Bruzzone (Criminologa): «Svuota carceri? Brutto segnale di impunità. I forconi, una prova generale»

17 dicembre 2013 ore 13:57, Marta Moriconi
Bruzzone (Criminologa): «Svuota carceri? Brutto segnale di impunità. I forconi, una prova generale»
Roberta Bruzzone, criminologa  di fama e noto volto televisivo
, intervistata da IntelligoNews, parla del decreto svuota carceri, non trascurando di analizzare quei crescenti moti di protesta che stanno infiammando l’Italia e che, in qualche modo, sono accesi dall’ennesimo, brutto « messaggio che si dà alla società: quello che non ci sia alcuna forma di tutela per chi si comporta bene».  Poi pone una domanda: «Dove sta il garante per le vittime?». E sui forconi avverte: «E’ una sorta di prova generale»… Carceri, arriva in Cdm il decreto: con nuove misure che fanno pensare a 3mila detenuti in meno. Che ne pensa? «Il problema è che siamo all’ennesima certificazione della nostra disorganizzazione. Circa 3000 detenuti di meno non risolvono il problema delle carceri. Sono dei pessimi interventi di fronte alla collettività: gran parte degli italiani non delinque e vede di fatto questa scelta come una sorta di dono di impunità, di sconti relativi a crimini. Al di là di una leggera miglioria che si può dare in materia, anche se non ci credo, il tema importante è l’ennesimo messaggio che si dà alla società: quello che non ci sia alcuna forma di tutela per chi si comporta bene». Parliamo della liberazione anticipata: lo "sconto" di buona condotta per la liberazione anticipata passa da 45 a 75 giorni ogni 6 mesi di detenzione… «La interrompo subito. Un anno di lavoro per una persona che lotta per andare avanti sono 12 mesi, mentre un anno per il carcerato sono 8 mesi reali. Questa strada è una strada senza uscita». Sulla questione del braccialetto elettronico. Oggi si può dare solo a chi sta ai domiciliari. La novità è l'applicazione esterna. Che opinione ha? «Siamo bombardati da informazioni, l’ultima ieri sera con Report, che dimostrano come gli strumenti di sorveglianza elettronica siano inefficienti nella migliore delle ipotesi. Ne funziona uno su 20. Addirittura milioni e milioni di euro spesi e che non portano a dei risultati. Sono soluzioni pseudo avveniristiche. Io dico che sarebbe meglio investire sul personale di polizia giudiziaria». A proposito di personale di polizia giudiziaria. E’ di oggi la notizia di un omicidio-suicidio di due agenti per le licenze. «I soldi pubblici vengono investiti in maniera assai discutibile. Sono i dati che lo dicono. Si parla di miliardi di euro investiti in infrastrutture tecnologiche che diventano cattedrali nel deserto. Ecco: investissero sugli uomini». Come valuta l’istituzione della figura del Garante Nazionale dei Detenuti? «Senza nulla togliere a chi ricoprirà questo incarico, temo sia l’ennesima etichetta ad hoc messa là per comodità. Faccio io una domanda: dove sta il Garante per le Vittime?». Passiamo ai Forconi: si sono viste diverse piazze. Rispetto alla sua esperienza, che tipo di azioni stanno compiendo? «Il Movimento dei Forconi è una spia sociale al momento piuttosto embrionale, perché il tutto rimanda ad un’organizzazione fai da te, che nasce dalla spontanea protesta. Quando, e succederà, una mente strategica riuscirà a veicolare questo tipo di energia collettiva, che al momento è distruttiva perché ormai non c’è alcun tipo di distinguo e anche chi si era candidato a cambiare tutto è chiaro che non sta riuscendo nell’intento, allora si entrerà in un’altra fase. Credo sia una sorta di prova generale, e sarà ben più strutturata e invasiva nel prossimo futuro». Quindi non sottovaluterebbe questi segnali? «La gente è esasperata. Ci sono condizioni oggettive di disagio economico e sociale. Oggi molte, troppe famiglie italiane non riescono più a mettere insieme il pranzo con la cena». La Polizia che fraternizza con i Forconi, invece, cosa rappresenta? «I poliziotti sono cittadini e vivono le problematiche di tutti. Quando l’identità di cittadino supera quella di poliziotto siamo ad un segnale che non ha precedenti e che dovrebbe inquietare. Prima c’era una chiara distinzione dei ruoli. Ora c’è commistione. La classe politica non ha capito ancora. Invito questi signori a uscire dalla loro torre eburnea, perché il mondo reale è un altro. E presto o tardi busserà alle loro porte».    
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