Cremaschi (sindacalista): "Padoan ha pronta la finanziaria. La nostra è l'austerity con la 'carota' Renzi"

17 luglio 2014 ore 17:37, Giuseppe Tetto
Cremaschi (sindacalista): 'Padoan ha pronta la finanziaria. La nostra è l'austerity con la 'carota' Renzi'
«No commet».
Se provate a chiedere al ministro dell’economia Padoan notizie sulle voci che circolano intorno a una nuova manovra di bilancio correttiva, questa è l’unica risposta che avrete. Un parere però che non va proprio giù al sindacalista Giorgio Cremaschi, ex dirigente Fiom, intervistato da IntelligoNews, secondo il quale «le manovre ci saranno e sono previste nei conti». Una visione che va a guardare direttamente nelle stanze del potere dove si tessono le trame di un disegno  politico molto più pericoloso di quanto si pensi. Cosa pensa della reticenza del ministro Padoan quando di parla di finanziaria? «Semplice: le manovre ci saranno e sono previste nei conti. Tutta questa discussione è finta. La verità spicciola è che questa è la politica di austerità: quello che non dicono Padoan, Renzi e tutti i governati europei è che questa non è un’emergenza, questo è il loro modo di affrontare la crisi. Si tratta di distruggere un po’ alla volta lo stato sociale, di licenziare la gente e a quel punto le imprese rimaste, operando nel deserto, ricominciano a fare profitto. È il modello greco: non ci sarà mai la ripresa perché la ripresa non esiste». Beh non è una prospettiva confortante… «Non esiste un meccanismo economico che ci riporti alle strutture di prima. Io non credo  che i nostri governanti siano reticenti perché “sbagliano il tiro delle misure”, io penso che siano reticenti per semplice malafede, solo perché non vogliono dire quello che in realtà stanno davvero facendo. Se tu accetti il Fiscal compact, se accetti tutti i vincoli di bilancio come dice Renzi, che anzi sostiene che farà meglio di Monti, e hai un’economica che se va bene cresce della 0,5%, è chiaro che tu prepari altre politiche di tagli sociali e dei diritti. In Italia sembra che si stia cercando di affrontare una crisi ma in realtà si sta definendo un nuovo modello sociale dove le crisi si affrontano senza la cassa integrazione ma passando direttamente ai licenziamenti». Mi sembra un di vedere un po’ quello che è avvenuto con Alitalia o sbaglio? «La cassa integrazione deve essere finanziata e il governo non lo sta facendo. Questo coincide con le volontà previste nel Job Acts dove viene detto di non rifinanziare più questo ammortizzatore sociale. Non è un caso che non ci sia la cassa integrazione nella vicenda Alitalia. Non sono solo gli sceicchi a non volerla ma soprattutto il governo italiano. Nella storia italiana delle crisi il passaggio era graduale: prima metteva in cassa integrazione e poi, se non ce la faceva proprio più, licenziava. Oggi invece saltiamo il passaggio intermedio e questo è un massacro sociale terribile. L’Alitalia è un’apripista. Non mi stupisce che il ministro Padoan dica che gli 80 euro resteranno strutturali visto che  tanto che glieli torneremo indietro tre volte sotto altre voci». Sembra quasi che stiano cercando di addolcire la pillola… «Esiste una sola vera differenza fra Italia e Grecia. In quest’ultima le politiche liberiste della Troika sono state imposte con la più totale brutalità, quindi con il bastone, provocando una crisi di consenso verso le élite di potere. In Italia hanno tentato all’inizio di applicare la stessa cosa, con Monti e Letta, che stava portando a una situazione pericolosa con Grillo al 60% e le opposizioni sempre più forti. Quindi hanno pensato di cambiare registro, portando a compimento quelle politiche di austerity con la carota: una carota che si chiama Renzi. Un modo questo per costruire un regime e portare senza problemi le stangate alla popolazione. Per capire le reticenze di Padoan bisogna guardare la riforma elettorale, la riforma costituzionale e tutto il resto. Prima vogliono consolidare un potere di regime che non abbia opposizioni e solo allora faranno tutte le cose che al momento tacciono». Ma quando parlano di volere riattivare la crescita con le riforme istituzionali dobbiamo credergli? «Quello che mi colpisce è come i signori della finanza si bevano questo fatto. Siccome non penso che siano dei cretini allora penso che siano complici: loro aspettano che il regime Renzi si instauri per applicare nel modo più completo la politica della Troika e la porteremo avanti senza avere opposizioni. Noi siamo di fronte al fatto che si vuole riaffermare un modello liberista che si basa sul concetto che con l’austerità si veicola la crescita. Ma nella migliori delle ipotesi, visto che l’austerity produce il deserto, troveremo anche le oasi di crescita. Ecco noi siamo governati dai padroni delle oasi». Perché prendere di mira proprio il nostro Paese? «Io penso che, logorati da vent’anni di berlusconismo e di finto anti-berlusconismo, si è pensato che in Italia vere opposizioni non ne esistono e ognuna va per conto suo. Di conseguenza il nostro Paese si presta più di altri ad un’operazione di regime in cui per la prima volta in Europa si cambiano in maniera radicale le regole del gioco. Penso che noi dovremmo essere allarmati davvero di questo: non ci diranno niente finché non avranno la sicurezza di poter comandare senza opposizione».
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