Susta (Sc): “Calderoli non presieda più l’Aula. Giallo kazako: Letta risponda ma qualche testa dovrà cadere”

16 luglio 2013 ore 15:40, Lucia Bigozzi
Susta (Sc): “Calderoli non presieda più l’Aula. Giallo kazako: Letta risponda ma qualche testa dovrà cadere”
“L’aut aut di Renzi a Letta? Renzi o ci è o ci fa: il dl sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti sarà approvato dal Parlamento entro il 9 agosto”. Caso Calderoli: il vicepresidente del Senato non può permettersi di insultare un ministro della Repubblica. Grasso gli “revochi il mandato di presiedere l’Aula e di rappresentare l’istituzione Senato all’esterno”. Gianluca Susta presidente dei senatori di Scelta Civica, va all’attacco del padano-numero due di Palazzo Madama. A Intelligonews non usa giri di parole anche sul dossier kazako, la mozione sugli F35 e l’aut aut di Renzi a Letta.
Senatore Susta, oggi la Conferenza dei capigruppo sulla mozione di sfiducia ad Alfano sul 'giallo' kazako, chiesta dal M5S. Qual è la posizione di Scelta Civica? «Intanto credo che verrà fissata un’audizione per un’informativa del ministro Alfano o in Aula o in Commissione. È difficile dire qual è la posizione politica perché molto dipende dalla relazione del capo della Polizia. Quando avremo i risultati della relazione che assume il profilo di un’indagine interna, potremo esprimere una valutazione dal punto di vista parlamentare e sul piano politico. Stasera c’è la riunione dell’ufficio politico di Scelta Civica, penso che affronteremo la questione». Il Pdl difende il ministro Alfano, grillini e Sel vanno all’attacco. Sul piano politico qual è la sua impressione? «E’ una questione molto delicata, con venature addirittura inquietanti. Non è possibile che in uno Stato di diritto una cittadina coperta non solo dal passaporto diplomatico risultato vero, in possesso del permesso di soggiorno rilasciato da uno Stato che aderisce a Schengen, venga prelevata in casa sua da cinquanta uomini che si permettono di scazzottare il cognato, imbarcano la donna e la figlia sul primo aereo già pronto in un aeroporto italiano per il rimpatrio, ha connotati inquietanti. E’ chiaro che qualche testa molto importante deve cadere. Che il fatto possa avvenire all’oscuro del ministro ma per conoscenza diretta del capo di gabinetto è già una cosa anomala. Il fatto poi che su questa vicenda si siano mossi giudici, funzionari, uomini della Squadra Mobile e della Digos, e che il governo non ne sia stato messo a conoscenza, dimostra che c’è una parte della burocrazia dello Stato che si sente un potere a se stante, che non deve rendere conto al livello politico. E in questo sta l’inquietudine». Teme ripercussioni sulla stabilità delle larghe intese? «La preoccupazione esiste. Come per la vicenda F35, sono tutte questioni che suscitano tensione. Io spero che il presidente del Consiglio stia valutando approfonditamente la cosa e possa poi uscire con una posizione forte, determinata, autorevole quale quella che il Paese attende e che Letta è in grado di dare». Il Senato ha appena approvato la mozione della maggioranza sugli F35. Ostacolo rimosso alla stabilità delle larghe intese? Il dossier è chiuso? «Il dibattito e il voto di oggi sarebbe accaduto tale e quale sia con un governo di centrodestra sia con un governo di centrosinistra. Voglio ricordare, nel recente passato Berlusconi che corre in soccorso di D’Alema sulla vicenda del Kosovo. Voglio ricordare i voti che il centrosinistra ha dato a missione di peacekeeping internazionali nel mondo con i governi di centrodestra. Su questi temi, le larghe intese sono nel Dna della Costituzione italiana, ovvero su politica estera e difesa. Ci sono dei luoghi all’interno del dibattito politico che devono essere sempre terreno comune e non solo in certe fasi. Questo dibattito con i maldipancia di Casson e di altri del Pd li avremmo trovati comunque anche un governo di centrosinistra o di centrodestra». Caso Kyenge. Calderoli parla in Senato, si scusa ma non si dimette. Come valuta da un lato il monito di Letta a Maroni compreso il messaggio netto sull’Expo; dall’altro la decisione del Consiglio federale della Lega – che fa quadrato su Calderoli – di promuovere una manifestazione nazionale contro gli immigrati clandestini? «Come sempre, in Italia basta sollevare polvere per cancellare, offuscare, nascondere le diverse questioni. Cosa c’entrano l’Expo, la lotta all’immigrazione clandestina con gli insulti di chiaro carattere razzista del vicepresidente del Senato al ministro Kyenge, faccio fatica a immaginare. Sono cose che non vanno mischiate. Se Calderoli ha espresso la pancia del suo popolo, anche questo è un fatto inquietante perché in parlamento europeo ho assistito a forze che non la pensano troppo diversamente dalla Lega che su questi temi hanno fatto tabula rasa. Borghezio è stato espulso dal gruppo il cui presidente è un nazionalista, di destra, ma su certi punti non si discute. Che Dio ci conservi più a lungo possibile il presidente Napolitano e il presidente Grasso…» Cosa intende dire? «Se per caso venissero a mancare due o tre persone ai vertici dello Stato, Calderoli rischia di finire al Quirinale per linea di successione visto che è il vicepresidente del Senato. E quando un politico ricopre un ruolo istituzionale come la vicepresidenza del Senato non può distinguere il comizio della Lega dal ruolo che ricopre a Palazzo Madama». Quindi dovrebbe dimettersi? Ma Calderoli ha detto che non lo farà. «Che debba dimettersi è normale. Mi ha lasciato molto perplesso, lo dico con rispetto, il silenzio del presidente Grasso al termine del dibattito di ieri. Spero che oggi, dopo le motivazioni di Calderoli, il presidente Grasso dica qualcosa. Siccome non è possibile proceduralmente presentare una mozione di sfiducia nei confronti di un vicepresidente del Senato ma solo un appello alla sua sensibilità, noi invitiamo Grasso che ha pieni poteri per farlo, a ritirare l’incarico a Calderoli di rappresentare il Senato in occasione delle manifestazioni istituzionale esterne e il mandato a presiedere l’Aula. Continuerà a fare il vicepresidente partecipando alle riunioni ma non in queste due vesti specifiche». Renzi ha detto che il finanziamento pubblico ai partiti “va abolito subito o il governo Letta perde la faccia. Cosa risponde? A che punto è la ‘pratica’ in Parlamento? «Se Renzi crede di poter fare il premier e in 15 giorni realizzare ciò che oggi propone, o è un illuso, o ci è, o ci fa. Il decreto legge con cui il premier ha avanzato la proposta di abolizione del finanziamento pubblico ai partiti deve avere la doppia lettura di Camera e Senato e verrà approvato sicuramente entro il 9 agosto. L’iniziativa del governo è limpida, trasparente e coerente sugli impegni rispetto ai quali, coerentemente, il premier ha chiesto e ottenuto la fiducia in Parlamento. Ci sono le opinioni di alcuni parlamentari tradotte in emendamenti, ma c’è l’impegno di tutti a ratificare il provvedimento entro il 9 agosto. Faccio fatica a immaginare quello che dice Renzi fuori dalla campagna propagandistica ad uso esclusivo interno del Pd. Non c’è alcun rischio che Letta perda la faccia; sono toni minacciosi rispetto a una situazione che non li merita. Il 9 agosto il decreto sarà legge, ma di cosa stiamo parlando
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...