Le parole della settimana: Prism, Cia, datagate...

15 giugno 2013 ore 12:27, Paolo Pivetti
Le parole della settimana: Prism, Cia, datagate...
La settimana si apre con una parola in codice: PRISM. Cosa è mai? È il nome in codice di un programma di sorveglianza, definito dal Governo degli Stati Uniti di massima segretezza, che serve per raccogliere informazioni su milioni di persone, in ogni parte del mondo e non solo negli USA, attraverso internet e altri servizi elettronici: email, telefonate, carte di credito eccetera. Sembra di essere nel pieno di una spy-story, e forse ci siamo davvero. Il Governo statunitense è un appassionato collezionista di informazioni, e questo dovrebbe restare un gran segreto. Invece... ecco il fattore umano che butta tutto all’aria. Qui il fattore umano si chiama Edward Showden, ex informatico della CIA che ha reso tutto ciò di pubblico dominio scatenando un vero e proprio datagate. Ora è indagato dall’FBI e rischia qualche centinaio d’anni di galera se riescono a snidarlo da Hong Kong. Parentesi: quante parole inglesi in una sola notizia! Passi per spy-story, che qualsiasi lettore di gialli capisce al volo; ma datagate, che è addirittura anglolatina? Data per dire dati, neutro plurale latino riciclato in inglese. Gate, terminazione che nel linguaggio giornalistico è venuta a significare scandalo dopo il famoso caso Watergate, che nel 1974 costrinse alle dimissioni il presidente Nixon; e questo dal nome del Watergate Hotel di Washington dove si erano svolte le intercettazioni illegali la cui scoperta diede il via allo scandalo. Torniamo alle parole della settimana. Il fattore umano è protagonista di un’altra storia, tutta positiva. Ha il nome di un pilota d’aerei, Gianluca Ribotti Martini. Qui il fattore umano, con una manovra manuale coraggiosa e intelligente, ha saputo rimediare ai danni del fattore tecnologico, facendo atterrare felicemente a Fiumicino un Airbus A320 in cui metà del carrello aveva smesso di funzionare. Applausi al fattore umano. L’inglese torna nelle parole di altre notizie. Per esempio: lobby gay in Vaticano. Lobby per dire gruppo di pressione che l’inglese ha tratto dal latino medievale làubia cioè loggia, chiostro. Gay per dire omosessuale, in inglese propriamente gaio, dall’antico francese gai, e questo, forse dal francone wahi, cioè fremente, impetuoso. A chiudere questa settimana, e forse ad aprire quella che verrà, c’è un acronimo, cioè una parola fatta dalla somma delle iniziali di altre parole: iva. Aumento dell’iva, non aumento dell’iva? Iva sarebbe, per esteso, Imposta sul Valore Aggiunto. È talmente usata e familiare, che non la scriviamo nemmeno più puntata (cioè i.v.a.) Non la viviamo più come acronimo, no. Ma come incubo, sì.
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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