Il giorno del giudizio: dal Transatlantico le paure e la sfiducia

17 luglio 2013 ore 13:58, Lucia Bigozzi
Il giorno del giudizio: dal Transatlantico le paure e la sfiducia
Il giorno del giudizio è anticipato a venerdì. Non più e non solo il 30 luglio, con la sentenza della Cassazione sul Cav
. (diritti tv), bensì il 19 con il voto al Senato sulla mozione di sfiducia al ministro dell’Interno, Angelino Alfano. Ma le due date si tengono e, inevitabilmente, i due “verdetti”, uno politico l’altro giudiziario. Due i motivi. Il primo: se tra 48 ore Alfano dovesse incassare la sfiducia – eventualità non cosi remota se si votasse a scrutinio segreto – sarebbe costretto al fatidico passo indietro, evocato dai falchi-piromani del Pdl come la Caporetto del governo di larghe intese. “Non possiamo permetterci le dimissioni di Alfano che è vicepremier, ministro dell’Interno e segretario del partito perché questo ci indebolirebbe ulteriormente anche in vista dell’appuntamento del 30 luglio”, spiega un’autorevole esponente di via dell’Umiltà che preferisce un low profile.  Già, l’indebolimento del Pdl. È questa la preoccupazione maggiore dei parlamentari berlusconiani. Secondo motivo: anche se Alfano dovesse uscire indenne dalle forche caudine di venerdì, il partito esce da questa vicenda con le ossa rotte. Di qui la reazione dei pasdaran convinti che prima che tutto crolli occorra dare una “scossa”. Ma c’è un altro elemento che incide e non poco sugli scenari delle prossime ore. Se Alfano dovesse essere sfiduciato e costretto alla dimissioni non è detto che il Governo Letta debba saltare sulla mina del giallo kazako. L’uomo-chiave è ancora Giorgio Napolitano. In Transatlantico è convinzione trasversale di numerosi parlamentari che il Presidente della Repubblica non scioglierà le Camere, mandando al voto gli italiani col Porcellum, tanto meno accetterebbe l’idea di maggioranze alternative Sel-M5S-parte del Pd (neppure al Nazareno fanno i salti di gioia). Rimpasto lampo? È una delle opzioni in campo, magari per mettere mano alla legge elettorale. L’aspetto che colpisce, qui in Transatlantico, è l’estrema prudenza dei parlamentari dem, se perfino uno senza peli sulla lingua come Matteo Orfini, preferisce esternare solo dopo la riunione del gruppo parlamentare convocata per domani. In realtà, in questo strano gioco di equilibri, la debolezza del Pdl è pari a quella del Pd.  Tra i deputati dem si coglie un doppio timore: da un lato quello che viene definito “l’assalto di Renzi” al Governo Letta con un’accelerazione che “non porterà a niente di buono”, è il commento a mezza bocca di un deputato bersaniano; dall’altro il terrore, specie tra i neo eletti, di chiudere in soli 6 mesi l’avventura parlamentare. Clima surreale a Montecitorio: tutti in riunione, in attesa del giorno del giudizio.
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...