Scissioni Pdl-Sc. Nel centrodestra comanda sempre Silvio. Ecco cosa accadrà a Letta

16 novembre 2013 ore 17:44, Fabio Torriero
Scissioni Pdl-Sc. Nel centrodestra comanda sempre Silvio. Ecco cosa accadrà a Letta
Ritorno al passato.
Forza Italia, ovvero ritorno al 1994-1995. Nella piena tradizione leaderistica, il documento di “ri-passaggio” dal Pdl a Fi, è stato approvato all’unanimità (comunismo bulgaro berlusconiano). Rappresentazione plastica: Brunetta insieme al Cavaliere sul palco che esultano, il primo appesantito, il secondo invecchiato; come dire, ecco il partito dei falchi, delle pitonesse, all’ultimo giro di boa. Come è noto, la storia la prima volta è dramma, la seconda volta è farsa. Inutile dire cosa faranno le colombe di Alfano, Formigoni, Lupi, Schifani, governisti-innovatori, neo-costruttori di un nuovo soggetto popolare-moderato (in vista delle europee): gruppi parlamentari autonomi. E poi, verranno colti dalla sindrome dei traditori? Niente affatto. Lo stesso Silvio ha detto, guai a offenderli perché saranno i nostri prossimi alleati, con Fratelli d’Italia e Lega. Morale della favola, prima tutti impacchettati nel Pdl di Silvio, ora tutti spacchettati in un nuovo-vecchio centro-destra plurale di Silvio, tipo 2001, alias confuso, disomogeneo e disarticolato, ma pur sempre di Silvio. Se nel Pdl abbiamo assistito alla disputa falchi-colombe, in Scelta Civica qualcuno ha voluto affrescare la scissione interna, consumatasi ieri all’Assemblea nazionale, come una piccola guerra tra “falchetti e colombine” (la riproduzione in piccolo di ciò che stava e si sarebbe verificato nel Pdl). Abbiamo scritto che Mauro ha battuto un colpo, e guarda caso, subito ha risposto Alfano. Ora verosimilmente le due migrazioni procederanno sulla stessa strada: un centro-destra popolare, moderato, legato al Ppe. Mentre Scelta Civica, che ha perso parte della componente cattolica (Mauro, Olivero, Marazziti, Gitti, Santerini, Dellai), conservando anche quella liberale e riformatrice, pure lei è tornata al passato, all’anno della sua fondazione. Meglio dire, al progetto originale montiano: contribuendo alla nascita di un’area riformatrice e modernizzatrice centrale e non centrista, capace di cambiare l’attuale muscolare bipolarismo ottocentesco. Chiarezza quindi e ritorno alle radici. Per riedificare l’Italia. E il governo? Se da una parte avrà dei fedeli più fedeli (popolari-alfaniani ex Pdl, popolari-mauriani ex di Scelta Civica, Pd, la stessa Scelta Civica), è indubbio che da domani crescerà l’area dell’opposizione a Letta: Lega, Sel, Grillo e, di fatto, Forza Italia. Ossia, un fronte preoccupante con un obiettivo comune: combattere le caste italiane ed europee. Non a caso, infatti, la nuova-vecchia Forza Italia ha già riposizionato il suo programma: anti-burocrazia, anti-giudici, anti-tasse e una strizzata anti-Ue, anti-Euro alla Le Pen. I prossimi appuntamenti di novembre saranno, comunque, decisivi per compattare i due schieramenti, i filo e gli antigovernativi: mercoledì in Aula la Cancellieri e il 27, quando Berlusconi dovrà scegliere per l’ultima volta, se dimettersi, fare l’uomo di Stato, o continuare ad essere un capobanda. Ma dati questi chiari di luna…
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