Francesco, Papa conservatore o progressista?

14 marzo 2013 ore 15:08, Lucia Bigozzi
Francesco, Papa conservatore o progressista?
Papa conservatore o progressista? L’interrogativo ha agitato le penne e le dichiarazioni di addetti ai lavori e non, alla vigilia del Conclave. E sarà, da oggi in poi, fino alle sue prime dichiarazioni e omelie ufficiali, un autentico tormentone…
un tirarlo continuo per la giacca, a tenere banco nelle discussioni dei benpensanti, quelli che hanno sempre la verità rivelata in tasca, i politically correct di turno, e i salotti tv, fin dal momento in cui Papa Francesco si è affacciato dalla Loggia delle Benedizioni. L’intellighentia radical-chic è già partita in quarta per classificare il Pontefice nelle categorie e negli schematismi ideologici ormai superati dalla storia. Vecchi cliché polverosi, ragnatele di un retaggio politico e demagogico, con cui si vorrebbero imbrigliare le parole, il messaggio, lo stile col quale questo Papa si è presentato al mondo. Un dejà vu, insomma. E’ accaduto ad ogni Papa del resto. Bergoglio, invece, sfugge a ogni gabbia: lo ha già dimostrato, con l’umiltà, la semplicità e al tempo stesso la forza del suo dire che dice più di ogni altra congettura, lettura, interpretazione, tentativo di catalogazione. Vediamo perché nelle ‘sue’ parole-chiave. FRANCESCO. Il richiamo al patrono d’Italia e del mondo è senz’altro un tratto distintivo all’alba del suo Pontificato. In linea con la dedizione verso gli ultimi, i poveri, i diseredati, che Bergoglio ha tradotto in impegno spirituale e civile nella sua Argentina diventando punto di riferimento per l’intera America Latina. Le anime belle si affrettano a esaltare il pauperismo come concetto alto della cultura progressista, senza comprendere che – invece – la storia del cardinale Bergoglio prima e di Papa Francesco d’ora in poi, rivela il profilo di un uomo di profonda spiritualità ancorato saldamente alla tradizione che non è liturgia della forma ma sostanza del Vangelo e dunque della Verità. L’attenzione agli ultimi, non è di sinistra, bensì il fondamento della dottrina sociale della Chiesa. Un Papa riformatore nelle forme ma tradizionalista nella sostanza. TRADIZIONE. Bergoglio sfata il tabù dei radical-chic secondo i quali la tradizione è di destra, e fa rima col conservatorismo punto. Niente di più falso. Lo spiega in un’intervista smantellando lo schema precostituito: “Proprio se si è fedeli si cambia. Non si rimane fedeli come i fondamentalisti, alla lettera”. Perché “la fedeltà è sempre un cambiamento, un fiorire, una crescita. Il Signore opera un cambiamento in colui che gli è fedele”. L’innovazione nelle forme sta in un’altra riflessione che chiama in causa il ruolo dei sacerdoti: “I sacerdoti devono predicare la verità, fare del bene a tutti. Non basta che la nostra verità e la nostra pastorale siano ortodosse ed efficaci”. MATRIMONI GAY. Chi già pronostica e attribuisce a questo Papa riforme epocali anche nel campo delle relazioni tra persone dello stesso sesso, dovrebbe rileggersi il pensiero dell’allora cardinale Bergoglio che definì tali relazioni “la Movida del diavolo”. E ancora criticando la decisione di giudice: “La legge argentina regola il matrimonio come entità civile composta da un uomo e una donna. Il nostro atteggiamento non è religioso, discriminatorio o fondamentalista, ma puramente legalista”. RELAZIONI FUORI DAL MATRIMONIO. Nessun indugio nel criticare quei sacerdoti argentini che si sono rifiutati di battezzare i figli nati da relazioni extraconiugali. Li definì “ipocriti di oggi”. Innovatore, anche qui. Ma al di fuori delle categorie precostituite. La parola-chiave che anche oggi nel suo primo pellegrinaggio in Santa Maria Maggiore ha ripetuto esortando fedeli e religiosi è ‘misericordia’, elemento basilare della tradizione e del Vangelo. ECONOMIA. Netto il giudizio contro “l’economia speculativa, priva di etica” (ossia il capitalismo ultraliberista) e tuttavia questo non significa massificazione, omologazione. L’afflato di questo Papa dalla parte dei bisognosi e dei poveri è ben saldo nel messaggio evangelico e trae fondamento da una missione pastorale vissuta e praticata tra la gente, ascoltando ciò che la gente porta nel cuore. In questo Papa Francesco sarà rivoluzionario (come ha dimostrato chiedendo e pregando coi fedeli riuniti in San Pietro subito dopo la sua elezione). Saprà imprimere una svolta anche nei bizantinismi di una Curia percepita come autoreferenziale e distante dal mondo. Ma tutto ciò non ha nulla a che fare con quel progressimo ideologico, col materialismo dialettico e storico, nel quale si vorrebbe “farlo prigioniero”. Meno che mai nella lotta di classe. Alla luce di queste considerazioni acquista una logica la sua presa di distanza dalla Teologia della Liberazione, che gli causò un’accusa di anticomunismo becero e di fiancheggiamento (puro veleno) nei confronti dei regimi militari. Insomma, anche dal punto di visto argentino (patria del peronismo, dei montoneros), le categorie ideologiche dimostrano la loro debolezza. Meno che mai per un Papa.
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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