Quirinale papale papale, dal patto al ricatto il passo è breve

17 gennaio 2015 ore 1:51, Lucia Bigozzi
napolitano dimesso14 gennaio 2015: Giorgio Napolitano chiude il novennato al Colle con la lettera di dimissioni. Un secondo dopo, la politica si avvita sul dopo e sul chi. Scatta il toto-nomi e il borsino del chi sale e chi scende… PATTO DEL NAZARENO E DINTORNI. L’ombra del Patto del Nazareno sul Colle? L’interrogativo infiamma il dibattito politico, condiziona i primi tatticismi in vista della prima sessione di voto calendarizzata per il 29 gennaio. Prodi, Mattarella, Veltroni, Casini, Cassese, Delrio, Amato, Pinotti, sono solo alcuni dei nomi entrati nel valzer dell’indovinachi. Renzi riunisce la Direzione del Pd, “grande elettore” del prossimo inquilino del Colle. Il premier-segretario propone una Direzione in seduta permanente effettiva per arrivare a formulare la proposta che il Pd girerà a Berlusconi e gli altri leader dei partiti. Il che significa che Renzi si muove con prudenza con l’intento di tenere unito anzitutto il suo partito ed evitare così il rischio dell’inciampo sui ‘franchi tiratori’ che costò molto in termini politici all’allora segretario dem Bersani. Al punto che dice: i nomi dei papabili non li indico io. Davanti ai suoi mostra il ‘pugno’ nei confronti di Berlusconi e di Grillo. Il concetto vale per entrambi: scegliete se volete stare al gioco democratico e istituzionalmente corretto noi ci stiamo”, altrimenti “se qualcuno si chiama fuori faremo senza di lui; nessuno ha il diritto di mettere veti”. Resta il fatto che qualche perplessità nelle file della minoranza dem c’è eccome e bisognerà vedere l’effetto della prima "Direzione verso il Colle" su chi, come Stefano Fassina nell’intervista a Intelligonews, non nasconde preoccupazione. Non la pensa così la parlamentare dem Anna Ascani, mentre dai ranghi di Sel, De Cristofaro rilancia la posizione vendoliana a favore di Prodi. Nel Movimento 5 Stelle, il senatore Nicola Morra punta l’indice sul patto del Nazareno e dalle parti della Lega arriva l’altolà dell’europarlamentare Mario Borghezio. Ma c’è anche un outsider che si considera della partita: lo scrittore Fulvio Abbate. CENTRODESTRA E DINTORNI. Matteo Salvini guida le danze, almeno a colpi di twitter. Dice che di un presidente di sinistra non se ne parla e che lui sarà della partita se il confronto tra forze politiche porterà su una personalità terza, possibilmente non proveniente dai rituali consolidati della politica. E Berlusconi? Ufficialmente il leader di Fi non prende posizioni nette, preferisce condurre le danze nelle retrovie delle mediazioni tra ‘addetti ai lavori’. Eppure qualcosa trapela, almeno viene da fare uno più uno dopo le dichiarazioni della compagna del Cav. Francesca Pascale che per il Quirinale avanza la sua terna: Gianni Letta, Casini e Amato. Casuale? I politici più navigati dicono di no e anzi, leggono l’uscita della Pascale come una sorta di sasso lanciato nello stagno per vedere l’effetto che fa. Un caustico Massimo Corsaro (FdI) a Intelligonews punta il dito contro il Patto del Nazareno per dire che Renzi è legato a Berlusconi. Sullo sfondo anche se inevitabilmente intrecciata con la corsa al Quirinale, resta la questione della legge elettorale. Pd e Fi sono alle prese con le tensioni interne, palesate giovedì al Senato con l’ostruzionismo delle opposizioni, compresi gli azzurri. Da una parte, Renzi deve convincere la minoranza dem senza strappare, dall’altra Berlusconi vuole evitare la prova di forza con i malpancisti che fanno capo a Raffaele Fitto, leader dei frondisti, con il quale la situazione resta in stand by. Sottovuoto.
autore / Lucia Bigozzi
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