Borghezio (Lega): "Io l'artefice dell'incontro tra Salvini e Le Pen. Ecco cosa faremo. Su Cota...

17 gennaio 2014 ore 15:42, Lucia Bigozzi
Borghezio (Lega): 'Io l'artefice dell'incontro tra Salvini e Le Pen. Ecco cosa faremo. Su Cota...
“Con Le Pen storico avvicinamento per combattere i diktat dei tecnocrati di Bruxelles e dei banchieri di Francoforte”. La Lega di Salvini si prepara a unire i gruppi parlamentari con il Fronte Nazionale se il voto europeo confermerà “quello che dicono i sondaggi”. Operazione politica di cui Mario Borghezio, europarlamentare leghista è l’artefice. A Intelligonews spiega cosa c’è dietro. Nuovo affondo sulla Kyenge e un messaggio per Cota…
Onorevole Borghezio, lei è l’artefice dell’incontro Salvini-Le Pen. Che operazione politica è? «Credo di essere il progenitore dello storico avvicinamento, non solo tattico ma probabilmente anche con valenze strategiche tra la Lega e questi movimenti identitari e nazionalisti, in particolare il Fronte Nazionale». E quali sarebbero queste potenzialità? «Pochi hanno colto le enormi potenzialità che al parlamento europeo rappresenta un pattuglione di molte decine di europarlamentari accomunati non solo dall’avversione verso la burocrazia e i centralismo di Bruxelles ma anche dalla fortissima consapevolezza del senso di appartenenza, di identità e di impermeabilità ai dickat buonisti sull’immigrazione che potrà avere nello scenario dell’organo rappresentativo europeo». Intanto dovete superare il test delle elezioni europee… «Contrariamente a quello che molti pensano, questi movimenti con la sola eccezione degli inglesi dell’Ukip contrari a Bruxelles non per motivi veramente patriottici, uniti in un solo fortissimo gruppo possono rappresentare se non la terza, la quarta forza politico-parlamentare del Continente e comunque essere determinante nelle decisioni politiche, più di quanto non lo sia stato finora il gruppo liberale». Insisto: prima c’è da attendere l’esito delle urne. «E’ evidente, ma ci sono i sondaggi. Per me che abito a Torino basta fare 50 chilometri e oltrepassare la frontiera di Ventimiglia per sentire l’aria che tira in Francia dove il ‘verbo’ di Marine Le Pen ha contagiato il 50 per cento degli elettori e quindi si profila un successo travolgente. Risultati non così eclatanti ma molto generosi sono attesi in almeno 8-10 paesi europei, dalla Danimarca alle Fiandre, dalla Finlandia alla Slovenia. Forse noi elettoralmente parlando, non siamo l’anello più forte di questa catena ma siamo visti dalla Le Pen come i progenitori di questa concezione moderna e avanzata di un’Europa fortemente rappresentativa dell’identità: l’Europa dei popoli, la vera risposta alla dittatura dei tecnocrati di Bruxelles e dei banchieri di Francoforte». Che vi siete detti con la Le Pen? «Il colloquio realizzato dal nostro leader suggella questa intesa e supera d’emblee con la forza e il decisionismo di Salvini le resistenze un po’ ottuse che per molto tempo la vecchia Lega aveva opposto a chi, come me, ha sempre sognato questa intesa». Si riferisce a Umberto Bossi? «A tutta la vecchia dirigenza. Resta qualche sacca di resistenza ma mi sembrano i ‘codini’ dell’ancienne regime che non riuscivano a collegarsi con la realtà». Quale realtà? «La realtà di un paese come la Francia che dalla rivoluzione francese in poi è sempre stato all’avanguardia delle novità politiche e che oggi si riconosce nel programma coraggioso di Marine Le Pen, capace di unire in un solo voto i giovani identitari che di sera distribuiscono la ‘soupe identitaire’ ai barboni di Parigi e i minatori e disoccupati della Francia profonda». Il gruppo unico a Bruxelles è un’idea è siete già all’accordo definitivo? «Penso sia nell’ordine delle cose. Oggi la Lega, non io che sono già con loro nel gruppo misto dell’europarlamento, è separata dai banchi del parlamento anche se ormai non ci divide quasi mai il voto. Io siedo piacevolmente insieme a questi movimenti e partiti ‘sulfurei’ presso i quali mi trovo perfettamente a mio agio». La Lega scavalca a destra la Destra? «Con le sue scelte la Lega dimostra di non essere prigioniera della vecchia dicotomia destra-sinistra che piace ai vecchi partiti romani. Con slancio futuristico Salvini nell’agganciare il Fronte Nazionale, ha gettato il cuore della Lega oltre l’ostacolo dei vecchi pregiudizi verso un partito cui piace il proprio tricolore e a noi la cosa non dà fastidio». Invece a voi non vi va proprio a genio il Tricolore italiano? «Lo sventoleremo molto volentieri se non fosse la cattiva politica dei partiti romani che ha costretto la gente del Nord a sentire spesso Roma come un nemico. Non siamo noi che odiamo loro, ma sono loro che hanno demolito il senso profondo di patriottismo dei figli dei figli di quelli che hanno combattuto sulle trincee del Piave che erano i nostri nonni e dei quali siamo orgogliosi». Nuove accuse al ministro Kyenge, Buonanno a Montecitorio si tinge la faccia di nero… dove volete arrivare? «Dobbiamo bucare il tappeto di chiusura nella comunicazione con la quale il ‘regime’ degli interessi che guidano il governo delle larghe intese vuole silenziare la Lega. Grazie alla brillante idea del Pd di nominare la Kyenge ministro, siamo usciti dal cono d’ombra e li abbiamo fottuti…». Quindi la Kyenge è solo un pretesto? Ma non le sembra surreale e inaccettabile? «La Kyenge è "l’epifania" del nullismo di questo governo. Solo Letta poteva affidare un argomento delicato a una persona che senza voler essere offensivo, si è rivelata inadeguata e senza la necessaria esperienza per affrontare problematiche complesse e importanti». Ma che senso ha questa campagna di aggressione verbale? «La Lega di lotta che Salvini ha mandato all’attacco rappresenta sul piano politico-parlamentare quello che è stato impedito al benemerito movimento dei Forconi. La Lega è il vero partito dei Forconi, l’unica forza politica che dà voce e rappresentanza al grido disperato che arriva dai Forconi». Non sarà invece che cavalcate immigrazione o antieuropeismo per recuperare il gap di voti persi anche per gli scandali che hanno toccato esponenti leghisti negli ultimi anni? «Se così fosse, non si spiegherebbe come mai ci sia ancora tanta gente, tanti giovani, pronti a scattare in avanti a un fischio di Salvini e a combattere una battaglia difficile, impegnativa e pericolosa al di là di opportunismi e qualche vigliaccheria come quella di chi non chiede scusa per le mutande. Il tessuto del leghismo profondo era sano, le energie c’erano e ci sono ancora tutte». È un’accusa al governatore Cota ? «Le basti sapere che, stufo di non vedere ascoltati i miei appelli al governatore, oggi partecipando a una trasmissione tv in diretta ho sentito il dovere di scusarmi io con i piemontesi per la vicenda vergognosa degli scontrini. Chi sbaglia paga e questo vale prima di tutto per noi».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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