Istat: Bel Paese a rischio povertà assoluta e poco allettante per le imprese estere

17 dicembre 2013 ore 13:30, intelligo
di Giuseppe Tetto
Istat: Bel Paese a rischio povertà assoluta e poco allettante per le imprese estere
Che la crisi avesse messo i bastoni fra le ruote agli investimenti nel Bel Paese, era cosa risaputa. Oggi però a confermarlo sono i dati snocciolati dall’Istat, che fotografano una diminuzione, dal 2010, delle affiliate estere nel territorio italiano del 1,6%. Complice l’assenza di piani industriali competitivi e di politiche serie per la ripresa del mercato interno, oggi le imprese a controllo estero residenti in Italia sono 13.527 e occupano quasi 1,2 milioni di addetti nel 2011. Al netto delle attività finanziarie e assicurative, queste imprese realizzano in Italia un fatturato di 493 miliardi di euro e un valore aggiunto di 96,6 miliardi. Ma l’apparato politico sembra non capire quanto, in tempi di stagnazione economica, possa rappresentare un valore aggiunto avvicinare le aziende internazionali. Ma guardiamo i numeri: oggi le multinazionali estere contribuiscono ai principali aggregati economici nazionali dell'industria e dei servizi con il 7,1% degli addetti, il 16,4% del fatturato e il 13,4% del valore aggiunto, costituendo un quarto delle esportazioni nazionali (25,3%) mentre il loro apporto sugli acquisti dai mercati internazionali è del 44,5%. Inoltre il contributo di queste imprese alla spesa privata in ricerca e sviluppo in Italia è molto rilevante (24,2%).  Dal punto di vista dell’occupazione, le controllate estere hanno una dimensione media di 88,6 addetti e realizzano una migliore performance rispetto alle imprese a controllo nazionale in termini sia di produttività sia di redditività, anche tenendo conto delle differenze dimensionali rispetto alle imprese nazionali. Ma nonostante questo, la burocrazia schiacciante e le tassazioni alle stelle, si abbattono su queste realtà che vedono, ad esempio, alzarsi sempre di più il costo unitario del lavoro rispetto a quello sostenuto dalle imprese a controllo nazionale (+45%, quasi 46 mila euro contro i quasi 32 mila). Un’immagine poco edificante, soprattutto oggi in tempo di forconi, con la popolazione che scende in strada, ormai stanca per una situazione economica insostenibile. Condizione a cui fanno eco, sempre le rivelazioni Istat, secondo cui nel corso dello scorso anno, il 29,9% delle persone residenti in Italia sono state a rischio di povertà o esclusione sociale. Un dato che riferito al 2011 è risultato in aumento di 1,7 punti e rispetto alla media europea (pari al 24,8%), ha fatto segnare un’impennata di 5,1 punti percentuali. Se andiamo ad analizzare nello specifico lo studio, viene fuori una situazione drammatica: secondo l’Istat aumentano gli individui che non si possono permettere una settimana di ferie (dal 46,7% al 50,8%), di riscaldare adeguatamente casa (dal 18,0% al 21,2%), sostenere spese impreviste di 800 euro (dal 38,6% al 42,5%) o un pasto proteico adeguato ogni due giorni (dal 12,4% al 16,8%).  E non solo: nel 2011 la metà delle famiglie residenti in Italia ha percepito un reddito netto non superiore a 24.634 euro l'anno (circa 2.053 al mese), mentre nel Sud e nelle Isole il 50% delle famiglie ha percepito meno di 20.129 euro (circa 1.677 euro mensili).
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