Parole della settimana. Fede, verità e altro

14 settembre 2013 ore 11:13, Paolo Pivetti
Parole della settimana. Fede, verità e altro
Caspita, questa volta si fa sul serio. Su Repubblica di mercoledì 11 settembre, Eugenio Scalfari e Papa Francesco si scambiano lettere sulla fede: le parole della settimana volano alto. Dobbiamo sforzarci di raggingerle in una regione raramente frequentata dalla cronaca. La fede, innanzitutto, che secondo Francesco “non è intransigente ma cresce nella convivenza che rispetta l’altro”. Non sono le parole di un’omelia buonista: Francesco non esita a trarre per i cristiani conseguenze che non lasciano scampo: “il credente non è un arrogante ; al contrario, la verità lo fa umile, sapendo che, più che possederla noi, è essa che ci abbraccia e ci possiede”. Partendo di qui, ribalta un luogo comune sulla verità, che ha accompagnato la nostra cultura, religiosa e non, per secoli: e lo fa rispondendo a una domanda del non credente Scalfari, che da bravo illuminista ha posto un problema chiave: il pensiero secondo cui non esiste una verità assoluta ma una serie di verità relative e soggettive, è un errore o un peccato? Il Papa coglie l’occasione, e rispondendo scarnifica le parole, scende in profondità nell’analisi del linguaggio: “Per comincire io non parlerei, anche per chi crede, di verità assoluta, nel senso che assoluto è ciò che è slegato, ciò che è privo di ogni relazione. Ora, la verità, secondo la fede cristiana, è l’amore di Dio per noi in Cristo Gesù. Dunque la verità è una relazione!” Senza precedenti: ha liquidato il termine assoluto servendosi di un’analisi etimologica da esperto linguista: ab - solutus cioè sciolto, slegato, privo di rapporti: completo in sé, e perfetto solo in quanto sciolto da ogni vincolo. Questa la vecchia idea di verità, che ha accompagnato la nostra cultura per secoli. Francesco vuol far capire, a Scalfari e a noi tutti, che la verità non è, per il credente, un’affermazione perfetta ed estranea all’uomo, da contemplare e non toccare come il parallelepipedo di “2001 Odissea nello Spazio”: è una relazione basata sull’amore: Dio, creandoci per amore, ha messo in gioco la sua perfezione aprendola al rischio della comunione con la nostra precarietà, senza alcuna paura di tutta la violenza che la Storia avrebbe scaricato su questo gesto. Il giorno seguente Scalfari risponde: “Un’apertura verso la cultura moderna e laica di quest’ampiezza, una visione così profonda tra la coscienza e la sua autonomia, non si era mai sentita finora dalla cattedra di San Pietro (...) Papa Francesco quel passo l’ha fatto ed io lo sento profondamente echeggiare nella mia coscienza.” Sembra quasi un miracolo...
autore / Paolo Pivetti
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