Amicone (Dir. Tempi): «Anch'io pronto ad essere denunciato. Orwell lo aveva previsto. Letta condivide il diktat?»

16 dicembre 2013 ore 15:26, Marta Moriconi
Amicone (Dir. Tempi): «Anch'io pronto ad essere denunciato. Orwell lo aveva previsto. Letta condivide il diktat?»
Cosa pensa delle “Linee guida per un’informazione rispettosa delle persone Lgbt” Luigi Amicone? Il direttore del settimanale Tempi, noto giornalista e teocon italiano, intervistato da IntelligoNews si è detto d’accordo con l’editoriale di Fabio Torriero, direttore del quotidiano on line, e pronto anche lui ad essere processato per una battaglia di libertà: «Se ci denunceranno, andremo in Tribunale, non cambierà assolutamente nulla. Siamo pronti ad affrontare la repressione poliziesca e a patirne gli effetti». Poi ha chiesto a Letta: «Ci dica se condivide queste linee, prese comunque da un suo ministero, e se non le condivide trovi il modo di comunicarci attraverso i media in che senso noi dovremmo assumere delle visioni determinate non dal popolo italiano, ma altrove». Per Amicone, comunque, era stato tutto scritto nero su bianco da Orwell… Ha letto quelli che IntelligoNews ha chiamato “i nuovi comandamenti “ dell’Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali del Ministero delle Pari Opportunità)? Cosa ne pensa? «George Orwell, nel libro 1984, aveva già parlato di una lingua artificiale artistica immaginata e di un potere soverchiante che avrebbe mosso i fili. Beh, oggi addirittura, questo potere pretende di istruire gli organi della stampa dicendogli come andranno trattate certe vicende che riguardano le libere convinzioni di ciascuno, cioè il libero pensiero. Sono lineamenti di polizia. Dobbiamo respingerli,  oppure dobbiamo dimetterci dall’Ordine dei Giornalisti che spero non accetterà  queste cosiddette linee guida. E il Ministero potrebbe cancellarli». Crede che sia possibile un ripensamento da parte di qualcuno, oppure è una partita già persa? Come direttore di IntelligoNews, Torriero si è detto pronto ad essere deferito dall’Ordine dei giornalisti. «Per restare persone dotate di pensiero e intelligenza e consce del valore dei diritti umani, questa della libertà di pensiero è una battaglia fondamentale, noi continueremo a scrivere nel rispetto di tutti e di tutto secondo le nostre convinzioni. Ci denunceranno, andremo nei Tribunali, non cambierà assolutamente nulla. Siamo pronti ad affrontare la repressione poliziesca e a patirne gli effetti. Abbiamo già conosciuto epoche di totalitarismo e non vogliamo che un giorno i nostri figli ci dicano “voi c’eravate e non avete fatto nulla”». Dica la verità, se lo aspettava da parte del ministero delle Pari Opportunità un intervento in  materia e in questo senso? Considerando anche quella polemica legata a alla Kyenge su genitore 1 e 2… «La Kyenge non è che un’appendice con tutto il rispetto per il ministro delle Pari Opportunità. Ci sono organismi sovranazionali, non rappresentativi di nessuno se non di un gruppo, di un’elitè, penso anche alle Commissioni europee e altre realtà legate all’Onu, che fanno piovere sulle democrazie e sui cittadini decisioni che non sono state condivise, né tanto meno discusse con nessuno. Si tratta di tecnocrazie e l’Italia e i ministeri non sono che appendici di decisioni prese altrove. Credo che anche questo faccia parte di quel terreno su cui si sta muovendo il malessere nei confronti dell’Europa. Di queste vicende si vedrà il vero effetto nelle prossime elezioni europee, quando i cittadini criticheranno, condanneranno e chiederanno un cambiamento radicale di questa Ue, fatta di un’elite totalitaria che vuole imporre ai popoli visioni parziali e non discusse democraticamente». A chi dice, come il premier Letta, che questi  sono discorsi populisti cosa risponde? «Letta si informi. Fare il presidente del Consiglio disinformato e puramente come anello di trasmissione di concezioni e valutazioni e giudizi sulla realtà appena sottoscritti -perché ce lo dice l’Europa insomma-  secondo me non può far parte di ciò che si chiede a un primo ministro. Sia piuttosto consapevole rappresentante delle richieste democratiche del proprio popolo, più che un funzionario di un apparato che declina le decisioni prese altrove. Ci dica se condivide queste linee, prese comunque da un suo ministero, e se non le condivide trovi il modo di comunicarci attraverso i media in che senso noi dovremmo assumere delle visioni determinate non dal popolo italiano, ma altrove». Torriero ha scritto anche che “le vittime stanno diventando carnefici”. E che si rischia in sostanza un nuovo totalitarismo. E’ così? «E’ chiaro. E’ chiaro. Coloro i quali si presentano come espressione della comunità transessuale o omosessuale per me sono rispettabili individui, rappresentare un popolo è un’altra cosa. E credo che molti di loro non condividano il coincidere delle carriere e della visibilità di alcuni di loro su questi temi. Così come credo che non tutta la comunità omosessuale condivida iniziative che sono liberticide e razzistiche nei confronti dell’intera società».
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