Caro Fazio, la trasparenza non è a senso unico. Anche lei deve metterci la faccia … e lo stipendio

14 ottobre 2013 ore 16:56, Americo Mascarucci
Caro Fazio, la trasparenza non è a senso unico. Anche lei deve metterci la faccia … e lo stipendio
“Non posso dire se ho un contratto di cinque milioni, perché sono vincolato alla riservatezza”.
 Così il presentatore Fabio Fazio ha risposto al presidente dei deputati del Popolo della Libertà Renato Brunetta, che lo ha incalzato sull’entità del suo stipendio durante l’ultima puntata di “Che tempo che fa”. Stipendio che, secondo quanto rivelato da alcune inchieste giornalistiche, ammonterebbe a cinque milioni e 400 mila euro da qui al 2017. Così abbiamo scoperto, non senza un minimo di stupore, che la Rai, pur essendo un’azienda pubblica, impone ai propri dipendenti, in questo caso ad uno dei conduttori di punta, per giunta già riconfermato alla guida del Festival di Sanremo 2014, di non rivelare l’entità economica dei contratti. Troppo comodo, caro Fazio, trincerarsi dietro la presunta riservatezza imposta dalla Rai. Lei ha ragione a vantarsi di essere un contribuente modello e di versare al fisco quanto è dovuto; ha pure ragione ad evidenziare di non aver mai riportato condanne penali per frode fiscale. E tutto sommato Brunetta non è un campione di simpatia. Però, visto e considerato che lei, così come Roberto Benigni, Luciana Littizzetto, Maurizio Crozza, è così sensibile ai problemi dell’operaio che, percependo appena 600 euro al mese, non riesce ad arrivare alla terza settimana, dica chiaro e tondo come stanno le cose. Se pretendete trasparenza dalla casta, non potete poi mostrarvi infastiditi se qualcuno viene a fare le pulci in casa vostra inserendovi fra i privilegiati della stessa, deprecabilissima casta. Se tutto deve essere pubblico, allora il cittadino contribuente ha il diritto di conoscere anche l’entità del suo contratto, così come quello dei suoi colleghi che lavorano sulle reti Rai. Quella cifra sarà sicuramente proporzionata allo share dei suoi programmi e agli introiti pubblicitari che, grazie a lei, entrano nelle casse di Viale Mazzini. Ma allora, perché quella reazione così stizzita nei confronti di Brunetta, della serie: “La trasparenza ovunque tranne in casa mia”? Forse teme di ritrovarsi di botto dalla parte opposta della barricata, di non poter più vantare il suo essere orgogliosamente di sinistra, di perdere credibilità agli occhi dell’operaio che campa con 600 euro al mese, di non poter più salire sul pulpito insieme a Roberto Saviano ed impartire lezioni? Lei non ha riportato condanne nel casellario giudiziario, bontà sua, ma non basta essere penalmente immacolati per poter vantare una superiorità morale; esistono anche questioni penalmente irrilevanti ma eticamente discutibili che vanno considerate, soprattutto da parte di un personaggio pubblico che ama essere “civilmente impegnato”. Ovviare al problema richiamandosi alla riservatezza del contratto può risultare efficace sul momento, evitando di fornire risposte, ma incide in maniera negativa sulla credibilità conquistata con anni di militanza televisiva, civile e politica E così, troverà ogni volta un Brunetta pronto a rispondere alla demagogia con altrettanta demagogia. E se la trasparenza è soltanto a senso unico, il rischio di rimetterci la faccia sarà sempre dietro l’angolo.
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