L’accelerazione di Renzi: ecco chi gli ha fatto fare Big Bang

17 febbraio 2014 ore 9:05, Lucia Bigozzi
L’accelerazione di Renzi: ecco chi gli ha fatto fare Big Bang
Tra #enricostaisereno e #matteostasereno di civatiano copyright c’è un “mondo” che soffia sul fuoco del #cambiaverso. Tutti a chiedersi cosa c’è e chi c’è dietro l’accelerazione che ha portato al licenziamento di letta in diretta streaming dal Nazareno e la salita a Palazzo Chigi di Renzi-premier già incaricato.
Non è solo l’Italicum a rischio palude coi piccoli a metter paletti su soglie e corsie “preferenziali” (nel senso di candidati scelti dall’elettore e non nominati) e nemmeno le riforme da riscrivere e velocizzare. No, c’è dell’altro e c’è di più. Gli spifferi di Intellgonews portano altrove: nel mare magnum dei cosiddetti poteri forti… CONFINDUSTRIA E I MERCATI. La galassia imprenditoriale da qualche mese aveva lasciato a piedi il governo Letta guardando con sempre maggiore interesse al giovane sindaco-rottamatore. Attezione che è andata intensificandosi dopo la conquista del Nazareno: basta riprendere le dichiarazioni di Giorgio Squinzi – solo per citare un caso eloquente – delle ultime settimane per comprendere che il mondo produttivo stava virando su Renzi. Al di là e oltre i fans di sempre, da Diego Della Valle patron di Tod’s a Oscar Farinetti capo di Eataly e il finanziarie Davide Serra (Fondo Algebris), all’endorsement più recente di Flavio Briatore. L’ultimatum di Squinzi a Letta (“soluzioni o ci appelleremo a Napolitano”) è parso l’ultimo miglio, anzi passo, vero il rottamatore sul quale scommette anche la finanza internazionale come hanno certificato i mercati europei che di solito reagiscono con una certa volatiliiàò dei titoli a notizie di ribaltoni e sommovimenti politico-istituzionali a Roma. Stavolta no, nelle 48 ore successive al licenziamento di Letta, la reazione delle Borse all’avvento di Renzi è stata più che posiutiva. LA CASSAFORTE DI MATTEO. Quasi un milione e mezzo di euro: è il “tesoretto” che fin qui ha reso possibile l’Opa di Renzi su Roma: dalle tre edizioni della Leopolda, alle prime primarie perse contro Bersani a quelle dell’incoronazione a segretario del Nazareno, gli sponsor certificati e registrati sul sito della Fondazione Open (atto notarile del novembre scorso: “non ha fini di lucro e non ripartisce utili), derivazione della più nota Big Bang (nata nel 2012), sono dichiarati alla luce del sole con tanto di cifra accanto al nome. E a scorrere l’elenco viene facile comprendere come le aspettative del mondo della finanzia e dell’imprenditoria, puntano sul #cambiaverso renziano. Ecco alcuni nomi del jet set economico-finanziario: Paolo Fresco: ex Ad di Fiat, già presidente del Lingotto negli anni duri a cavallo del 2000, è considerato l’uomo che ha aperto la strada alla “rivoluzione” Marchionne. E’ lui, infatti, a firmare l’accordo con Gm nel 2000. Nell’elenco dei finanziatori della Fondazione c’è la cifra: 25mila euro. Cifra ben più importante quella di Davide Serra e consorte: 125mila euro. Serra è il patron del Fondo Algebris, molto conosciuto e quotato nella City londinese. Tra i contributi più sostanziosi spiccano i 100mila euro di Guido Ghisolfi (e consorte), ad dell’azienda Pet Mossi&Ghisolfi e i 62mila euro versati dal leader dell’Intek Group Vicenzo Manes. Ci sono poi i 60mila euro arrivati da Isvafim Spa, società riconducibile ad Alfredo Romeo, già sponsor di altri big politici (da Rutelli a Bocchino passando per Lusetti). Simon Fiduciaria Spa: 20mila euro. Alias la fiduciaria della famiglia di Franzo Grande Stevens, avvocato storico della famiglia Agnelli. Anche in riva d’Arno la Firenze che conta scommette su Renzi: nell’elenco dei finanziatori della Fondazione Ope, spicca Jacopo Mazzei, presidente della Cassa di Risparmio di Firenze e cugino di Lorenzo Bini Smaghi, ex banchiere della Bce, oggi tra i nomi che impazzano nel toto-ministri per la poltrona di Saccomanni a Via Venti Settembre. Grandi e piccoli contributi. Piccoli sì, ma non meno significativi. Dai tremila euro di Flavio Zanbelli, imprenditore agricolo e presidente della squadra di pallavolo di Orvieto al Craal del Comune di Napoli che a Fondazione Open ha versato 1100 euro. Tutto in cinque anni: da assistente di Lapo Pistelli deputato fiorentino di scuola democristiana, a presidente della Provincia – il più giovane d’Italia a soli 29 anni – a sindaco di Firenze. Poi il salto a Roma bruciando ancora di più le tappe: tra il 9 dicembre e il 16 febbraio, Renzi è diventato segretario del partito e da oggi premier incaricato.
autore / Lucia Bigozzi
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