Sarà la legge di stabilità, ma fa tremare l'Italia. Ecco il provvedimento

14 ottobre 2013 ore 10:30, Alfonso Francia

Sarà la legge di stabilità, ma fa tremare l'Italia. Ecco il provvedimento
Come da regola consolidata, a un giorno dalla pubblicazione i contenuti della legge di stabilità sono ancora immersi nell’incertezza. Ci aspetta una lunga notte di discussioni accese tra ministri, condite da ultimatum e minacce di dimissioni per sventare questo o quel taglio. Per non parlare delle richieste dell’ultim'ora di sindacati e associazioni di categoria. Ma nonostante tutto è già possibile delineare per larghe linee quello che ci si deve attendere dalla prossima Finanziaria. C’è ovviamente di che temere per il proprio portafogli, ma stavolta si aspettiamo pure qualche buona notizia.

CUNEO FISCALE Sulla carta la notizia è di quelle che entusiasmano: dopo anni di salassi e batoste il lavoratore dipendente dovrebbe beneficiare di detrazioni in busta paga. L’intervento, proposto per rilanciare i consumi, rischia però di avere ben pochi effetti visti i pochi soldi a disposizione: appena dieci miliardi per il triennio 2014-2016. Il bonus per il prossimo anno, riservato ai lavoratori con reddito inferiore ai 55mila euro, dovrebbe essere di 250 euro, e 500 l’anno successivo. Non tanto, ma già qualcosa per le anemiche finanze delle famiglie. INCENTIVI ALLA RIPRESA Le aziende che rispettano i parametri di sicurezza sul lavoro potrebbero essere premiate con la revisione dei contributi INAIL. Le imprese che investono e assumono riceveranno invece degli incentivi fiscali, soprattutto se a essere selezionati saranno giovani e donne. Ottime notizie, ma anche in questo caso il problema è la scarsezza dei fondi a disposizione. Per disinnescare il problema del credit crunch, che ha ormai reso difficilissmo ricorrere a prestiti per finanziarsi, si pensa di consentire alle banche di dedurre in cinque anni svalutazioni e perdite su crediti. Gli imprenditori dovrebbero così trovare maggiore disponibilità presso gli istituti di credito. IVA Qui il governo tenta il gioco delle tre carte. Non annuncia nuovi aumenti, ma crea una quarta aliquota al 7%, nella quale confluiranno alcuni beni ora al 4% e altri al 10%. Di certo il conto finale sarà a sfavore del consumatore, e probabilmente a soffrire di più saranno gli italiani meno abbienti. L’Iva agevolata si applica infatti ai beni essenziali, quelli ai quali non è possibile rinunciare, come latte, pane, ortaggi. TAGLI Il ministro Beatrice Lorenzin ha lanciato l’allarme non appena sono trapelate le prime indiscrezioni: il governo Letta starebbe pensando di togliere fondi alla Salute per 3,5 miliardi, uno e mezzo in veri e propri tagli e due dalla riduzione dei ticket. Il premier ha gettato acqua sul fuoco senza però smentire, invitando ad aspettare il testo definitivo. È comunque certo che si dovrà accettare qualche ridimensionamento doloroso nei servizi, anche perché dovremo rispettare i parametri di spesa imposti dall’Europa. PRIVATIZZAZIONI? Se l’esecutivo rispetterà il Documento di Economia e Finanza già approvato dalle Camere, ci aspetta un piano di vendite degno del ’92. Il percorso di privatizzazioni e dismissioni ipotizzato vale lo 0,5% del Pil annuo di qui al 2017, e ci consentirà di ricavarne 8 miliardi ogni 12 mesi. L’operazione dovrebbe permetterci di limare di parecchio il Pil, dal 128% attuale al 116% previsto tra quattro anni. L’operazione funzionerebbe però solo nel caso in cui lo spread si mantenga su livelli stabili e anzi scenda a 150 punti nel 2016 e a 100 nel 2017. In caso contrario le vendite delle proprietà pubbliche servirebbero solo a finanziare gli interessi sul debito. SERVICE TAX I contenuti della tassa che va a sostituire Imu e Tares sono ancora in buona parte ignoti, e il poco che si sa è roba da specialisti. Il Sole 24 ha provato a fare un po’ chiarezza: l’aliquota di partenza sarà del 3 per mille (30 centesimi al metro quadro), e riguarderà in parte anche gli inquilini. La componente legata ai rifiuti dovrebbe essere flessibile, secondo il principio «chi meno inquina meno paga». L’aliquota massima è ancora oggetto di contrattazione in Consiglio dei Ministri. Impossibile sapere se si pagherà meno che in passato, e neanche se tutte le prime case andranno esenti dal pagamento.
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