Marcon (Sel): “Felici per Greta e Vanessa, non ci importa del riscatto. Siamo e non siamo Charlie"

16 gennaio 2015 ore 8:00, Lucia Bigozzi
giulio marcon“Felici per Greta e Vanessa. Anche se fosse stato pagato il riscatto, è servito a salvare vite umane”. E’ il commento a caldo di Giulio Marcon, parlamentare di Sel e membro della Commissione Bilancio alla Camera, mentre sulla Rete infuria la tempesta delle polemiche sul presunto pagamento di 12 milioni. Con Intelligonews affronta anche il dopo-strage di Parigi: “Siamo Charlie per la difesa della libertà di espressione, ma non siamo Charlie... siamo altri”. Greta e Vanessa liberate. Come commenta? «Siamo molto contenti per la notizia che aspettavamo ormai da tempo. Pensiamo che sia un fatto positivo e auspichiamo che non accada più e che si adottino misure di sicurezza per chi opera in luoghi difficile, affinchè non venga esposto a rischi di questo tipo ». Polemiche sul presunto pagamento di un riscatto che ammonterebbe a 12 milioni. Se fosse vero, è stato giusto adottare questa decisione? «Non so se sia stato pagato un riscatto, ma se è stato pagato per salvare vite umane non ho nulla in contrario. L’obiettivo principale è salvare le vite delle persone, degli operatori umanitari impegnate nelle zone di conflitto e quindi non vedo niente di male se il governo, anche attraverso il pagamento di un riscatto, ha riportato a casa Greta e Vanessa». Sulla Rete molti si domandano, anche provocatoriamente, se a questo punto ci siano ancora risorse a disposizione per liberare gli altri cooperanti italiani nelle mani dei sequestratori, tra i quali padre Dall’Oglio e Lo Porto. Cosa risponde? «Credo che si stia trattando e che non sia un problema di risorse a disposizione. Insomma, credo che non sia un problema di soldi, penso che ci siano aspetti geopolitici legati alla trattativa in corso per salvare la vita degli italiani ancora nelle mani dei sequestratori». Ma su Twitter c’è anche chi paragona il caso di Greta e Vanessa a quello dei Marò e si chiede se in Italia si stia facendo davvero tutto per riportarli a casa. Che ne pensa? «Sono due casi completamente diversi. Nel primo, abbiamo volontari, attivisti umanitari fatti prigionieri da terroristi, forze militari che combattono sul campo. Nel secondo caso, abbiamo due militari accusati di un reato che sono detenuti in un Paese che fa parte dell’Onu e col quale abbiamo rapporti. Su questa vicenda c’è una discussione in corso, ci sono critiche relativamente al governo indiano e alla magistratura di quel Paese, ma l’India è una democrazia, non un Paese terrorista. Dal momento che ci sono delle accuse nei confronti dei due militari italiani e problemi su come si sta gestendo l’inchiesta giudiziara in India, mi sembra opportuno parlare di questo non di altro. Sono due casi completamente diversi e mi sembra che il paragone non regga». Charlie Hebdo: fa discutere la decisione di continuare la linea delle vignette dissacranti, anche alla luce delle parole del Papa che è pronto a dare un pugno a chi offende la madre ma dice anche che non si può offendere la religione. Lei che idea si è fatto? «Occorre difendere la libertà di espressione, di stampa critica e di satira. Offendere è sempre sbagliato nei confronti delle persone, delle culture, delle religioni ma non ci può essere alcuna giustificazione per comportamenti antidemocratici o addirittura terroristici». C’è chi si interroga sull’opportunità di insistere con vignette dissacranti nei confronti dell’Islam in un momento in cui l’Europa è sotto attacco terroristico come confermano le operazioni di polizia in Belgio. Qual è la sua valutazione? «E’ necessario portare avanti un dialogo tra culture, tra religioni, tra civiltà che coabitano nel nostro pianeta. Bisogna evitare il clima di scontro tra civiltà che, invece, vanno messe in connessione: è lo sforzo ragionevole che tutti dobbiamo fare». La diatriba è tra ‘Io sono Charlie’ e ‘Io non sono Charlie’: lei da che parte sta? «Mi sembra una diatriba poco consistente, nel senso che tutti noi siamo dalla parte di chi vuole esercitare il diritto di parola, la libertà di espressione. Tuttavia non possiamo identificarci con nessun soggetto relativamente ai comportamenti o alle opinioni che esprime perché tutti siamo diversi. Saremo sempre dalla parte di Charlie per la difesa della libertà di espressione e di opinione e questo vale per qualsiasi altra rivista o organo di informazione, ma non siamo Charlie, noi siamo altri». 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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