Sinodo e Concistoro con Francesco. Attenzione a quell'attrazione fatale

16 febbraio 2015 ore 11:12, Americo Mascarucci

"Il Signore è presente anche in coloro che hanno perso la fede, o che si sono allontanati dal vivere la propria fede, o che si dichiarano atei".

Una frase che Francesco ha aggiunto a braccio nell’omelia di domenica, in occasione della consacrazione dei nuovi cardinali e che, da quanto si è appreso, non era inserita nel testo ufficiale. Una frase che detta così non può che essere pienamente condivisibile, certamente il Signore non abbandona nessuno e la parabola del figliol prodigo ne è la più evidente delle dimostrazioni. Tuttavia, per quale motivo includere questo passaggio nell’omelia di consacrazione dei nuovi cardinali? Come si direbbe in gergo “che c’azzecca????”.

Ai nuovi cardinali Francesco ha ricordato l’esigenza di non chiudersi in una casta, ma di ricordare sempre che la missione di ognuno, dal sacerdote, al cardinale passando per il vescovo e fino al Papa, è quella di favorire il contatto diretto con Gesù crocifisso, un Gesù da riconoscere in chi soffre, negli emarginati, in quanti vivono ai margini della società, nei reietti come i lebbrosi dell’epoca. Per Francesco va evitata la tentazione al carrierismo ed è soprattutto con questo spirito che si sta predisponendo la tanto attesa riforma della Curia con le inevitabili polemiche nei sacri palazzi. La tentazione da evitare per il Papa è dunque quella di considerare il cardinalato un privilegio, un incarico di prestigio e non il coronamento di una responsabilità maggiore nel favorire “l’uscita” della Chiesa nel mondo.

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Ma tornando agli atei non si può non legare questo riferimento al passo successivo, questo sì riportato nel testo e riferito ai progetti di riforma in cantiere, tanto per ciò che concerne la Curia che il prossimo sinodo sulla famiglia: "Gesù, nuovo Mosè – ha detto il Papa - ha voluto guarire il lebbroso, l'ha voluto toccare, l'ha voluto reintegrare nella comunità, senza 'autolimitarsi' nei pregiudizi; senza adeguarsi alla mentalità dominante della gente; senza preoccuparsi affatto del contagio. Gesù risponde alla supplica del lebbroso senza indugio e senza i soliti rimandi per studiare la situazione e tutte le eventuali conseguenze. La Chiesa non abbia paura di sollevare scandalo davanti alle sue aperture, come non ne ebbe timore Gesù. La strada della Chiesa è quella di non condannare eternamente nessuno".

Vero, tutto vero, incredibilmente vero. Però come la mettiamo con la coerenza evangelica? Ora, si ha come l’impressione che, troppo spesso, come in questo caso, si faccia un eccessivo riferimento al Gesù misericordioso per “bacchettare” quanti dentro la Chiesa, e non sono pochi, guardano con grande preoccupazione ai cambiamenti in atto soprattutto per ciò che riguarda appunto la pastorale sulla famiglia. Si ha come la sensazione che questo Gesù padre buono, pronto a perdonare sempre chi sbaglia, venga utilizzato per “screditare” coloro che ritengono la misericordia strettamente legata al rispetto della dottrina. Quelli in pratica che non sono così felici di vedere una Chiesa che “dà scandalo” magari con tanto di applausi dai pulpiti laici ed anticlericali. Perché se è vero che Gesù perdonava e guariva, non va però dimenticato che subito dopo al guarito, lanciava un chiaro quanto esplicito messaggio a cambiare vita; è stato così con la donna adultera salvata dalla lapidazione, è stato così con Zaccheo il pubblicano, è stato così con tutti i peccatori perdonati e redenti.

Gesù li ha toccati, li ha guariti, ma li ha contemporaneamente invitati a cambiare vita, seguendo il suo insegnamento, a vivere secondo la sua dottrina. Un ateo che magari mostra apprezzamento per il Papa e ne sostiene l’azione, dovrebbe essere poi coerente e abbracciare la fede, perché se continua a negare l’esistenza di Dio allora dov’è l’utilità nel dialogare con lui? Ci perdonerà il Papa se su questo suggeriamo una lettura diversa a corredo, specie quando certi atei vengono preferiti ai cattolici cosiddetti ortodossi, soltanto perché a differenza dei secondi sono favorevoli al rinnovamento, anzi lo auspicano, nella speranza di imbavagliare l’unica voce che ancora si oppone al relativismo etico. Eppure fino a prova contraria un cattolico per quanto rigido ed ortodosso ha forse sempre più titolo di un ateo per dare consigli alla Chiesa: Socci e Messori insomma sono sempre preferibili rispetto a Scalfari.

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