Consiglio Europeo: la preoccupazione di Monti per l'Italia

14 marzo 2013 ore 10:40, Alfonso Francia
Consiglio Europeo: la preoccupazione di Monti per l'Italia
Mentre in Italia si litiga sui grillini e sullo stipendio da parlamentari e su Berlusconi che vuole processare simbolicamente i giudici in piazza, il nostro Paese affronta oggi un fondamentale Consiglio europeo dedicato alla crescita.
Mario Monti ha preparato il vertice convocando Grillo, Berlusconi e Bersani per informarli sulla piattaforma che intende sostenere. Il premier ha però ottenuto appoggio dal solo leader del Pd: si presenterà quindi di fronte ai colleghi come un capo di governo senza autorità, espressione di una parte minoritaria delle forze parlamentari in campo. Una condizione che rappresenta un pesante handicap per l’Italia, già designata protagonista dell’incontro. L’assenza di una maggioranza chiara e il ruolo centrale giocato dal Movimento Cinque Stelle, percepito oltreconfine come un partito estremista e antieuropeo, continua a rendere nervosi i mercati e le cancellerie di tutta l’Unione. Allo stato attuale, la situazione italiana non è tale da destare particolari allarmi. Secondo le ultime previsioni rese note dalla Commissione Ue si raggiungerà il pareggio strutturale già nel 2013, come previsto dall’ultimo governo Berlusconi. Inoltre Monti potrà far pesare la realizzazione di riforme importanti come quella delle pensioni e il mantenimento del deficit al di sotto del 3% del Pil nel periodo 2012-2015 (sarà appena del 2,1% nel 2013), obiettivo impossibile per altri Paesi in difficoltà come Spagna e Grecia. Preoccupa però l’aumento costante della disoccupazione e l’aggravarsi di una recessione (-1% già acquisito quest’anno) che rinvia a un futuro sempre più lontano la ripartenza dell’economia. È proprio sul tema della crescita che Monti ha intenzione di insistere con i colleghi europei, grazie anche all’appoggio della Francia che ha bisogno di approvare politiche espansive per continuare a finanziare un welfare state ormai troppo oneroso. La partita si preannuncia difficile, perché qualunque iniziativa volta a far crescere il Pil allentando le politiche di rigore sui conti pubblici verrà contrastata dalla Germania, che non teme la recessione nell’eurozona e resta contraria a qualunque intervento che possa facilitare l’aumento dell’inflazione. Monti deve riuscire nel difficile compito di convincere le economie da Tripla A che proseguendo lungo la strada dell’austerità non si fa che avvantaggiare i partiti antisistema e populisti come quello di Grillo, senza però citare direttamente il nome del comico, ormai un giocatore fondamentale negli equilibri del nuovo Parlamento. Il premier tenterà di far ingoiare alla Merkel una versione annacquata della golden rule, che consenta di escludere dal calcolo del deficit gli investimenti di sicuro impatto sulla crescita dell’economia. Dalla sua parte avrà il presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy, che ha più volte sostenuto l’urgenza di investimenti pubblici «produttivi» per rilanciare la crescita, soprattutto per i Paesi virtuosi come l’Italia. L'ultima bozza di conclusioni del summit, redatta l’8 marzo, è molto esplicita sul tema: «La stagnazione dell'attività economica prevista per il 2013 – si legge nel testo – e i livelli inaccettabilmente elevati di disoccupazione evidenziano quanto sia cruciale accelerare gli sforzi per sostenere la crescita come questione prioritaria». Monti può ragionevolmente sostenere che frasi così impegnative siano una vittoria della sua linea. Ma pur potendo contare sul sostegno pesante di Francoise Hollande, gli sforzi del premier potrebbero rivelarsi inutili se i suoi interlocutori concluderanno che il progetto non è appoggiato dalle forze espresse dal nuovo Parlamento. Finora i grillini hanno fatto capire di non essere interessati a proporsi come interlocutori a Bruxelles, preferendo concentrarsi su temi d’impatto ma economicamente non decisivi come la lotta agli sprechi della classe politica. Di certo se l’Europa non riceverà delle proposte è pronta a decidere senza l’assenso del futuro governo italiano.
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