Barca: il jolly di Bersani, l’ossessione di Renzi

14 marzo 2013 ore 18:22, Lucia Bigozzi
Barca: il jolly di Bersani, l’ossessione di Renzi
Bersani
ha un jolly. Renzi ha un’ossessione. Per entrambi un nome e un cognome: Fabrizio Barca. Ministro del governo Monti, potrebbe essere l’uomo della ‘provvidenza’ nel caso in cui il leader Pd dovesse sprofondare nelle paludi grilline. L’uomo che salverebbe capra (esecutivo) e cavoli (partito) nell’intricato rebus politico-istituzionale. Nessuno lo dice, tutti lo pensano, qualcuno lo auspica. Tre indizi fanno una prova.
IL PAPA "NERO". Papa "nero",  outsider, convitato di pietra, uomo-ombra. Gli appellativi si sprecano, ma in fondo a tanta ‘letteratura’ c’è il profilo di quello che nei ranghi democrat anti-renziani viene visto come l’uomo nuovo. In altre parole, sarebbe l’asso nella manica degli stessi bersaniani se il tentativo con Grillo cadesse nel vuoto. In quel caso, Bersani sarebbe costretto a lasciare la mano per la premiership evitando così di tornare alle urne entro pochi mesi. Ma dalle parti di Largo del Nazareno gira anche un’altra versione, opposta all’ipotesi che si sta facendo largo: nessun passo indietro del segretario-premier in pectore. Al punto che il governo-con-Grillo-a-tutti-icosti- conterrebbe anche un elemento di tattica per il dopo: in altre parole sarebbe un modo per andare in campagna elettorale e scaricare sui cinquestelle la responsabilità del mancato esecutivo. Congetture, interpretazioni. MONTECITORIO AI GRILLINI. Di certo, tra i vertici piddini, c’è la consapevolezza di dover approntare un piano B. Va detto, però, che nelle fasi concitate di trattative ufficiali e ufficiose c’è un segnale nuovo: i democrat sarebbero pronti a sostenere un candidato grillino alla presidenza della Camera. I grillini ringraziano. Ruolo per il quale era in pole Dario Franceschini ma le parole “dell’ambasciatore” bersaniano Davide Zoggia, fanno intravedere altro: il Pd è per il cambiamento e siccome i cinquestelle hanno ottenuto più o meno i consensi del Pd, sarebbe illogico a fronte di una loro disponibilità, non votare un loro candidato. “Dialogo aperto fino all’ultimo” ripetono oggi i piddini che cercando di capire se la “corresponsabilità” dei grillini vale anche per il Senato. In altre parole, se l’apertura al candidato presidente grillino per la Camera incontrerà la stessa disponibilità dei senatori ciquestelle per un candidato presidente democrat. Altro dato di giornata, se come spesso accade, non sarà smentito da Grillo in tempo reale: il capogruppo al Senato Crimi ha aperto all’idea di un governo guidato “da una personalità della società civile, estranea ai partiti”. Esattamente ciò che vede e prevede il Pd Pippo Civati (in corsa alla segreteria per il dopo-Bersani) nell’intervista a Intelligonews. Convergenze parallele? Vedremo. PREMIER PAPABILE. E chissà che proprio Fabrizio Barca non possa essere il nome sul quale costruire il governo che verrà. Grillini a parte, il ministro per la Coesione territoriale incassa adesioni dentro e fuori i democrat. Sarebbe stato Napolitano a ‘consigliare’ Monti sulle qualità dell’economista bocconiano, cresciuto in Bankitalia e al Tesoro, molto apprezzato in Europa. E’ stato il ministro che lavorando lontano dai riflettori è riuscito a riorganizzare la burocrazia dei contributi europei e a reinventarne l’efficacia dell’uso. In cifre: milioni di euro ai progetti italiani. Pure nel centrodestra ne parlano bene e nei Palazzi della politica c’è chi si spinge a identificarlo perfino con l’uomo al quale starebbe pensando Napolitano nell’ipotesi di un governo del presidente. Barca non ha la tessera del Pd, non è uomo di apparato, semmai di area. Non c’era alla direzione nazionale, non c’è nell’anticamera della segreteria. Forse, potrebbe già preparare la valigia per Palazzo Chigi. Nessuno lo dice, in molti lo pensano. Tranne Renzi.
autore / Lucia Bigozzi
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