L’Europa boccia la manovra ma (solo) Letta è convinto che funzionerà

15 novembre 2013 ore 17:50, Lucia Bigozzi
L’Europa boccia la manovra ma (solo) Letta è convinto che funzionerà
Bruxelles avverte Roma. Messaggio: la Commissione europea “invita” le autorità italiane “a prendere le misure necessarie per assicurare che la legge di stabilità del 2014 rispetti pienamente il patto di stabilità e crescita”. Più chiaro di così.
Bruxelles ha spulciato la manovra e ha storto il naso. A dire il vero non solo quello, perché ai commenti allega le “prescrizioni”. Primo: “accelerare i progressi per attuare le raccomandazioni fiscali nell’ambito del semestre europeo”. A Roma, in Transatlantico, le hanno subito associate allo spettro del rigore declinato in nuove tasse o comunque in un inasprimento della pressione fiscale, già asfissiante. Secondo: le regole del Two-Pack. La Commissione può chiedere un piano riveduto se ha individuato inosservanze particolarmente gravi negli obblighi della politica di bilancio previsti dal patto di stabilità e crescita. Anche se, fanno sapere dalla Commissione, “non è stato il caso di questo round”. Ma il fatto che lo si precisi, significa che ci si sta pensando. Magari giusto in tempo per il secondo “round”. Il punto contestato: sugli obiettivi di deficit contenuti nella Legge di Stabilità italiana ci sono rischi di revisione al ribasso “legati a una mancata piena attuazione delle misure contenute nella manovra e all’annacquamento della bozza di bilancio in Parlamento” scrive l’Ue. Insomma, nuovi compiti a casa. Roma chiama Bruxelles. Letta risponde alla Commissione europea difendendo il lavoro suo e di Saccomanni. “Alla Commissione Ue dico che abbiamo fatto i conti giusti e la manovra funzionerà dentro le regole, ma troppo rigore fine a se steso finirebbe per soffocare la ripresa, sarebbe un errore”. Il premier di rigore, rigore, rigore, ne ha le tasche piene: sa che il paese non può più tollerarlo e sa altrettanto bene che sul rigore (come su una mina) potrebbe saltare larghe intese e governo. E infatti ribatte a Bruxelles: “La Commissione non ha tenuto conto dei pacchetti di privatizzazioni che daranno un effetto positivo, della spending review, della rivalutazione delle quote di Bankitalia, del rientro di capitali dall’estero che libereranno risorse”. Le risposte che vuole l’Ue, il premier assicura che ci saranno e da questo punto di vista si sente “tranquillo. Mi viene però da dire che la linea intrapresa è quella di tenere i conti a posto ma non vogliamo soffocare la ripresa”. Se per Crosetto (FdI) ormai “nemmeno più l’Europa difende Letta e la sua infausta legge di stabilità”, la Lega con Bitonci (capogruppo al Senato) dice che l’Ue “certifica il fallimento del governo” e dunque “il Pdl deve staccare la spina”. Chiaro che nel partito di Berlusconi la ‘notizia’ da Bruxelles rafforzerà la linea oltranzista dei falchi su una manovra giudicata “tutta tasse e niente crescita”. E se il pressing sul Cav. è sempre stato serratissimo, i commenti di Bruxelles potrebbero in qualche modo agevolare l’idea di staccare la spina. Puntuale come un orologio svizzero Brunetta: "Letta a scoppio ritardato si accorge che troppo rigore fa male e con l'austerità vincono gli euroscettici. Dov'era e dov'è quando nei Consigli europei rigore e stabilità venivano e vengono imposti dalla Germania agli altri paesi dell'area Euro? Dov'era e dov'è quando denunciavamo e denunciamo l'imbroglio dello spread e chiedevamo e chiediamo al presidente del Consiglio di invertire la rotta della politica economica in Europa? Dov'era quando nei ministeri si scriveva la legge di stabilità e dov'è oggi che chiediamo di modificarla nel senso della crescita, dello sviluppo, della riduzione della spesa e della riduzione della pressione fiscale?". Forse già da domani, dal palco del Consiglio nazionale del Pdl. Con o senza "colombe".
autore / Lucia Bigozzi
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