Libia: evviva l'Egitto di Al-Sisi e la politica dell'occhio per occhio...

17 febbraio 2015 ore 10:48, Americo Mascarucci

Libia: evviva l'Egitto di Al-Sisi e la politica dell'occhio per occhio...
Occhio per occhio, dente per dente. In Giordania nei giorni scorsi è stata giustiziata una terrorista irachena affiliata all’Isis, esecuzione decisa dal governo per vendicare l’uccisione del pilota giordano caduto nelle mani dei miliziani del Califfato.

In queste ultime ore invece l’Egitto ha bombardato le postazioni dell’Isis in Libia, anche qui in risposta alla barbara uccisione di cristiani copti ad opera dei fondamentalisti. Di questi martiri, ventuno in tutto, catturati in Libia e sgozzati secondo la pratica in uso presso le milizie, ha parlato anche diffusamente Papa Francesco evidenziando come di fronte alle persecuzioni non esistano cattolici, luterani, ortodossi, copti, ma soltanto cristiani uniti dalla stessa fede nel Cristo crocifisso.

Tornando all’Egitto è evidente come l’uccisione dei cittadini copti abbia offerto un valido pretesto al generale Al-Sisi per sferrare l’attacco contro il Califfato e assumere così una sorta di leadership nella lotta al terrorismo nell’area medio orientale. “Vendicheremo ogni egiziano ucciso dall’Isis – ha fatto sapere l’uomo forte de Il Cairo – ci riserviamo il pieno diritto di ritorsione contro quanti metteranno a rischio la sicurezza del nostro Paese e di tutti gli egiziani”.

Con l’attacco aereo sferrato contro le postazioni dell’Isis in Libia, l’Egitto sta vestendo i panni dello “sceriffo” del mondo arabo molto di più che l’Arabia Saudita e gli altri paesi alleati degli Stati Uniti, ma anche e soprattutto quello di “garante” del Mediterraneo e del mondo occidentale.

La Libia è la porta d’ingresso all’Europa ed è evidente come la conquista del Paese da parte dell’Isis metta in serio rischio la sicurezza dell’Occidente, ad iniziare dall’Italia, la nazione più vicina. Il colonnello Gheddafi, durante i giorni caldi delle rivolte contro il suo regime, di fronte alla cecità degli occidentali e della Francia in particolare decisi a favorire la caduta del dittatore e l’instaurazione di una pseudo democrazia, mise in guardia tutti dai rischi che la sua uscita di scena avrebbe comportato.

Senza di me – disse – la Libia cadrà nelle mani dei terroristi e l’Europa sarà invasa di immigrati in fuga dal caos e dalle persecuzioni”. Parole profetiche che purtroppo oggi stanno dimostrando tutta la loro efficacia. Il rais di Tripoli, pazzo quanto volete, megalomane, folle sotto ogni punto di vista, ammazzato come un cane, purtroppo aveva ragione.

Dopo di lui non c’è stata più pace per la Libia, l’anarchia ha preso il sopravvento, i fondamentalisti hanno trovato terreno fertile per attecchire e il governo in carica, contestato da oltre la metà del Paese e dunque privo della minima autorevolezza pur essendo riconosciuto come legittimo in sede Onu, oggi non può far altro che unire le poche forze militari che ha a disposizione per aiutare l’Egitto nell’opera di repressione del terrorismo.

Il nuovo Nasser, così è stato ribattezzato il generale Al-Sisi dopo la dura opera di contrasto messa in atto in Egitto contro i fondamentalisti rappresentati da quella Fratellanza Musulmana che aveva conquistato il potere con le prime elezioni libere del dopo Mubarak, adesso si candida a guidare la lotta al Califfato ma ancora di più sembra volersi accreditare il ruolo di interlocutore privilegiato dell’Occidente nell’impedire la penetrazione del Califfato in Europa; l’attacco aereo motivato dall’esigenza di vendicare il martirio dei copti ha poi anche un forte impatto interno all’Egitto, permettendo ad Al –Sisi di rafforzare il suo ruolo di garante dell’unità nazionale emarginando ancora di più i Fratelli Musulmani e scoraggiare la ripresa di qualunque focolaio di rivolta da parte dei seguaci del deposto presidente Morsi.

Adesso la palla passa al Consiglio di sicurezza dell’Onu ed è la Francia a richiedere che quanto prima questo si pronunci; quella stessa Francia che ha sulla coscienza la situazione della Libia, dopo che il fondamentalismo ha colpito al proprio interno, si è accorta che l’Italia non può essere lasciata sola e che è necessario impedire che l’Isis si spinga fino da noi.

Intanto però evviva il generale Al-Sisi ed evviva la politica dell’occhio per occhio dente per dente. Anche se un’affermazione del genere può risultare stonata, non è questo il momento di porgere l’altra guancia. Anche il Papa, che pure ha sempre dimostrato di credere fermamente nella pace, ha dovuto riconoscere che in certe circostanze il diritto alla difesa diventa necessario. E cosa c’è di più necessario che fermare questi macellai ormai arrivati alle nostre porte? Ecco, per una volta sentiamoci tutti egiziani e giordani e soprattutto usciamo dalla logica idiota di “esportare” la democrazia nel mondo arabo. Laggiù piaccia o no c’è sempre più bisogno dell’uomo forte; non appena gli uomini forti sono usciti di scena sono arrivati i terroristi e oggi tutto il mondo trema. E se l’America oggi non fa più paura ben venga un nuovo Nasser a rimettere ordine.

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