Pittella: «Renzi dica qualcosa, di sinistra. Cosa pensa su adozione per coppie gay? Sbagliato fare primarie per depennare»

14 novembre 2013 ore 16:35, intelligo
Pittella: «Renzi dica qualcosa, di sinistra. Cosa pensa su adozione per coppie gay? Sbagliato fare primarie per depennare»
«L'evanescenza che finora ha mostrato Renzi va colmata»   di Claudia Farallo    «La "dis-par condicio" ha colpito innanzitutto i candidati più deboli, sia a livello mediatico che nei circoli. In alcune situazioni io non sono stato nemmeno citato come candidato». Così Gianni Pittella, vice presidente del Parlamento europeo e candidato alla segreteria del Pd, commenta le parole di D'Alema sull'assenza di par condicio che accompagnerebbe il Congresso. Su Renzi, Pittella dichiara: «ha una grande empatia con il Paese e questa è una dote di cui ha bisogno il Pd. Detto questo, sottolineo che l'evanescenza che finora ha mostrato Renzi va colmata, e la funzione della mia candidatura è proprio quella di portare contenuti più precisi». E chiede: «Vogliamo parlare di diritti? Voglio sapere da Renzi cosa ne pensa dell'unione gay. Cosa pensa dell'adozione di bimbi che sono buttati in un orfanotrofio, e che invece starebbero molto meglio affidati all'amore di genitori benché dello stesso sesso?». «Su queste cose», afferma Pittella, «si misura se uno è di destra, di centro o di sinistra, non sulle chiacchiere».   D'Alema riferendosi al Congresso del Pd ha parlato di regole assurde e di assenza di par condicio. Come commenta? «Se D'Alema si lamenta, io potrei presentare un elenco lunghissimo di lamentele, perché la "dis-par condicio" ha colpito innanzitutto i candidati più deboli, sia a livello mediatico che nei circoli. In alcune situazioni io non sono stato nemmeno citato come candidato». Si lamenta un'endorsement eccessivo verso Renzi da parte dei media. «Non credo tanto Renzi, io direi che i due candidati maggiori e perfino Civati stanno avendo una visibilità non paragonabile alla mia». A cosa è dovuto secondo lei? Una mancanza del partito? Dei media? «Non è dovuto ad una cattiva disponibilità del partito, bensì ad un'idea di gerarchia tra i candidati che si sono fatti i media. Ma la gerarchia la fanno gli iscritti e gli elettori, e non un pregiudizio che può essere nella mente dei giornalisti». Come scardinare questo meccanismo? «Dimostrando che gli iscritti al partito, che sceglieranno i tre che andranno alle primarie aperte, hanno una testa autonoma. Mi auguro che, con la loro autonomia di giudizio, sappiano sanzionare questo brutto tentativo di presentare candidati di Serie A e Serie B. Il che è avvenuto anche attraverso sondaggi diffusi in maniera scorretta, perché bisogna farli sulla platea che effettivamente vota per decidere chi dei tre andrà alle primarie aperte, e dunque la platea degli iscritti. Se questa platea non la conosciamo nemmeno noi, come possono conoscerla i sondaggisti? Questi sondaggi possono condizionare la scelta, perché se uno vede che Pittella è all'1% allora può pensare che il proprio voto non sia utile. Invece Pittella non sta all'1% se si fa il calcolo sugli iscritti». Di chi è la responsabilità? «Di chi ha fatto uno Statuto con alcune regole, come quella che prevede che gli iscritti adesso vadano a votare non per eleggere il segretario ma per depennare dalla lista un candidato. Le pare una cosa normale che gli iscritti siano chiamati prima a eleggere i segretari di circolo, poi quelli provinciali, poi, per la terza volta nel giro di poche settimane, a depennare uno dei quattro candidati, e poi infine per la quarta volta l'8 dicembre per votare per le primarie aperte? Questo è un meccanismo infernale che determina disaffezione da parte degli iscritti. Bisogna cambiare le regole, ma è chiaro che non è possibile farlo in queste ore, alla vigilia del Congresso a cui seguirà la battaglia per le primarie aperte. Bisognava pensarci prima a correggere alcune distonie evidenti». Quindi avrebbe proposto una par condicio per la visibilità mediatica? «Assolutamente sì, quando c'è una gara tutti i candidati devono essere messi sulla stessa griglia di partenza, ma se tu uno lo fai correre con dieci metri di vantaggio è chiaro che poi vince». Tornando a D'Alema, l'ex premier critica Renzi per la scarsezza di contenuti. Cosa ne pensa? «Credo che non si debba solo criticare, ma anche sottolineare gli aspetti positivi. Renzi ha una grande empatia con il