Jobs Act infuocato. Le voci dai dissidenti dem fino a Landini

14 novembre 2014 ore 13:20, Lucia Bigozzi
Jobs Act infuocato. Le voci dai dissidenti dem fino a Landini
Una cosa di Renzi, Maurizio Landini la condivide: gli 80 euro in busta paga. Ma per paradosso e provocazione.
Dal palco di Milano nella giornata della mobilitazione nazionale degli scioperi “sociali” il leader delle Tute blu rilancia le ragioni della protesta. Il piano del sindacato incrocia quello della politica. Ecco le voci di giornata. LANDINI-CAMUSSO. “Chiediamo che vengano estesi a tutti gli 80 euro di Renzi e lo ringraziamo perché quegli 80 euro ci servono per scioperare contro di lui”, è il leit motiv del leader della Fiom che boccia pure l’accordo tra renziani e minoranza interna sul jons act definendolo “una presa in giro”. Gli fa eco Susanna Camusso che dal palco di Piazza Duomo mostra il pollice verso sulla mediazione interna al Pd perché “non ci pare che con qualche mediazione ci sia una risposta nel mantenere la difesa dei diritti come noi facciamo” (come riporta l’Adnkronos). Per la leader della Cgil “la partita sul jobs act non è chiusa e non è un voto di fiducia che cambierà il nostro orientamento, la nostra iniziativa”. MINORANZA DEM. Stefano Fassina è in piazza Duomo mentre parlano Landini e la Camusso. L’ex viceministro dell’Economia tra i più critici sulle politiche governative, spiega all’Adnkronos la sua presenza: “Significa continuare a stare al fianco dei lavoratori che vivono una fase di grande difficoltà, che domandano una rappresentanza politica, domandano un cambiamento vero che vada verso la promozione del lavoro. E noi siamo qua per provare a rispondere”. Voce critica anche quella di Rosy Bindi, presidente della Commissione Antimafia che non si dice “molto contenta della modifica al Jobs act”. Il riferimento è alla mediazione interna al suo partito. E all’Adnkronos aggiunge: “Adesso lo guarderò ma non so se in quelle modifiche siano previste delle risorse e soprattutto voglio capire come viene modificato l'articolo 18 perché io credo che non andasse toccato dopo avere fatto quella fatica con la Fornero due anni fa, che non era proprio un interlocutore tenero, non ho proprio capito perché si sia messa mano a questa cosa”. MAGGIORANZA. Tra gli alleati l’intesa tra renziani e minoranza dem, suscita qualche perplessità. E non la nascondono i capigruppo di Scelta Civica Gianluca Susta (Senato)  e Andrea Mazziotti (Camera) che affermano (come riporta l’Adnkronos): “La riforma del lavoro costituisce da sempre uno dei punti fondamentali del programma di Scelta civica, che ha contribuito in modo decisivo - attraverso l'opera di Pietro Ichino - alla preparazione del testo approvato dal Senato. Il senatore Ichino è l'autore del codice semplificato del lavoro, sul quale si dovrà basarela riforma. Abbiamo anche sostenuto l'accelerazione del percorso alla Camera, per assicurare che la nuova normativa entri in vigore contestualmente alla Legge di stabilità, in modo da rendere più efficaci gli incentivi alle nuove assunzioni. Riteniamo pertanto che il Jobs Act debba procedere rapidamente e senza modifiche sostanziali che ne rendano ambiguo il contenuto”. OPPOSIZIONI. Dalle file di Forza Italia, Renato Brunetta presidente dei deputati sfida Renzi in un tweet:     Duro il commento di Nichi Vendola, leader di Sel, presente alla manifestazione dei sindacati a Milano: “Noi contestiamo tutto l'impianto del Jobs Act, è inaccettabile. È la permanenza, nella giungla della precarietà, è la cancellazione delle poche tutele e dei pochi diritti che sono rimasti a presidiare un'idea di civiltà nel mondo del lavoro. Per noi non ci sono pannicelli caldi che possano migliorare quel provvedimento”.
autore / Lucia Bigozzi
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