? «Le posso dire una cosa?». Prego. «Con tutto quello che sta succedendo io un pensierino ce lo farei… mi rimetterei in gioco. Capisco che è un passaggio estremamente difficile ma secondo me pure noi dovremmo lanciare una sfida… una collaborazione diversa al governo e in maggioranza non mi sconvolgerebbe: sarebbe un’operazione non scontata ma diversa». Lo consiglierebbe a Berlusconi? «A Berlusconi io non devo consigliare niente perché sa cosa fare da solo. Da un lato penso alla necessità di mantenere la coerenza con gli impegni assunti da Berlusconi e Renzi, dall’altro un’opzione del genere mi farebbe piacere per vedere la faccia di Alfano… mi farebbe tanto piacere…Mi dispiace, ma a volte uno deve pur sognare. Per noi di Fi sarebbe un sogno, per Alfano un incubo». Come legge la posizione double-face di Alfano che da un lato rilancia la centralità di Fi nel nuovo governo Renzi, dall’altro si tiene aperta la via del voto riallineandosi a Berlusconi? «No, glielo spiego io: in conferenza stampa Alfano deglutiva continuamente e si leccava le labbra, segno che è in grossa difficoltà e segno che Renzi prima della Direzione Pd non aveva concordato una posizione con lui. Lui per ora parla alla cieca, è un bluff di parole…». Ma se dovesse tornare con voi all’opposizione? «No, no… ripeto: lui in conferenza stampa deglutiva ed era in difficoltà. Un conto è stare al governo con Letta e cinque ministri frutto di una scissione da Berlusconi e dunque lui veniva premiato per aver fatto la scissione; altra cosa è essere pesantemente ridimensionato. E’ un bel problema per lui: se sta al governo deve starci obtorto collo, se va all’opposizione noi siamo un’opposizione molto più forte di lui, ecco perché io valuterei l’opzione del governo e della maggioranza». Al di là degli scenari a Palazzo Chigi, lei ritiene che quanto accaduto in questi tre giorni sia un nuovo assist del Pd a Berlusconi? «Assolutamente sì. Se noi ci posizioniamo su un atteggiamento di isolamento e di contrasto è chiaro che abbiamo un ruolo diverso, ma se siamo collaborativi con Renzi partendo peraltro da una accordo precedente alle dimissioni di Letta ecco che gli equilibri cambiano. Pensi la faccia di Renzi quando andrà in parlamento col programma di governo – aggiungo che la crisi del governo dimissionario va parlamentarizzata perché Letta è stato licenziato via Twitter – magari esplicitando i suoi punti programmatici sul lavoro e noi di Fi diciamo, siamo d’accordo, anche questo è il nostro programma, lui che fa ci caccia?». Frase immagino non casuale... «Certo che no... (sorride, ndr)» Ora però ciò che conta sono i numeri al Senato. Renzi aprirà a Sel e a qualche grillini dissidente o si terrà Alfano? E quanto può durare con una maggioranza a geometrie variabili? «Renzi non è così sciocco. I 5Stelle sono inamovibili perché manovrati da fuori da una persona che non ha alcuna intenzione di lavorare all’interno. Sicuramente dovrà imbarcare qualche scontento di Grillo e qualcuno di Sel, magari agendo anche sulle cariche istituzionali con ulteriori turn over, ma senza fare un accordo diretto con Sel. Sonstanzialmente ci sarà una maggioranza come quella che aveva Letta ma un po’ più allargata e con la nostra incognita…».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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