Ecco la partita del Colle tra tre giorni: Silvio vota D’Alema per spaccare il Pd. Casaleggio sbianchetta Prodi tra i candidati grillini

15 aprile 2013 ore 13:34, Lucia Bigozzi
Ecco la partita del Colle tra tre giorni: Silvio vota D’Alema per spaccare il Pd. Casaleggio sbianchetta Prodi tra i candidati grillini
Giovedì 18 aprile, il d-day è già qui. Gli spifferi di Intelligonews anticipano ciò che accadrà tra tre giorni, tra tatticismi, voti a perdere, voti a spaccare. Con una certezza: il primo round sarà un tiro a l… Bersani.
ORE 10, PARLAMENTO CONGIUNTO. Clima da grande evento, tensione palpabile, partita aperta. Onorevoli maschi tirati a lucido: abiti stiratissimi, cravatte in pendant (non tutte), barbe appena rasate, tranne i barbuti convinti. Tailleur d’ordinanza per le onorevoli donne, parola d’ordine sobrietà, ma qualcuna osa di più sugli accessori. Le cittadine elette sembrano educande: colori scuri, c’è chi sceglie il taglio classico, chi lo pseudo-casual tanto per distinguersi. Sguardi che si incrociano tra i banchi avversari, strizzatine d’occhio tra compagni di partito, scommesse a go-go puntando sulla bouvette. Suona la campanella, si vota… PDL GUARDINGO. Berlusconi non si fida di Bersani e lo ‘smacchiatore’ non si fida del giaguaro (dal quale a febbraio è stato già smacchiato). Gli incontri preliminari tra i leader sono serviti a stabilire un metodo ma poi sulla rosa di nomi o sul nome sul quale convergere, tutti sanno che nel segreto dell’urna può succedere di tutto. Un passo indietro: nei giorni scorsi gli emissari di Bersani avevano mandato a dire ai berluscones che Anna Finocchiaro sarebbe stato il loro candidato unico ma di bandiera, votato nei primi due scrutini. Dal terzo si fa sul serio e la lista si allarga ad Amato e Marini, con Prodi pronto dietro l’angolo se dalle quirinarie di Grillo arriveranno segnali più chiari e soprattutto più convergenti dai quali far discendere poi uno straccio di sostegno per Palazzo Chigi. Berlusconi ribadisce che se è Prodi salta tutto e si va al voto; un modo per alzare la posta nelle prime votazioni e ‘piegare’ il Pd sui candidati graditi al centrodestra - Marini e Amato; solo così il leader dem può sperare nell’avvio di un governo col placet del Cav. PD IN AMBASCE. Il veto di Renzi su Marini e Finocchiaro complica le cose perché al di là dei buoni uffici di D’Alema (che secondo i bene informati avrebbe stretto un patto col sindaco di Firenze sia sul Colle che sulla leadership del Pd) il partito rischia di spaccarsi… a Camere congiunte. Ormai è scontro aperto tra renziani e bersaniani, e come se non bastasse, adesso sono spuntati fuori i barchiani. Difficile fare sintesi e nei primi due round le divisioni verranno fuori. Il timore al Nazareno è che senza accordo interno il Pdl dal terzo scrutinio possa iniziare a votare D’Alema per spaccare il Pd. Schema: una parte va convinto sull’ex premier e una parte su Prodi in asse con i grillini o parte di essi (e magari qualche leghista). A quel punto, col Pdl contrario, se sarà stallo, al round successivo potrebbero saltare fuori alcuni outsider: la sempreverde Bonino o la già ministra Severino. CASALEGGIO BOCCIA PRODI. Il guru dei pentastellati tira un rigo al nome Prodi nell'elenco dei candidati votati dalla Rete alle Qurinarie. Nel tratteggiare il profilo del successore di Napolitano, Casaleggio non ha dubbi: il candidato del Movimento 5Stelle non dovrà essere un politico. Frase netta dichiarata al microfono del giornalista che lo incalzava. Quanto basta per depennare in un colpo solo il nome del Prof dai papabili per il Colle. Chissà cosa avrà pensato Bersani, convinto che Prodi entrato in partita nella replica delle Quirinarie (al primo scrutinio disturbato dagli hacker non c'era) potesse essere la personalità giusta per ri-tentare uno straccio di dialogo coi grillini. Niente Prodi, dunque, ma gli spifferi di Intelligo rivelano che a Casaleggio non andrebbe giù nemmeno l'opzione di Emma Bonino, a ogni giro di giostra stra-candidata sopratutto in quanto donna.  Due papabili bruciati in un colp0 solo? Domattina sapremo il verdetto della Rete. Suona la campanella: due votazioni senza esito. Gruppi di parlamentari si precipitano alla bouvette a incassare la scommessa – cornetto e cappuccino -; altri crollano esausti sui divanetti del Transatlantico; qualcuno si appisola: è il solito Vito Crimi che dava di Morfeo a Napolitano. I grillini escono dall’emiciclo come a scuola, in fila per due e snobbano tutti. Qualcuno in preda alla stanchezza, tradisce l’ordine di scuderia, rompe la fila e va da Bersani e Berlusconi in fase aperitivo strategico per il prossimo turno di votazioni: “Basta, un nome purché si insedino le commissioni. Altrimenti noi siamo spacciati… che gli raccontiamo alla Rete?”
autore / Lucia Bigozzi
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