Paese e questa è una dote di cui ha bisogno il Pd. Detto questo, sottolineo che l'evanescenza che finora ha mostrato Renzi va colmata, e la funzione della mia candidatura è proprio quella di portare contenuti più precisi». Quali contenuti Renzi non affronta in modo preciso? «Il tema europeo, la questione del Mezzogiorno legata ad una visione unitaria del Paese, l'identità socialdemocratica del Pd. A questo proposito, io chiedo espressamente che il partito diventi una forza progressista e socialdemocratica di tipo europeo. E non dimentichiamo poi il partito: non può essere affidato solo a una persona, per quanto cariscatica, ma è necessario dar vita a un gruppo dirigente collettivo». Renzi può rappresentare dunque tutto il Pd? «Chiunque vinca questa gara deve rappresentare tutto il Pd, ma senza per questo diluire le risposte che bisogna dare. Una delle mancanze più forti che ha avuto il Pd in questi anni è il non essere riuscito a decidere sulle singole questioni in nome di un'unanimità, che in questo caso è stato unanimismo. La mia richiesta forte è che chiunque vinca si impegni a fare una discussione seria sulla riforma del fisco, del welfare, della riforma elettorale, sulle spese per gli armamenti, sui temi europei... ma dopo la discussione ci vuole la decisione. Anche quando ci sono opinioni diverse, c'è un metodo, che è quello democratico: si vota e si prendono le decisioni». Alcuni dicono che Renzi è una sorta di arma per liquidare ciò che resta della sinistra italiana. Per lei il sindaco di Firenze può rappresentare questa prospettiva? «Credo proprio di no, anche perché non consentiremo a nessuno di liquidare la sinistra italiana, quando per sinistra intendiamo i valori di equità, uguaglianza, della dignità della persona e della coesione sociale, la sostenibilità ambientale, la pari opportunità tra uomo e donna, i diritti degli omosessuali. Questo patrimonio è fondamentale per un partito come il nostro». Alcuni vedono Renzi molto spostato verso il centro... «Se Renzi per il momento ha un approccio olistico che cerca di non scontentare nessuno, c'è bisogno di una forza, che io cerco di rappresentare, che chiami Renzi ad un confronto di merito, non limitandosi ad evocare le questioni. Quale riforma del welfare vogliamo? Io voglio un welfare socialdemocratico. Vogliamo una riforma del fisco che non tocchi le rendite finanziarie? Io dico no, voglio premiare chi lavora e non chi specula. Sono d'accordo alla patrimoniale per chi è ricchissimo, non per il ceto medio. Vogliamo parlare di diritti? Voglio sapere da Renzi cosa ne pensa dell'unione gay. Cosa pensa dell'adozione di bimbi che sono buttati in un orfanotrofio, e che invece starebbero molto meglio affidati all'amore di genitori benché dello stesso sesso? Su queste cose si misura se uno è di destra, di centro o di sinistra, non sulle chiacchiere». Venendo alla Legge elettorale, molti del suo partito sembrano confluire su un possibile ritorno al Mattarellum. «Io sono d'accordo su qualsiasi sistema che restituisca il diritto sacrosanto e inviolabole ai cittadini di scegliere i propri deputati e senatori. Sono per un sistema che non ci porti indietro, al proporzionalismo, che sarebbe l'anticamera della costituzione di un centro che, di volta in volta, si allea con la destra o con la sinistra». Sarebbe dunque favorevole ad un ritorno in extremis al Mattarellum? «Si». E sull'importanza del bipolarismo? «Io sono per mantenerlo, purché non sia forzoso e muscolare come quello degli ultimi vent'anni che ci ha portato al berlusconismo e all'anti-berlusconismo. Voglio un bipolarismo con due grandi forze, con una sinistra socialista europea da una parte e una destra conservatrice e popolare dall'altra, nel reciproco rispetto e avvicendamento». Oggi Rehn ha definito "meritato" il successo dell'export tedesco, ma ha anche affermato che la Germania deve aumentare la domanda interna per aiutare gli altri Paesi dell'Eurozona a superare la crisi. Come commenta? «Finalmente Rehn ha detto una cosa giusta, mi rincresce però che l'abbia detta con forte ritardo. Noi abbiamo denunciato da tempo questo problema: così come il debito è un'anomalia, al pari lo è il surplus commerciale della Germania. E allora, come si agisce sui Paesi del sud Europa dicendo di ridurre il debito, così si deve fare per la Germania per correggere gli squilibri commerciali».  
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