Pezzopane (Pd): "Repubblica fondata sul lavoro, ancora no. Renzi-Merkel, ecco cosa mi aspetto da Matteo..."

17 marzo 2014 ore 16:39, Lucia Bigozzi
Pezzopane (Pd): 'Repubblica fondata sul lavoro, ancora no. Renzi-Merkel, ecco cosa mi aspetto da Matteo...'
Il collante dell’unità d’Italia è il lavoro ed è su questo che la coesione “non è stata ancora raggiunta”. Priorità per la senatrice Stefania Pezzopane (Pd) che nell’intervista con Intelligonews replica agli strali della Meloni su Renzi bollando le accuse come propaganda elettorale. Bene la "spending review" della Pinotti sulla Difesa e sugli F35 dice…
Senatrice Pezzopane, oggi è il compleanno dell’Italia. Bastano le riforme a fare da collante? «L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Forse questo è l’obiettivo non ancora raggiunto che determina una vera coesione ed è su questo che si mostra la vera sfida; ovvero dare alle nuove generazioni le nuove opportunità che le generazioni come la nostra hanno avuto». Tweet “velenoso” della Meloni: nel giorno dell’unità d’Italia Renzi va dalla Merkel a prendere ordini. Cosa risponde? «Renzi è uno che non prende ordini da nessuno, tanto meno dalla Merkel. Aggiungo che se le convenienze elettorali e l’imminenza della campagna per le europee costringe la Meloni a dipingere Renzi come un subalterno, andrebbe ricordato quando la Meloni sosteneva il governo che ha poi sottoscritto gli impegni che, purtroppo, sono impegni durissimi da mantenere. Mi riferisco all’accordo sottoscritto da Berlusconi a suo tempo. Renzi ha dimostrato a sue spese, anche pagando nella prima candidatura, di saper rompere gli schemi. Confido nella circostanza che anche da premier saprà rompere gli schemi. Altri potevano farlo quando hanno governato e non lo hanno fatto». C’è da aspettarsi tanto o poco dal summit Renzi-Merkel? «Mi aspetto si ponga effettivamente il problema dell’emergenza sociale che esiste in Europa e che con le ricette consuete non è stata risolta, anzi si è aggravata. Mi aspetto inoltre che il premier sappia aprire un varco nella rigidità dell’approccio con la Germania per poi inserirci. Come paese che ricoprirà il ruolo di presidenza nel semestre europeo, credo che anche la campagna per le europee possa essere giocata non più sull’austherity che conviene solo a certe potenze, ma sull’obiettivo della questione sociale che è il vero obiettivo su cui è nata l’Europa». Domani al senato il voto per portare la soglia per le europee dal 4 al 3 per cento. Il Pd come voterà? «Al momento, fino ai lavori parlamentari che abbiamo svolto la scorsa settimana, non c’era la volontà da parte del Pd di scendere nella quota, anche per questo non si è arrivati a votare gli emendamenti; si stavano tentando dei meccanismi di mediazione. Non comprendo francamente questa battaglia sulle europee: capirei molto di più una battaglia da parte dei piccoli partiti a livello di legge elettorale nazionale». Ma se passasse potrebbe fare da apripista all’Italicum: i piccoli partiti chiedono di abbassare le soglie. «In parte può essere così, ma le due questioni sono slegate; si tratta di due leggi diverse. Non si possono mettere sullo stesso piano e l’una non determina un automatismo sull’altra». Come valuta la “spending review” sulla Difesa del ministro Pinotti? «Il ministro Pinotti si è espressa sulla riduzione dei presidi militari sul territorio, ad esempio la cessione delle caserme, rispetto al quale credo sia un passaggio ormai necessario anche se in alcune realtà locali più disagiate, penso occorrerà molta attenzione nell’eliminare presidi di sicurezza». E sugli F35 come la mettete? «Nella discussione parlamentare che c’è stata, la ministro già sottosegretario aveva fatto delle aperture specialmente a livello di riunione di partito. All’epoca molti di noi votarono con tanti maldipancia e votammo anche perché fummo rassicurati sul fatto che nel 2014 si sarebbe rivisto l’investimento e il numero degli aerei. Giudico molto positivo l’ulteriore segnale della Pinotti e mi auguro si proceda di conseguenza».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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