Ior: arriva la rivoluzione di Papa Francesco. Entro l'estate l'azzeramento dei vertici?

14 giugno 2013 ore 13:22, Americo Mascarucci
Ior: arriva la rivoluzione di Papa Francesco. Entro l'estate l'azzeramento dei vertici?
Se le notizie diffuse da Massimo Franco sul Corriere della Sera, relativamente alla volontà di Papa Francesco di azzerare entro l’estate i vertici dello Ior (Istituto per le Opere Religiose), troveranno conferma, saremo di fronte al primo, vero, grande atto di rottura con il pontificato di Benedetto XVI.
Inutile girarci intorno: Bergoglio nel conclave del 2005 fu il principale sfidante di Ratzinger, sostenuto dai settori progressisti e moderati della Chiesa, non allineati al conservatorismo del teologo tedesco. Fu il cardinale Achille Silvestrini, l’anima più liberale della Curia romana, a lanciare in pista l’arcivescovo argentino, convinto della debolezza di una candidatura Martini in funzione anti-Ratzinger. Bergoglio alla fine cedette il passo, ma negli otto anni successivi non ha mancato di dire la sua sulla Chiesa: e non sempre le sue posizioni sono state in sintonia con quelle di Benedetto XVI. La sua elezione nel marzo scorso è stata letta nel segno della discontinuità con il precedente pontificato. Non è mai avvenuto che un Papa abbia sconfessato apertamente l’operato di un suo predecessore (ancora meno nel caso in cui il predecessore sia ancora in vita), la rottura si è sempre verificata con le opere e con i gesti. Lo Ior è stato l’argomento che ha creato maggiori tensioni e scontri fra i cardinali chiamati ad eleggere il nuovo pontefice. Ad accrescere il malcontento dei porporati, venuto alla luce soprattutto durante le congregazioni preparatorie del conclave, le nomine perfettamente legittime ratificate da Benedetto XVI negli ultimi giorni di pontificato: la nomina alla presidenza della banca di Ernest Von Freyberg e quella del cardinale Domenico Calcagno, in sostituzione di Attilio Nicora, nella Commissione di Vigilanza sullo Ior. Provvedimenti formalmente ratificati da Ratzinger quando già aveva annunciato la sua uscita di scena, ma che sono stati abilmente pilotati dal Segretario di Stato Tarcisio Bertone. Secondo le indiscrezioni che fuoriescono dai sacri palazzi, il Papa sarebbe intenzionato a dimissionare i vertici della banca vaticana nominando un commissario, sacerdote o laico, di sua assoluta fiducia (il nome di Nicora, attuale presidente dell’Autorità d’Informazione Finanziaria della Santa Sede, sembra il più accreditato nel caso Francesco dovesse decidere di affidarsi ad un religioso). Resta da capire se Bergoglio sarà d’accordo o meno ad assecondare il progetto di riconduzione dello Ior sotto il controllo del Governatorato, caldeggiato in passato da Bertone, ma rilanciato anche nel corso delle congregazioni da quei cardinali contrari alla chiusura della banca, ma convinti sulla necessità di limitarne l’autonomia. Entro la fine dell’estate dovrebbe anche essere formalizzata  la successione a Bertone. In pole per la Segreteria di Stato restano il presidente del Governatorato Giuseppe Bertello, il Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli Fernando Filoni, il Segretario della Congregazione dei Vescovi e del Collegio Cardinalizio Lorenzo Baldisseri. In posizione più defilata l’arcivescovo Dominique Mamberti Segretario per i Rapporti con gli Stati la cui nomina è considerata poco probabile per il fatto di non essere italiano. Ma Bergoglio si sta evidenziando soprattutto per l’imprevedibilità delle sue mosse.  
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